La Corea del Sud, segno di speranza per la Chiesa in Asia

La Corea del Sud è un paese in forte crescita economica. Negli ultimi 20 anni ha avuto il più alto tasso di crescita annuale del prodotto nazionale lordo: una media del 10-12% l’anno. La gente lavora 10-12 ore al giorno, con una disciplina ammirevole. Praticamente non esistono analfabeti, eccetto tra gli anziani dei villaggi rurali.

Ebbene, in un paese di tradizione buddista e confuciana così evoluto, il cristianesimo si presenta come la religione del futuro: le classi colte e produttive si convertono alla Chiesa cattolica o qualcuna delle molte Chiese protestanti. Alcuni anni fa il card. Kim, allora arcivescovo di Seoul, mi diceva: “Non comprendiamo perché lo Spirito Santo soffia con tale forza sul nostro popolo. L’ora della conversione è suonata per la Corea: dobbiamo solo ringraziare Dio e pregarlo perché l’entusiasmo del nostro popolo per la fede cristiana diventi più profonda, più motivata”.

Uno dei segni più belli di questo rinnovamento cristiano l’ho avuto visitando seminari e noviziati femminili: ho visto centinaia di giovani e ragazze (dico centinaia!) che consacrano la loro vita a Dio, pieni di gioia e di fervore. A Seoul, nella sede delle suore di S. Paolo di Chartrex , una congregazione di origine francese, parlo con Maria Yong Sae-kim , entrata da due anni in convento. A 24 anni, studentessa della facoltà di medicina. Le chiedo se i suoi genitori sono contenti della sua scelta.

“ Sono l’ultima di tre fratelli e due sorelle. I miei genitori, cattolici da due generazioni, erano preoccupati perché nessuno dei loro figli avevano manifestati il desiderio di consacrare la sua vita a Dio. Quando ho detto a mio padre che avevo l’intenzione di farmi suora mi ha detto: – figlia mia con tua madre abbiamo pregato tanto perché almeno tu che sei l’ultima, potessi darci la consolazione di avere una figlia suora. Dio ci ha esaudito. Io ho 24 anni, sono stata fidanzata per due anni prima di entrare in convento. Ma poi ho sentito la chiamata di Dio e sono venuta: Mi sono fidata di lui. Sono sicura che la mia vita è spesa bene e sarò felice”.

Qualche anno dopo, a situazione non è molto cambiata, eccetto il fatto che anche in Corea del sud, in seguito al forte incremento del reddito e del benessere, sono diminuiti i figli e quindi anche le vocazioni alla vita consacrata. Il fenomeno dei pochi figli, col crescere della ricchezza e dell’abbondanza, pare proprio universale, smentendo i “profeti di sventura” (come il prof. Sartori sul “Corriere della Sera”) che continuano imperterriti a predicare sul “boom” demografico. Le Chiese cristiane della Corea del sud, comunque, che hanno assieme circa il 22-24% della popolazione sudcoreana di 46 milioni (al Nord 22 milioni), continuano a registrare un alto numero di conversioni. E’ un buon segno per il cristianesimo in  Asia, che invita alla speranza e alla fiducia nell’azione dello Spirito Santo.

Piero Gheddo

Un pensiero su “La Corea del Sud, segno di speranza per la Chiesa in Asia

  1. Carissimo padre Gheddo.

    già da qualche anno leggo con attenzione tutto quello che pubblica sul suo sito.
    Voglio ringraziarla di cuore per aver creato un suo blog, che permette di toccare con mano come la “Buona Notizia” del Vengelo continua ad essere annunciata anche oggi.
    Non si preoccupi se (per ora) non si vedono commenti, sono sicuro che ci siano già tante persone che leggono il blog (magari indirettamente: io stesso spesso mi stampo qualche articolo e poi lo distribuisco a parenti e amici) e ne traggono beneficio.
    Nessuno di noi può sapere dove arriveranno i semi di bene che il Signore semina attraverso di noi…

    Sulla Corea del Sud, volevo dare questa informazione a lei ed ai suoi lettori.
    Da diversi anni frequento la Comunità fondata da padre Andrea Gasparino in quel di Cuneo (so che anche lei la conosce). I consacrati della Comunità sono sia uomini sia donne, ma le donne sono in netta maggioranza, con un rapporto di sette sorelle per ogni fratello, su un totale di circa 120 consacrati in tutto. La Comunità ha missioni in Brasile, Madagascar, Etiopia, Kenya, Russia, Albania, Bangla Desh e, appunto, Corea (spero di non averne dimenticata qualcuna).
    Frequentando la Comunità ho notato che le sorelle coreane erano proprio tante, e quest’anno un fratello mi ha confermato che la Corea è la missione che ha dato più vocazioni (non so quante esattamente, ma certamente nell’ordine delle decine).
    Ho avuto modo nell’ultimo anno di conoscere un po’ più da vicino una sorella coreana e sono rimastro ammirato della profondità della sua spiritualità e dalla sua capacità di mettersi in ascolto di tutti, ed in particolare di chi soffre.
    Davvero credo che la Corea del Sud sia una grande speranza per la Chiesa, nonostante la capacità corrosiva che il benessere (che ormai è arrivato anche là) ha sulle cose dello spirito.

    La saluto con tanta stima ed amicizia,
    Mario Molinari

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