Radice di tutti i mali è l'amore al denaro

 

    Un sacerdote amico mi dice: “La mia esperienza di parroco da 30 e più anni in una cittadina industriale di media grandezza è questa: il nocciolo duro del paganesimo moderno, di cui tutti siamo più o meno inquinati, è l’idolatria del denaro. Più che il sesso o il consumismo (cioè debolezze disumanizzanti, ma quasi sempre abbastanza contenute), più che il fanatismo ideologico (in cui si possono trovare componenti di idealismo non del tutto negativo), credo che il denaro rappresenti l’idolo di una civiltà che allontana l’uomo da Dio, e quindi anche dalla disponibilità ad aiutare il prossimo più povero. Trent’anni fa capitava che in occasione di una eredità ci fosse chi rinunziava in favore dei parenti più poveri o dava in opere di carità; oggi non ho più sentito che capiti, anzi, più le famiglie sono ricche, più si accapigliano per il denaro“.

     Perché questo? E’ evidente: il denaro sostituisce Dio, dà alla persona e alla famiglia quella sicurezza che solo Dio dovrebbe dare, se la Fede fosse davvero viva e vissuta. Dobbiamo staccarci, cari amici, anche noi preti siamo tutt’altro che al riparo di questa tentazione, dallo spirito di ricchezza, che porta l’uomo a volere sempre di più, a non essere mai contento di quello che ha, a pensare spesso ai soldi, insomma a diventare avaro. Vengono in mente le parole di Paolo a Timoteo (1 Tim, 6, 9): “Quelli che vogliono arricchire cadono nella tentazione e nei tranelli d’ogni genere di cupidigie insensate e deleterie, che portano gli uomini alla rovina e alla perdizione. Radice infatti di tutti i mali è l’amore del denaro. Quanti, protesi verso di esso, si sono smarriti lontano dalla fede e si sono trafitti l’animo di angosce senza numero”.

 

                                                                               Piero Gheddo

La campagna contro Pio XII nasce dal KGB

                 

                    

 

     Nel Blog del 20 novembre ho già scritto del volume di Michael Hasemann “Pio XII – Il Papa che si oppose a Hitler” (Paoline, Milano 2009, pagg. 336),  riportando parecchi fatti storicamente documentati che dimostrano come Pio XII sia stato veramente “il Papa che si oppose ad Hitler”. Il Relatore della sua Causa di Beatificazione, il gesuita padre Peter Gumpel, scrive nella Prefazione che, “mentre il nostro immane lavoro di ricerca e studio procedeva, i miei collaboratori e io ci siamo convinti sempre più che nei riguardi di Pio XII era stata creata una vera e propria “leggenda nera””. Cioè un’immagine “politicamente corretta”, ma storicamente del tutto falsa del grande Papa, che avrebbe favorito l’ascesa al potere di Hitler e poi taciuto di fronte alla Shoa.

     Ci chiediamo come è stato possibile, a circa 18 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, capovolgere radicalmente l’immagine di un Papa che le massime autorità ed esponenti del mondo ebraico (vedi il Blog del 20 novembre) avevano fino a quel momento ringraziato ed esaltato per l’importante contributo che aveva dato, lui e la Chiesa cattolica da lui mobilitata, alla salvezza di centinaia di migliaia di ebrei dai campi di stermini nazisti. Hasemann, che ha studiato bene la questione, afferma e documenta che tutto è nato per le trame del KGB sovietico. Impossibile ridurre in una pagina i passaggi che il volume di Hasemann racconta e che sono stati pubblicati negli ultimi anni negli Stati Uniti, senza suscitare alcuna reazione nella stampa internazionale. Ormai la campagna contro Pio XII non interessa più o interessa molto meno e l’immagine negativa del Pontefice “politicamente corretta” è entrata in molta parte dell’opinione pubblica. La verità dei fatti non interessa più a nessuno o quasi.

 

     Tutto nasce da Ion Mihail Pacepa, generale della “Securitate”, i servizi segreti (sezione esteri) del dittatore rumeno Ceausescu, espatriato in America all’inizio degli anni ottanta, al quale il Presidente americano Carter concesse il diritto d’asilo e la nazionalità americana, che collabora con la CIA e si segnala per il suo “contributo importante, anzi unico, al servizio degli Stati Uniti d’America”. Pacepa rivela che all’inizio degli anni sessanta era stato incaricato “di contribuire a una campagna diffamatoria contro Pio XII, che il KGB stava montando su ordine di Krushev in persona… Lo scopo era di minare l’autorità della Santa Sede nell’Europa occidentale, mostrandola come un bastione del Nazismo”.

    Il KGB si rivolse ai servizi segreti della Romania, paese in contatto con la Santa Sede (per un ipotetico scambio di rapporti diplomatici, mai realizzato) e con la possibilità di inviare studiosi negli Archivi Vaticani. Così tra il 1960 e il 1962 tre “sacerdoti” (agenti del Die, servizi segreti rumeni) frequentano gli Archivi Vaticani, fotografando di nascosto molti documenti del Pontificato di Pio XII e dei rapporti tra Santa Sede e governo hitleriano specialmente nell’anno (1933) in cui venne firmato il Concordato fra Germania e Vaticano, sul modello di quello firmato da Mussolini con l’Italia nel 1929 (allora il card. Pacelli era Segretario di Stato di Pio XI).

    Nei documenti fotografati, scrive Hasemann, non c’era nulla di compromettente, ma le migliaia di foto di testi originali permisero ai tecnici del KGB di manipolare dei falsi che servirono alla stesura dell’opera teatrale “Il Vicario”.

