«A ottant'anni ho il cuore pieno di gioia»

Spesso ringrazio il Signore delle grazie che mi fa, chieste o nemmeno pensate. Ieri ho ricevuto una bella lettera da una Carmelitana di Torino mia coetanea, suor Maria Teresa, tutta contenta perché sta leggendo il libro “Ho tanta fiducia” (San Paolo 2009) e vuol dirmi che è felice di quel libro, frutto di una lunga esperienza di prete e missionario-giornalista, anche perché, scrive, “mi piace pensare che uno del 1929 scrive queste cose che condivido al 100 per cento”. Le telefono e le chiedo da quanti anni è in monastero. Mi racconta in breve la sua vita commuovendosi e dice continuamente: “Com’è buono il Signore! Ci vuole proprio bene! Io continuo a ringraziarlo della mia vocazione perchè ho trovato veramente la felicità. A ottant’anni, padre Piero, ho il cuore pieno di gioia!”. Non posso fare a meno di dirle che anch’io vivo in questa felice situazione.

Maria Teresa viene dal Lago maggiore ed è entrata in convento a 28 anni nel 1957, mentre già lavorava in un’azienda. Dice: “A 22 anni mi sono sentita chiamata dal Signore a seguirlo e non gli ho detto subito di sì. Mi pareva impossibile abbandonare una vita così piena come quella che avevo, con la bella famiglia da cui vengo, il mio lavoro, la parrocchia, l’Azione cattolica, la Democrazia Cristiana nascente, il mio paese, i parenti, gli amici. Però pregavo molto e quando ho capito che Gesù mi chiamava davvero, a 28 anni sono venuta e oggi posso solo dire che Dio chiede tanto, ma poi dà tantissimo, il cento per uno come dice il Signore”. Ed è andata avanti raccontandomi le sue piccole ma grandi esperienze spirituali di vita quotidiana, di lavori che fa in convento, di incontri con le persone che vengono al monastero per raccontare le loro pene, chiedere una preghiera, un consiglio; soprattutto l’esperienza della contemplazione e della preghiera che diventa vita, calore, luce, consolazione, sostegno in tutte le nostre difficoltà quotidiane. “Padre Piero, vieni a trovarci, vogliamo conoscerti!”. Rispondo che se il Signore mi darà la grazia, prima o poi, avendone l’occasione, ci andrò.

Chiudo il telefono e prego: Signore, dai a tutti questa esperienza profonda della tua presenza nella loro vita. Noi tua Chiesa, preti e vescovi, facciamo tante cose per il Vangelo, preghiamo e celebriamo la Messa, parliamo, predichiamo, scriviamo, costruiamo, insegnamo, tante iniziative di aiuto ai più deboli, ma siamo “servi inutili” e riusciamo a fare pochissimo. Ma tu puoi tutto, Signore, la conversione di tante persone che ti cercano e di questo nostro mondo moderno così confuso, dipende solo da Te. Se tutti avessero la grazia di sperimentare in modo molto concreto i sentimenti di gioia e di pienezza di vita che prova questa cara sorella Maria Teresa, certamente ti seguirebbero. Signore, pensaci tu!

Piero Gheddo