Come cambia la Chiesa giapponese

I cattolici in Giappone sono circa 430.000 su 130 milioni di giapponesi. Ferventi, con un forte senso di fedeltà e di appartenenza, aumentano più o meno del 4% l’anno. Il cristianesimo e la piccola Chiesa cattolica (0,4% dei giapponesi) sono conosciuti da tutti, ammirati e lodati, il Vangelo è da anni uno dei best-sellers librari in Giappone (più di un milione di copie vendute all’anno) e, quel che più conta, la società giapponese, rispetto a un secolo o mezzo secolo fa, si è sempre più avvicinata al costume cristiano. L’influsso del Vangelo e delle comunità cristiane è stato notevole e positivo. La Chiesa giapponese s’interroga come mai, date queste premesse, le conversioni di giapponesi sono sempre minime. Ma non trova risposte soddisfacenti.

Parlo a Roma con un missionario del Pime in vacanza (dopo quasi 40 anni di vita giapponese), padre Mario Bianchin. Mi dice che, oltre ai poco più di 400.000 cattolici giapponesi, in Giappone ce ne sono molti altri, poco meno di un milione: in cifra tonda, mezzo milione di filippini e filippine e mezzo milione di sudamericani (specie peruviani e brasiliani). Vengono soprattutto come lavoratori, badanti, persone di servizio, ma anche rappresentanti di ditte soprattutto brasiliane. Anche i giapponesi fanno sempre meno figli!

Dice che questa massa di cattolici sono ammirati, non solo per il lavoro e l’onestà, ma soprattutto per la fedeltà alla Chiesa e alla preghiera e danno anche una buona testimonianza di vita. Aggiunge: “Noi missionari e il clero giapponese ci interroghiamo da anni perché la nostra Chiesa non attira molte conversioni. Fioriscono le interpretazioni più diverse. Intanto lo Spirito Santo preparava questa pacifica e massiccia “invasione” di cattolici benvisti e benvoluti, che sono inseriti nella società e nelle famiglie giapponesi”.

E dà una spiegazione di esperienza alla domanda che tutti si fanno. “Il giapponese, dice, non è interessato alle cose teoriche, alla dottrina, alla teologia, non segue volentieri i nostri ragionamenti logici. E’ un popolo pratico e si potrebbe dire pragmatico. Vivendo assieme giorno per giorno con cattolici come filippini e sud americani in genere abbastanza convinti e praticanti, incomincia a vedere in concreto il valore della nostra fede. Speriamo che il Signore faccia il resto, comunque è un fatto molto positivo per la Chiesa giapponese e anche un nuovo impegno pastorale per assistere questi nuovi fratelli di fede”.

Piero Gheddo

Un pensiero su “Come cambia la Chiesa giapponese

  1. Mi auguro che il popolo giapponese nel prossimo futuro , così come oggi quello sudcoreano , apprenda i valori del Vangelo e dia un senso al sacrificio dei tanti martiri lì morti in nome di Dio .

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