Pubblicità contro la bestemmia

Cari Amici del Blog Armagheddo, dopo qualche giorno di interruzione (mi sono rotto facendo ginnastica con i pesi il tendine della spalla destra, adesso va meglio), riprendo a mandarvi qualche Blog, compatibilmente con il tempo che è sempre tiranno. Questa volta mando la lettera di un amico di una città che non nomino, non per accusare qualcuno, ma solo per dare un esempio degli eccessi a cui si può arrivare, pur con le migliori intenzioni del mondo. Non conoscendo la situazione locale, non possiamo giudicare. A risentirci presto, Piero Gheddo.

“C’è chi dice che i preti non abbiamo il senso dell’umorismo perché troppo dediti alle cose divine. Tale considerazione può essere verosimile dovunque, ma non nella nostra città. L’antefatto concerne l’iniziativa del nostro Comune che ha fatto tappezzare la città di un manifesto recante la dizione “La bestemmia offende, il rispetto promuove la pace”. E la curia che fa? Invece di apprezzare la campagna antiblasfema, boccia l’iniziativa e dichiara che “il poster è assolutamente banale, non incisivo, non pervasivo”. Dinanzi a tali assurde obiezioni, verrebbe da chiedersi cosa abbia fatto in concreto la curia in questi anni, per contrastare l’indecente proliferazione della bestemmia. Nulla! Nessuna campagna e nessuna sacrosanta “crociata” antiblasfema. Ovviamente, la sottovalutazione del “vezzo nazionalpopolare” non concerne solo la nostra Chiesa locale, ma penso anche molte altre diocesi. Non risulta infatti sia mai stata attuata da parte delle realtà ecclesiastiche locali, nessuna iniziativa pubblica contro la trasgressione del secondo comandamento. Solo blande raccomandazioni proferite dai pulpiti. Eppure, Vescovi e preti dovrebbero sapere che solo una minima parte della popolazione italiana è praticante. Motivo per cui l’unico mezzo per raggiungere i prestavoce di belzebù, sarebbe quello di imitare la laicissima campagna del nostro Comune. Se i preti si vergognano di difendere l’onore di Dio e della Madonna, per fortuna qualche volta suppliscono i laici”.

2 pensieri su “Pubblicità contro la bestemmia

  1. Carissimo padre Gheddo,

    le faccio i miei più cordiali (nel senso etimologico del termine) auguri di una pronta guarigione.
    Abbiamo sentito la sua mancanza in questi giorni.

    Io personalmente (ma penso anche altri) apprezzerei molto una sua parola sul caso di Eluana Englaro, sulla persecuzione dei Cristiani che continua ad infuriare in Asia (in particolare in India ed in Iraq), senza che in Italia si sappia niente, al di fuori dei casi più eclatanti, e sul caso delle due suore della Comunità di padre Gasparino che sono state rapite e che la maggioranza dei mezzi di informazione sembra avere già quasi dimenticato, al di là della doverosa riservatezza nel diffondere notizie che potrebbero mettere ancora di più in pericolo la loro vita.

    Grazie per tutto quello che fa per il Vangelo.

    Pace e Bene,
    Mario Molinari

  2. Caro padre Gheddo,

    naturalmente quando ho scritto che avrei apprezzato una sua parola sul caso di Eluana Englaro (su cui lei si è già espresso con grande chiarezza), intendevo dire un commento sulla sentenza definitiva di morte che le è stata inflitta, e qualche indicazione su cosa possiamo fare noi cristiani, nel nostro piccolo e nel nostro quotidiano, per fronteggiare questa cultura di morte che ci avvolge.

    Io sono molto impressionato del fatto che, parlando con cristiani anche seriamente impegnati nel servizio ai poveri, sulle questioni che riguardano la vita umana, mi sento regolarmente dire frasi come: “Sono questioni molto complesse”. “È difficile esprimere un parere”. “La volontà delle persone, se espressa con chiarezza, va rispettata”, e cose simili.
    Perché essere a favore dei poveri è considerato “semplice”, mentre essere a favore dei più poveri tra i poveri, coloro che sono nella fragilità, nella debolezza, che sono “invisibili al mondo” e rischiano di perdere la propria vita per mano di altri (aborto, eutanasia), o per la propria stessa disperazione (suicidio, più o meno assistito), spesso, per non dire “sempre”, causata dalla mancanza di amore dei fratelli, questo è considerato “complicato”?
    Sono forse trent’anni di aborto che, come un virus che penetra pian piano nell’organismo, hanno corrotto la nostra società e ci hanno tolto la capacità di vedere la verità?

    Mario Molinari

I commenti sono chiusi.