Il cristianesimo nobilita il lavoro manuale

Quando Papa Benedetto ha parlato a Parigi nel settembre 2008 volevo leggere i suoi discorsi, ma non avevo tempo. Li ho riletti adesso e mi ha colpito il suo discorso del 13 settembre a 700 intellettuali francesi nel “Collegio dei Bernardini” là dove parla delle radici cristiane dell’Europa ed ha accennato al “lavoro manuale, come componente fondamentale del monachesimo occidentale, e che appare come un’espressione particolare della somiglianza degli uomini con Dio, un collaborare con il Creatore”. Senza questa cultura del lavoro, introdotta dai Benedettini e dai monaci cristiani, ha aggiunto, lo sviluppo dell’Europa sarebbe impensabile.

Interessante questo accenno del Papa alla “cultura del lavoro manuale” introdotta dal cristianesimo in Europa, come una delle “radici cristiane d’Europa”, da cui viene anche il nostro sviluppo economico. Infatti, nell’antico mondo greco-romano, il lavoro manuale e i lavori pesanti erano riservati agli schiavi, ai prigionieri di guerra, ai condannati per colpe gravi. Vari studiosi e storici sostengono che una delle cause dell’espansione militare e commerciale di Roma, capitale del mondo occidentale antico, era anche di poter avere molti prigionieri e schiavi per i grandi lavori materiali che i romani facevano in ogni parte del mondo allora conosciuto: strade, palazzi, acquedotti, ponti, stadi, aeropaghi. Il “civis romanus” non si abbassava a fare i lavori degli schiavi.

D’altra parte, il sistema delle caste in India, abolito dalla Costituzione del 1948 ma ancora vigente nella vita quotidiana (più nelle campagne che nelle città), è proprio fondato sulla divisione dei lavori fra le caste, ciascuna con i suoi diritti e doveri, penetrabili fra di loro. Il bramino non potrà mai diventare paria e fare i lavori dei paria. Nel mondo buddhista, voglio citare cosa scriveva un missionario che è vissuto in Birmania 65 anni, il Venerabile padre Clemente Vismara (1897-1988), il quale sperimentava che fede e sviluppo economico vanno di pari passo:

“La gente qui è povera proprio perché vuol rimanere povera o meglio miserabile. Coi miserabili la nostra fede non attacca o, se attacca, lo fa in modo fittizio. Sono fermamente convinto che bisogna insegnar loro a vivere corporalmente e poi il segno della Croce. La pigrizia è come incarnata in questo popolo, a volte vien perfino lo scrupolo ad aiutarli perché spesso vuol dire renderli ancora più pigri. Il nostro scopo è di educare i piccoli abituandoli al lavoro. Io ci tengo ad insegnare e ad abituare al lavoro, e per persuaderli, lavoro io stesso… Il difficile è che essi sono persuasi di essere nell’abbondanza e che a loro non manchi nulla… Quando soffrono la fame, se dai loro riso gratis per tre giorni, per tre giorni stanno in ozio. Dicano pure che il buddhismo è una buona religione. Io sono persuasissimo che, ricevano pure miliardi e miliardi dall’America e dall’Europa, ma se non cambiano fede saranno sempre allo stesso punto… Cristianesimo e incivilimento sono sinonimi, di qui non si scappa”.

Il cristianesimo, aggiungeva padre Clemente, “è l’unica grande religione il cui Fondatore ha lavorato manualmente”. Attraverso Cristo, Dio ha rivelato all’uomo il dovere di collaborare alla Creazione col “sudore della fronte” dice la Bibbia, cioè col lavoro personale; e San Paolo afferma: “Chi non lavora non mangi”. Lo sviluppo moderno dell’Occidente viene da radici cristiane? Il fatto che l’Europa, piccola appendice dell’immensa Asia, si sia sviluppata in tutti i sensi (anche nei diritti dell’uomo e della donna, nella democrazia) prima degli altri continenti e culture è un fatto storico. C’è un’altra spiegazione, oltre a quella delle radici cristiane?

Piero Gheddo

Un pensiero su “Il cristianesimo nobilita il lavoro manuale

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