Orissa: il piano per eliminare i cristiani

Cari amici,

due giorni fa vi ho scritto sulla situazione drammatica dei cristiani in India, esprimendo però la mia convinzione che, nel panorama dei popoli asiatici non cristiani, il popolo indiano, nonostante questa persecuzione, è il più vicino a Cristo. E’ tutto vero, ma questa mattina “Asia News” comunica altre notizie tristi e tragiche che fanno dubitare dell’effettiva democrazia dell’India. Dal 24 agosto scorso, quando in India sono cominciati i pogrom contro i cristiani, ci sono stati 59 cristiani uccisi, 18mila feriti, 177 chiese distrutte o danneggiate, 4300 case bruciate, 13 scuole o centri sociali mandati in rovina e qualche decina di migliaia di profughi, fuggiti nelle foreste o lontano dai loro villaggi. I dati sono stati forniti dal “All India Christian Council”, l’ente che rappresenta tutti i cristiani in India.
Il pogrom iniziato in Orissa dopo l’uccisione di una personalità indù radicale da parte dei guerriglieri maoisti, Swami Laxmanananda Saraswati, si è poi diffuso in altri Stati dell’Unione, ma in Orissa si registrano i dati peggiori: 14 distretti colpiti; 300 villaggi cristiani distrutti; 4300 case bruciate; 50 mila senzatetto; 57 persone assassinate; 10 sacerdoti, pastori, suore feriti; 2 donne violentate da gruppi; 18 mila uomini, donne, bambini feriti; 149 chiese distrutte; 13 scuole e collegi distrutti. Gli altri stati dove si sono ripetuti gli assalti ai cristiani sono: Karnataka, Kerala, New Delhi, Tamilnadu e Uttar Pradesh.  Sono cifre da vera guerra civile, che continuano a crescere nonostante le proteste dei vescovi, dei cristiani e della stampa nazionale e quelle internazionali.
Ma il peggio è che pare ci sia “un vero e proprio progetto sistematico per eliminare la vita cristiana, uccidendo persone e distruggendo proprietà”. Padre Nithiya, segretario generale della Commissione Giustizia e Pace indiana, conferma che il Vhp (Vishwa Hindu Parishad) e il Bd (Bajrang Dal) stanno forzando tutti i cristiani a diventare indù. “Questo progetto non risponde solo a motivazioni politiche, ma è una strategia per cancellare i cristiani dall’Orissa”. Il sacerdote spiega che vi è un vero e proprio programma le cui tappe vengono seguite in modo puntiglioso:
1) I dalit (cioè ik fuori casta,i paria) e i tribali cristiani vengono minacciati se non si convertono all’induismo. Per ogni villaggio selezionato, i gruppi fondamentalisti annunciano la data entro cui deve avvenire la conversione e avvertono i cristiani di quel villaggio di far tornare per quella data anche i loro familiari fuggiti, che si trovano nei campi profughi o altrove.
2) Alla data stabilita, i cristiani devono firmare un documento secondo il quale la loro riconversione è avvenuta “in piena libertà”. Se non accettano di firmare sono torturati e uccisi.  Se diventano indù, sono costretti comunque a pagare una multa di 1000-1500 rupie (15 – 22 Euro), una cifra molto alta per gente poverissima. Come segno di tale conversione, essi devono distruggere statue cristiane, vandalizzare chiese e perfino uccidere altri cristiani che resistono alla riconversione.
3) Quelli che non ritornano ad essere indù vengono depredati: le organizzazioni fondamentaliste ordinano che casa, terreni, proprietà siano presi dai loro vicini indù. Il resto viene dato alle fiamme.  I cristiani che rifiutano la conversione sono fuggiti nelle foreste o nei campi profughi. Vi sono circa 25 mila persone in 17 campi. È vietata l’entrata a organizzazioni non governative e a individui.
4) Tutte queste violenze avvengono alla luce del giorno, nelle città, sulle strade principali, senza che la polizia intervenga. Per i gruppi fondamentalisti in Orissa c’è perfetta impunità. Intanto il governo dello Stato  (dominato dai partiti estremisti indù) continua a proclamare che è tutto sotto controllo e tutto è a  posto. Poche notizie trapelano dall’Orissa. Nei giornali indiani nazionali e perfino alla Bbc si parla di associazioni tribali dell’Orissa che cercano di difendere i diritti dei tribali poveri contro “l’arroganza” dei cristiani, che derubano i terreni dei tribali e minacciano i responsabili dell’organizzazione.
Un sacerdote che lavora in Orissa spiega: “Anzitutto non si dice che tutto questo viene da gruppi e associazioni legati al Bjp (Bharatiya Janata Party) e al Bd, e quindi al mondo indù fondamentalista. Quello che si vuol far passare come scontro etnico è in realtà uno scontro di casta. Gli indù non dalit (cioè non paria) non accettano la crescita sociale ed economica  dei dalit e dei tribali cristiani”.

Piero Gheddo