Il 18 ottobre Giornata missionaria mondiale

Domenica 18 ottobre prossimo si celebra in tutto il mondo cattolico la Giornata missionara mondiale, nata nella diocesi Sassari all’inizio degli anni venti e nel 1926 estesa da Pio XI a tutta la Chiesa cattolica nella penultima domenica di ottobre di ogni anno e affidata alla Pontificie opere missionarie per l’organizzazione. In un recente passato era una giornata celebrata con molta solennità: messaggio del Papa letto e commentato alle Messe domenicali, missionari invitati a predicare, mostre di libri e fotografie delle missioni, conferenze di preparazione nella settimana precedente, veglia serale di preghiere al sabato sera, raccolta di aiuti economici anche fuori delle chiese (in piazze, stadi, caselli autostradali, ecc.), con grandi cartelloni segnaletici con slogan missionari. Negli ultimi tempi, rincresce dirlo, questa giornata ha perso forza e visibilità nella Chiesa e nelle società italiana. Nessun giornale, almeno negli ultimi anni, pubblica più appelli ed esortazioni su questa ricorrenza, ad eccezione dei quotidiani “L’Osservatore Romano”, “Avvenire” e “L’Eco di Bergamo”. Anzi, parecchie volte ho chiesto ad amici, dopo la giornata, se nella loro chiesa o parrocchia avevano dato notizia e predicato sulla missione alle genti. Diverse volte mi hanno detto di no, al massimo un avviso per dire che le offerte raccolte in quel giorno andavano alle Pontificie opere missionarie per tutte le missioni del mondo.

La missione alle genti è quasi scomparsa dall’orizzonte del fedele comune e delle diocesi, parrocchie e stampa anche cattolica italiane. Un segno evidente di tutto questo sta nel fatto che la “Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione”, preparata dalla Congregazione per la Fede e firmata da Benedetto XVI il 3 dicembre 2007, festa di San Francesco Saverio, è stata ignorata anche dalla stampa missionaria. Eppure tratta proprio della missione alle genti, tra l’altro citando soprattutto il Decreto conciliare “Ad Gentes” (1965) e l’enciclica di Giovanni Paolo II “Redemptoris Missio” (1989). La Nota Dottrinale chiarisce alcuni aspetti del rapporto tra il mandato missionario del Signore e il rispetto della coscienza e della libertà religiosa di tutti e termina con queste parole: “L’azione evangelizzatrice della Chiesa non può mai venire meno, poiché mai verrà a mancarle la presenza del Signore Gesù nella forza dello Spirito Santo, secondo la sua stessa promessa: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20). Gli odierni relativismi ed irenismi in ambito religioso non sono un motivo valido per venir meno a questo oneroso ma affascinante impegno, che appartiene alla natura stessa della Chiesa ed è «suo compito primario». «Caritas Christi urget nos – l’amore del Cristo ci spinge» (2 Cor 5, 14).

Rimando gli amici che leggono questo Blog alla catechesi che terrò lunedì 19 ottobre (ore 21 – 22,30) a Radio Maria (come tutti i terzi lunedì del mese) proprio sul tema della missione alle genti.

Piero Gheddo

3 pensieri su “Il 18 ottobre Giornata missionaria mondiale

  1. Salve, sono una ragazza giovane, molto giovane, e di tanto in tanto mi capita di leggere questo blog.
    Solitamente non lascio interventi, perché ciò che ho da dire tende a contrastare con le tesi proposte da te, Piero (posso chiamarti per nome? E soprattutto, posso darti del tu?), ma ci sono state anche volte in cui mi trovavo pienamente d’accordo, come per quanto riguarda il post sulla corruzione.
    Oggi ho deciso di scriverti, tuttavia. Non so per quale ragione, ma oggi voglio dire la mia.

    Credo che il problema non sia tanto il calo di attenzione sulla missionarietà, quanto il calo di attenzione generale verso L’ALTRO. Fino a qualche anno fa, me lo ricordo bene, quando si parlava di missioni la risposta più comune era: “Sì sì, andiamo a fare del bene a chilometri di distanza e ignoriamo il povero dall’altro lato della strada”. Si può condividere o meno il pensiero, ma sta di fatto che la semplice discussione portava l’attenzione sulla SOLIDARIETA’ (che, a parer mio, è il fondamento della missionarietà). Oggi invece il timore è che parlare dell’Africa porti automaticamente al discorso “il povero della porta accanto”, quindi per una sorta di pudore (Quale pudore? Mah…) si evita l’argomento a priori. Forse perché la povertà è aumentata con la crisi, ed è diventata un po’ “il male oscuro”, quello che non si nomina? Forse perché si sa già che tanti diranno “eh, sono già povero io, figuriamoci se devo andare a buttar via i miei soldi!”.? O forse ancora perché gli scandali riguardanti le associazioni benefiche si sono moltiplicati a dismisura negli ultimi anni, non so.
    Fatto sta che c’è una generale sfiducia nella carità e soprattutto nella solidarietà, sia sulla lunga che sulla corta distanza. E’ come se vivessimo con il paraocchi, e, detto francamente, è molto stupido: il mio egoistico pensiero è che se io penso di stare male, c’è sempre qualcuno che sta peggio di me. Il che non significa che io debba goderne, ma soltanto che dopotutto non sto COSI’ male. E una volta realizzato questo, il passo per aiutare gli altri è breve: la gente tende a scordarlo, ma la carità e la solidarietà danno una soddisfazione immensa a livello psicologico, più dello shopping, più dello “sballo”, più del pericolo. E, d’altro canto, chi viene aiutato può percepire cosa provi il donatore, e cercare di imitarlo nel suo piccolo.
    Che sia vicino o lontano, chi beneficia di un piccolo gesto sincero lo sente.
    Non tocco il tema dell’Evangelizzazione, perché è troppo complesso per me, e perché finirei per scivolare su temi come il colonialismo e, all’opposto, la speranza che dà il messaggio evangelico. Io stessa devo ancora farmi un’idea sulla cosa, quindi mi tengo la riserva. Il mio era un discorso laico e generale che però forse può aiutare a capire qual è l’opinione della gente comune, dei ragazzi che con la Chiesa non hanno nulla a che fare, sul mondo di oggi: un mondo sempre più chiuso e introverso, pessimista, che non si accorge che la vita è a cicli, e che ad ogni crisi segue una rinascita.
    Sarò solo un’idealista che non ha ricevuto abbastanza batoste dalla vita, ma io spero che il mondo apra gli occhi sul vicino. Se non altro per rendersi conto che la notte non è mai buia come sembra.

