Quale pace fra Israele a Palestina?

Sulla guerra fra Israele e il popolo palestinese, che dura da 61 anni (dal 1947!) e che in questi giorni ci propone l’ennesimo massacro di innocenti palestinesi e israeliani, si è detto e scritto tutto, si sono tentate mille vie per giungere alla pace, firmati tanti patti e “road map”, ma la pace sembra sempre più lontana. Il mondo si interroga: perché sembra quasi impossibile giungere ad un reciproco riconoscimento fra palestinesi e israeliani? Perché questo odio profondo fra i due popoli? La storia dà una risposta.

Quando Israele uscì dall’Egitto dei Faraoni, occupò la Palestina combattendo ed espellendo i popoli che allora vi abitavano. Dopo quasi duemila anni di diaspora e di persecuzioni subite in ogni parte del mondo, il “popolo eletto” di Dio è ritornato nella sua “terra promessa”, ancora guerreggiando per farla sua. Gli israeliani sono convinti, per diritto divino, che quella terra è loro e hanno la forza militare ed economica per mantenerla, con l’appoggio dell’Onu e dei paesi più evoluti. Ma uno stato moderno fondato su premesse religiose è fuori tempo, suscita reazioni uguali e contrarie.

I palestinesi sono stati cacciati con l’inganno e la violenza dalla terra che occupavano da tempo immemorabile, terra sacra anche per la loro fede islamica. Sono anch’essi vittime di un’ideologia politico-religiosa che vede in Israele una intrusione occidentale in terra musulmana per umiliare e convertire l’islam, continuando a colonizzarlo. In sessant’anni di guerre, i palestinesi avrebbero potuto sistemarsi in qualcuno dei paesi arabo-islamici vicini, estesi, ricchi di risorse naturali e quasi spopolati. Ma ha prevalso fin dall’inizio l’appello alla “guerra santa” contro Israele e l’Occidente cristiano (soprattutto gli Stati Uniti), considerati i principali nemici dell’islam.

In ambedue i popoli domina l’odio, l’incapacità di perdonare, la voglia sempre rinnovata di rivincita, la criminale credenza di poter risolvere i problemi con la guerra, il terrorismo. Si direbbe che ebraismo e islam sono due religioni incomplete, ancora ferme all’ “occhio per occhio, dente per dente” dell’Antico Testamento. Ma il mondo si è evoluto e oggi i valori del Vangelo di Gesù sono diventati patrimonio comune di tutti i popoli, che aspirano alla pace, al perdono, alla fraternità e solidarietà universali. Il fenomeno mondiale della globalizzazione, pur con tutti i suoi limiti e crimini provocati dall’egoismo umano, è un segno epocale macroscopico in questo senso. Oggi è del tutto inutile ragionare su chi ha torto e chi ragione, su chi ha cominciato per primo. La soluzione è guardare al futuro e ai passi da fare verso un compromesso, un’intesa. Ma questo diventa quasi impossibile se non si supera ogni ideologia religioso-politica e se i popoli non sono educati a perdonare e amare, invece che odiare.

Piero Gheddo