Come si può invecchiare bene?

 

 

     Dal parrucchiere leggo un settimanale illustrato nel quale uno psicologo risponde a questa domanda: “Come si può invecchiare bene?”. Interrogativo interessante anche per me che gli ottant’anni li ho superati da cinque mesi. Lo psicologo dice cose interessanti e certamente utili: diminuire di peso, mangiare poco e leggero, camminare molto, non fumare, prendersi il giusto riposo, abolire gli alcolici forti, mantenere serenità nella vita, saper rinunziare a qualcosa per andare d’accordo, non arrabbiarsi (anche quando ce ne fosse il motivo) e via dicendo.

     Tutto giusto, ma secondo me manca la cosa più importante per vivere serenamente a tutte le età: soprattutto da anziani, bisogna pregare molto, leggere e meditare il Vangelo, cioè la “Buona Notizia” che ci salva. Perché? Perché la preghiera ci mette in contatto filiale con Dio, parliamo con lui a tu per tu, sentiamo la sua presenza nella nostra vita e quindi entriamo in una dimensione esistenziale che ci aiuta a non lasciarci indurire dalle sofferenze e difficoltà quotidiane.

     Ricordo un’intervista televisiva del “grande vecchio” Giuseppe Prezzolini (1882-1982), quando compiva cento anni e viveva a Lugano (morì pochi mesi dopo). Il giornalista gli chiede: “Maestro, come ha fatto ad arrivare ai cento anni mantenendosi così lucido e pieno di vita?”. Risposta da toscanaccio qual era, cioè provocatoria e spiazzante: “Sono sempre stato un grande egoista. Ho sempre pensato solo a me stesso e non al mio prossimo….”.

     Non conosco abbastanza l’uomo Prezzolini, ma leggendo alcuni suoi libri, soprattutto “Quel che resta dell’Italia che scompare” (o titolo simile), mi pareva diverso, Comunque, la ricetta per invecchiare bene è l’opposto di quel che diceva Prezzolini: bisogna pensare meno a se stessi e più agli altri, interessandosi degli altri, pregando e aiutando, come è possibile, gli altri, mettendoci nei panni degli altri. Se un anziano si ripiega su se stesso e pensa sempre e solo a se stesso, ai suoi acciacchi e alle sue delusioni, è finito. Rimpiange il passato, vede le miserie del tempo presente, le sue proprie debolezze, diventa pessimista e un peso per sé e per gli altri.

    A volta anche a me viene un pensiero fastidioso: “Divento vecchio!”. La prima reazione è di ripensare a quanto ha detto Gesù: “Nessuno, dopo aver bevuto il vino vecchio, vuole il vino nuovo. Il vecchio è buono” (Luca 5, 39). Capite, cari amici? “Il vecchio è buono”. L’ha detto Gesù e non posso dubitarne. Questo solo  pensiero mi rallegra.

     Però il vero rimedio è volgersi a Dio e al prossimo, uscire da se stessi per pensare agli altri. Il Vangelo e la tradizione cristiana lo affermano chiaramente: la felicità dell’uomo non sta nelle cose umane che sono tutte passeggere, ma in Dio che ci ha creati e ci attende come Padre misericordioso al termine della vita terrena, per introdurci nella felicità eterna del Paradiso. Questa la fede cristiana, che facciamo difficoltà ad esprimere, ad esternare, a introdurre nei nostri discorsi, perché viviamo in un’epoca secolarizzata nella quale crediamo certamente in Dio, ma “viviamo come se Dio non esistesse”.

    Invece, se togliamo Dio dall’orizzonte dell’uomo non comprendiamo più nemmeno l’uomo e la vecchiaia diventa un incubo. Invece penso che sia la miglior fase dell’esistenza, per chi ha la fortuna di arrivarci.

                                                                                          Piero Gheddo

3 pensieri su “Come si può invecchiare bene?

  1. Lavoro in una casa di riposo dove l’età media è 80/85 anni. L’ambiente è accogliente, c’è tanta luce, c’è l’assistenza medica, infermieristica e psicologica, c’è il fisioterapista, si può entrare a visitare gli ospiti tutte le volte che si vuole, ecc, ecc, però……….. quanta tristezza sui loro volti.
    Gli anziani in quella casa di riposo sono ripiegati su se stessi. guardano agli altri, ma solo per notare delle preferenze (che non ci sono) che a loro non vengono fatte.
    Cosa succede allora a queti anziani?:
    Maria, una donna ancora lucida di cira 80 anni, ha chiesto di entrare in struttura perchè ha capito che non riusciva da sola a rimanere a casa, la badante non la voleva e i parenti non potevano ospitarla. I primi giorni sono trascorsi bene, tutto era novità, poi, si è ritrovata tra persone che non dialogano, ognuno chiuso nel suo mondo, ha perso la sua privacy (hanno camerette a due letti) devono vivere in comunità non avendo scelto questo tipo di vita, tutto il loro mondo di prima è sparito e vengono sbalzati in una relatà nuova! Ci pensi cosa si potrebbe provare se non si è allenati ad affrontare le situazioni che cambiano? Invecchiare bene si potrebbe, ma quando cambia radicalmente la vita…………..
    voglio molto bene a questi vecchietti, so che a loro a volte basta un sorriso, una pacca sulla spalla e fargli capire che loro sono importanti per me, un pochino, ma proprio poco, si riesce a dar loro un po’ di gioia.
    ciao
    riccarda

  2. Grazie della lettera, cara Riccarda. Ho frequentato per alcuni anni una casa di riposo per anziani a Milano. Andavo diverse volte a far vedere le diapositive delle missioni, raccontando le mie visite ai missionari e facendo vedere le immagini di quel che dicevo. Le suore poi mi chiedevano di ritornare perchè quei racconti di vita missionaria interessavano e gli anziani stessi chiedevano di rivedermi. E’ verissimo che l’anziano, che per motivi gravi di salute o di iniziativa personale, ha poco o nulla da fare, finisce per chiudersi e, se non ha il conforto di una vita di preghiera e di interesse agli altri, fa una vita grama. Non è facile trovare occasioni e persone che possano interessare, offrire argomenti di conversazione, ma il compito di una casa di riposo è anche questo!
    Anche ritrovare l’abitudine alla preghiera è di grande aiuto. Il servizio che fa Radio Maria è formidabile, impareggiabile. Se la preghiera, diciamo il Rosario, è fatta con spirito di fede e devozione, mette a poco a poco in contatto intimo con Dio, con la nostra Mamma del Cielo e allora non si può più essere tristi. Ma bisogna chiedere a Dio questa grazia. Come dicevano gli Apostoli a Gesù: “Signore, insegnaci a pregare!”. Noi tutti preghiamo, ma bisogna sempre chiedere a Dio la grazia di pregare in modo che la presenza di Dio nella mia vita sia veramente profonda, intima, che forza e consolazione. Ciao, tuo padre Piero Gheddo

  3. Lavoro in casa di riposo dove è presente il servizio religioso e sono sicura che i benefici sono immensi anche se non si tratta di un’evidenza matematica. Se non ci fosse si aprirebbe spazio alla tristezza. Il problema non è servizio religioso si o no ma quale servizio come proporlo al meglio.

I commenti sono chiusi.