Contro l’Aids vince l’educazione non il preservativo

Il Papa ha detto in Angola che il preservativo non risolve il problema della diffusione dell’Aids e gran parte della stampa mondiale, quella italiana compresa, si è scatenata nell’affermare “The Pope is wrong”, il Papa si sbaglia! Eppure l’esperienza di medici che in Africa operano contro l’Aids conferma quanto Benedetto XVI ha detto. Dato che anche non pochi credenti sono rimasti vittime di questa campagna anti papalina (ormai abitudinaria in numerosi mass media), ecco l’intervista ad un medico missionario comboniano che vive e lavora in Uganda.

Piero Gheddo

Nell’Africa sotto il deserto del Sahara (“Africa nera”) risiede il 10 per cento della popolazione mondiale. E il 66 per cento degli infetti dall’Hiv (Aids) di tutto il mondo. Cifre impressionanti. Tuttavia, negli ultimi anni, in alcuni paesi dell’area è stato notato un calo deciso della frequenza delle infezioni negli adulti. Il modello abc, basato su una campagna che promuove l’astinenza sessuale, in particolare per i più giovani, la fedeltà nella coppia, e solo come ultima risorsa l’uso dei preservativi, si è dimostrato vincente. Come spiegano i medici Filippo Ciantia e Pier Alberto Bertazzi in un articolo apparso sul quotidiano online www.ilsussidiario.net, in Uganda la frequenza di infezioni Hiv nella popolazione è scesa dal 15 per cento nel 1991 al 5 per cento nel 2001. Il metodo è stato studiato con interesse negli ultimi anni e discusso su riviste internazionali come “The Lancet”, “Science”, “British Medical Journal”. Il comboniano fratel Daniele Giovanni Giusti è medico con un’esperienza trentennale in Uganda. Ha lavorato per vent’anni in vari ospedali del paese. Negli ultimi dieci anni è stato incaricato del coordinamento dei servizi sanitari della Chiesa cattolica ugandese. Un testimone oculare di quanto sta accadendo in quel paese africano.

Dunque il preservativo è l’unica valida strategia nella lotta contro l’Aids in Africa?

Il preservativo ha funzionato in epidemie focalizzate e tra gruppi particolari:  prostitute, omosessuali e drogati. Non così in altri casi. Dire che il preservativo è la strategia vincente in epidemie mature, cioè diffuse tra la popolazione generale, è fuorviante. Si deve tener conto dell’esperienza particolare fatta in Uganda, citata da tutti come una delle vittorie nella lotta contro l’Aids. La forte campagna di coscientizzazione si è focalizzata sul modello abc. Si è chiesta l’astinenza a chi non è maturo per esprimere la sua sessualità (adolescenti e giovani), si è sostenuta la fedeltà nel rapporto con il partner contro la promiscuità per chi è sessualmente attivo, e – per chi non segue le prime due – l’uso del preservativo come ripiego. Il Governo ugandese ha sostenuto questa campagna nonostante le molte pressioni contrarie. Ciò ha permesso di vincere questa sfida. Chi sostiene che i risultati sono stati ottenuti con l’uso dei preservativi dice il falso. L’esperienza sul campo dice il contrario. Il fattore principale di questo successo è il frutto dell’educazione e del cambiamento di comportamento.

Quale è stata la risposta della popolazione?

Abbiamo visto un innalzamento dell’età del debutto sessuale nella popolazione giovane, e una diminuzione del numero di partner tra i sessualmente attivi. Questo ha causato l’abbassamento della prevalenza, cioè il virus si trasmette di meno tra la popolazione. Il preservativo è stato sì usato, ma con una copertura irrisoria, e quindi non ha influenzato significativamente i risultati ottenuti.

In sostanza l’educazione è la vera risposta all’epidemia?

L’educazione trasmette un concetto di persona umana che aiuta il cambiamento. Ci si basa sulla fiducia e sulla ragionevolezza della persona. Si spiega che cosa comporta il rischio, cosa lo riduce e cosa lo elimina. L’astinenza annulla il rischio per quanto riguarda i casi di trasmissione per via sessuale. Questa è la strategia più sicura. Se il messaggio dato ai giovani è consistente, questi cambiano il loro comportamento sessuale. La fedeltà nel rapporto sessuale riduce il rischio. Se ambedue i partner sono fedeli, il rischio è notevolmente ridotto. L’uso del preservativo riduce il rischio, ma non lo elimina.

Cosa dicono le grandi agenzie internazionali coinvolte nella lotta contro l’Aids?

Nel passato, le agenzie internazionali avevano sposato la linea dell’uso del preservativo. Oggi, anche se in sordina, si sta cambiando strategia. L’esperienza sul campo ha dimostrato che nei paesi dove si è puntato tutto sul preservativo, non si sono ottenuti – tra la popolazione – risultati soddisfacenti come quelli ugandesi. Propagandare oggi l’uso del preservativo non tiene conto della mentalità degli africani e di come essi recepiscono i messaggi.

2 pensieri su “Contro l’Aids vince l’educazione non il preservativo

  1. cito:
    “Propagandare oggi l’uso del preservativo non tiene conto della mentalità degli africani e di come essi recepiscono i messaggi”.
    Concordo, ho conosciuto fr. Giusti ed ho presente la sua grande conoscenza di medico e del sistema sanitario in Uganda.
    Inoltre, in tutte le parole dette e ridette, non ho ancora sentito un parere di chi è personalmente coinvolto, ovvero gli africani. I “grandi stati eruopei” che danno giudizi così trancianti sono stati colonizzatori (sfruttatori) dell’Africa, ed in parte vi hanno ancora grandi interessi.
    Sarebbe bello poter sentire il parere di qualcuno che “viva” di persona questo problema, ovvero di un africano, di qualcuno che sappia per certo di cosa si sta parlando.
    Che dice padre, conosce qualcuno ?
    Un saluto
    Gian

  2. Preservativo, astinenza, amore libero, ecc, ecc.
    Hai ragione che ci vorrebbe un’educazione alla sessualità. In Italia penso che la maggior parte degli italiani sia propensa al preservativo come prevenzione……………adesso ti spiego il perchè, almeno come lo vedo io.
    Hai mai guardato un film in una sala cinematografica dei nostri giorni?
    quali sono i temi e cosa presentano alla gente di oggi?
    Quasi quasi anche i cartoni animati ti mettono dentro un atto sessuale come se fosse un semplice abbraccio.
    i miei ragazzini di catechismo si sono accorti che i telefilm alla TV (con bollino verde, si intende) sono pieni di parolacce, allusioni sessuali più o meno spinte, …………………………
    Penso che si debba tenere conto anche della mentalità africana, dove il maggior numero dei figli è segno di ricchezza. (da noi chi ha molti figli si dice che è incosciente). Penso anche che si debba lasciare agli afircani di camminare nella storia non con i nostri tempi.
    Per quanto riguarda i commenti della stampa sul Papa………….. come al solito non prendono la parola che dice nel suo contesto, sentono una parola e la interpretano in modo che faccia……….comperare il giornale……TV compresa.
    C’è stato un sondaggio qualche giorno fa su “Televisione cattiva maestra” era presente il direttore della RAI……………è saltato fuori che il 90% degli italiani la dichiara cattiva maestra e solo il 10% buona. Il direttore ha risposto che non era un sondaggio credibile…….! Sfido, gli hanno detto che non va bene come fa! Spero ci ripensi.
    ciao caro Padre Piero e mantieniti sempre giovane.
    A proposito, cosa ne pensano gli africani? qualcuno risponderà?
    riccarda

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