  2. Bene la risposta di “Anonima”. Mi piace come la pensa.
    Io vorrei invece proporre la riflessione su cosa significa missione e missionarietà. Gesù ha detto: “Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo ad ogni creatura” Annunciare il Vangelo non significa fare delle belle prediche o declamare il Vangelo fuori dalla realtà attuale. “Se anche date un bicchier d’acqua ……………. lo avete fatto a me.; chi accoglie un bambino nel mio nome accoglie me……….” e così via. Ciò che i missionari fanno è perchè “l’altro” è un Altro Cristo, perchè la chiesa è la comunità dei fratelli e perchè la notizia che Cristo è “il Mio Dio” è talmente bella che la voglio dire a tutti. Qualcuno mi direbbe: “belle parole, ma i fatti?” Forse non è pubblicizzato ciò che fanno i missionari, certo le TV preferiscono i gossip, fanno più notizia.
    Tanti non lo sanno, ma ci sono tanti gruppi che si prendono a carico L’ALTRO, sia vicino che lontano, ma nessuno lo dice.
    Si punta forse troppo sulla raccolta offerte, senza dare motivazioni o stimoli più credibili.
    Alcuni centri missionari (non tutti) puntano più sulla “obbligatorietà” della raccolta delle offerte nella Giornata Missionaria Mondiale, ma non riescono ad adoperarsi meglio per una “pastorale missionaria” a livello diocesano.
    La parola “obbligo” fa scattare una reazione contraria: perchè non spiegare dove vanno i soldi della GMM e come vengono ridistribuiti? Perchè non far vedere i progetti fatti con questi soldi? Perchè non informare chi e cosa sono le Pontificie Opere Missionarie che, pur con qualche errore e qualche incoerenza fino ad oggi arrivano dove altri non possono; una parrocchia in missione che non ha un missionario europeo, dove prende gli aiuti? a chi si appoggia? Ecco che le PPOOMM, dopo richiesta da parte della parrocchia, arrivano …… e non cercano (le PPOOMM) di costruire cattedrali nel deserto, ma di sopperire secondo il bisogno delle parrochie calate nella realtà etnica.
    La Chiesa o è missionaria o non è chiesa – ha detto qualcuno, ma forse anche tra i sacerdoti e gli stessi animatori missionari non è ben chiaro cosa voglia dire missione e missionarietà
    saluti e complimenti a Anonima.
    riccarda

  3. Caro padre Piero, cari Anonima, Riccarda e lettori del blog,

    mi sembra bello inserire a commento di questo post l’ultima NewsLetter di padre Livio di Radio Maria, che ho letto proprio stamane. Mi sembra che dica molto sull’essere missionario per noi non missionari.

    Pace e Bene,
    Mario Molinari
    __________

    Cari amici,

    il mese di Ottobre, oltre che mariano, è anche un mese missionario. Infatti la terza Domenica di questo mese la Chiesa celebra la giornata missionaria mondiale.

    Nel mondo globalizzato ogni luogo nel quale viviamo è terra di missione. Mai come oggi ogni cristiano, ovunque si trovi, è chiamato ad essere missionario.

    Per esserlo devi innanzi tutto portare Gesù nel tuo cuore. Gesù deve essere la luce e l’amore della tua vita. Tu per primo devi sperimentare di essere salvato da Gesù.

    Quando senti la pace e la gioia di Gesù non ti mancheranno le parole per confortare, incoraggiare, illuminare e aiutare le persone che incontri durante la giornata.

    La missione più efficace è quella a tu per tu, quando ascolti, guardi negli occhi, sorridi e tendi la mano a un fratello che ha bisogno. Porta Gesù a ogni persona che incontri nel corso della tua giornata.

    La Regina della pace è la prima missionaria e ci esorta ad essere testimoni della fede, apostoli dell’amore, portatori della pace e mani gioiosamente tese.

    Vostro Padre Livio

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