Quale futuro per la sinistra italiana?

Seguo con interesse le vicende del Partito Democratico e mi rattrista il declino della sinistra italiana che sembra non avere sbocco. Come prete non dovrei parlare o scrivere di queste cose, ma posso esprimere con molta umiltà e semplicità il mio pensiero. Pochi si chiedono per quale motivo la sinistra italiana non riesce ad unirsi in un partito riformista, con un’ispirazione ideale che le possa permettere di governare. In un sistema democratico, è evidente che se manca l’opposizione a chi governa, si va a finire male.
La risposta all’interrogativo può essere questa. Il dramma della sinistra italiana è di aver avuto il maggior Partito Comunista dell’Occidente, un partito molto ben organizzato, incisivo nelle sue campagne culturali e politiche. Nell’Italia post-fascista, il PCI era portatore di grandi ideali, con una larga base popolare convinta e dedicata. Purtroppo l’ispirazione ideale era falsa e non poteva produrre frutti positivi. Infatti, come ideologia politica ed esperienza di potere è stata pesantemente sconfitta dalla storia. In nessuno dei circa trenta paesi “comunisti” (o di “socialismo reale”) ha prodotto frutti positivi per il popolo e in nessuno di quelli ancora al potere (Corea del Nord, Cina, Vietnam, Laos, Zimbabwe, Cuba, Birmania) il popolo, se fosse libero di scegliere, manterrebbe al potere l’ideologia e il regime del passato.
In Italia, crollato il Muro di Berlino (novembre 1989), il PCI ha più volte cambiato nome: PDS, DS, PD, assumendo nelle sue frange scissioniste altri nomi: Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra Italiana e forse, in vent’anni, qualche altra sigla. Ma quella sinistra, che ancor oggi è gran parte del Partito Democratico, non ha mai fatto i conti con le scelte ideologiche del recente passato.
Paolo VI scriveva: “Il cristiano che vuol vivere la sua fede in un’azione politica intesa come servizio non può, senza contraddirsi, dare la propria adesione a sistemi ideologici che si oppongono radicalmente alla sua fede…. all’ideologia marxista, al suo materialismo ateo, alla sua dialettica di violenza, al modo con cui essa riassorbe la libertà individuale nella collettività, nega ogni trascendenza all’uomo e alla sua storia personale e collettiva” (“Octogesima Adveniens” 1971, n. 26),
E Giovanni Paolo II aggiunge: “L’errore fondamentale del socialismo è di carattere antropologico. Esso infatti considera il singolo uomo come un semplice elemento e una molecola dell’organismo sociale, di modo che il bene dell’individuo viene del tutto subordinato al funzionamento del meccanismo economico-sociale, ….prescindendo dalla sua autonoma scelta…. L’uomo così è ridotto ad una serie di relazioni sociali e scompare il concetto di persona come soggetto autonomo di decisione morale… Da questa errata concezione della persona discendono la distorsione del diritto che definisce la sfera di esercizio della libertà, nonchè l’opposizione alla proprietà privata. L’uomo… viene a dipendere dalla macchina sociale e da coloro che la controllano, il che rende molto più difficile riconoscere la sua dignità di persona…” (“Centesimus Annus” 1991, n. 12). Il Papa poi si dilunga a spiegare come dalla “radice ateistica del socialismo” (e dal “disprezzo della persona”) vengono le scelte errate dei mezzi d’azione, la lotta di classe, l’odio e la violenza. Sono due incomplete citazioni del perchè la Chiesa ha condannato fin dall’inizio il “socialismo” e in seguito più ancora quello “reale”, cioè il comunismo.

Dopo la sconfitta storica del socialismo al potere vent’anni fa, la sinistra italiana non ha fatto una riflessione, un dibattito, un confronto per liberarsi non tanto dell’etichetta “comunismo” e dei falsi miti coltivati per decenni (la società senza classi, i modelli di Urss, Cina maoista, Vietnam di Ho Chi Minh, Cuba di Fidel Castro), ma dell’eredità ideologica del comunismo, confrontando ad esempio la loro ideologia con l’ideale cristiano come proposto dai Papi e dalla “Dottrina sociale della Chiesa”, per giungere ad un diverso modo di concepire la lotta per la giustizia sociale e il riscatto degli ultimi. E’ evidente che una sinistra ancora ferma ad un’ispirazione ideologica che ha fatto il suo tempo, non può pensare di rimanere unita e di poter tornare a governare col voto popolare.

Piero Gheddo

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