      Nel 1963 questa viene pubblicata in Germania da uno sconosciuto giovane tedesco Rolf Hochhuth (che mai aveva frequentato gli Archivi vaticani) e ha un successo immediato e internazionale, anche perché accompagnata da alcune pagine di “illuminanti documenti storici” che, secondo Hasemann, erano falsi del KGB. Nasce la campagna contro Pio XII, naturalmente sostenuta dai Partiti comunisti dell’Occidente e dalla stampa fiancheggiatrice di sinistra. Qualsiasi smentita circa la falsità delle tesi sostenute non trova spazio nella stampa internazionale, mentre già nel marzo 1963 il governo della Repubblica Federale tedesca aveva preso le distanze da “Il Vicario”, con questo comunicato (pag. 323):

     “Il Governo Federale si rammarica che siano state mosse accuse contro Papa Pio XII. Il defunto Pontefice aveva levato in diverse occasioni la voce contro le persecuzioni razziali del Terzo Reich e liberato quanti più ebrei possibile dalle mani dei persecutori. Il Governo Federale è e rimane grato a Pio XII per essere stato fra i primi, subito dopo il crollo del regime nazista, ad adoperarsi per una riconciliazione interna alla Germania e tra la Germania e le altre nazioni. Questo rende tanto più incomprensibile e deplorevole una denigrazione della sua memoria proprio da parte tedesca”.

     Michael Hasemann cita l’ex-generale rumeno che oggi “spera che vengano aperti gli Archivi del KGB e venga alla luce l’intera procedura con cui i comunisti sono riusciti a screditare uno dei più importanti Papi del secolo XX”. E ricorda il discorso di Pio XII del 20 febbraio 1949 in Piazza San Pietro: “Esso (il comunismo) vorrebbe una Chiesa che tace quando dovrebbe parlare; una Chiesa che indebolisce la legge di Dio, adattandola al gusto dei voleri umani, quando dovrebbe altamente proclamarla e difenderla; una Chiesa che si distacca dal fondamento sul quale Cristo l’ha edificata, per adagiarsi comodamente sulla mobile sabbia delle opinioni del giorno o per abbandonarsi alla corrente che passa… E’ questa la Chiesa che voi venerate e amate? Riconoscereste voi in una tale Chiesa i lineamenti del volto della vostra Madre? Potete voi immaginare un successore del primo Pietro che si pieghi a simili esigenze?”.

     “Dalla massa dei fedeli si innalzò una sola risposta – continua Hasemann – “Nooo!”. Allora, continua Hasemann, quale modo migliore di incrinare la fiducia in quel paladino della giustizia, che accusarlo di aver assunto nei confronti del più spaventoso massacro della storia, l’atteggiamento che lui stesso esecrava: tacere?”.

                                                                                                          Piero Gheddo

 

Pio XII -Il Papa che si oppose ad Hitler

 

 

     Ho letto con grande interesse la biografia di Pio XII scritta da uno storico tedesco, Michael Hasemann: “Pio XII – Il Papa che si oppose a Hitler” (Paoline, Milano 2009, pagg. 336). Mentre la Chiesa prepara la beatificazione del grande servo di Dio,  questo volume fa giustizia delle molte calunnie e voci, che accusano Eugenio Pacelli: di aver favorito l’ascesa al potere di Hitler e di avere poi di aver taciuto di fronte alla Shoa degli ebrei e ai campi di sterminio nazisti.

    Pio XII, come Nunzio in Germania, era contro Hitler fin dagli anni venti. Da quel pazzo fanatico, che aveva carisma e mobilitava le folle, non sarebbe venuto nulla di buono: i suoi rapporti a Roma e l’azione che svolse in Germania lo dimostrano senza ombra di dubbio. Poi, come Papa Pio XII (marzo 1939), aveva mobilitato la diplomazia vaticana e la rete europea di diocesi, parrocchie, istituti ed enti religiosi cattolici per portare in salvo gli ebrei e ottenne, già durante la guerra, centinaia di migliaia di visti d’ingresso per i profughi dall’Europa nazista in Argentina, Santo Domingo e altri paesi cattolici dell’America Latina.

    “Nel frattempo – scrive Hasemann (pag. 257) – le potenze belligeranti non facevano nulla per impedire la Shoah. Parecchi Stati, fra i quali Svizzera e USA, respinsero i rifugiati ebrei, fino al punto di rimandarli in Germania, dove avrebbero preso la strada delle camere a gas! Per quanto l’Aviazione alleata avesse sorvolato Auschwitz fin dall’agosto 1944, scattando fotografie dettagliate anche dei forni crematori, non si prese la briga di bombardare le linee ferroviarie che venivano utilizzate per i trasporti. Il Papa taceva per poter agire liberamente, il mondo tacque per legittimare la propria inazione”.

     Eppure c’è stata una violenta campagna contro “il silenzio” di Pio XII, ma nessuno ha protestato contro il silenzio di Roosevelt, Churchill, Stalin e nemmeno della Croce Rossa, anche lei nella stessa situazione del Papa: impegnata nella salvezza dei profughi dal Nazismo e costretta al silenzio per poter salvarne il più possibile. Impressionante il numero degli ebrei salvati per intervento diretto della Chiesa cattolica nei vari paesi d’Europa occupati dai nazisti, secondo una ricerca archivistica documentata fino allo scrupolo di Pinchas Lapide, storico israeliano: da 847.000 a 882.000, con numeri per i singoli paesi (Romania 250.000, Francia e Ungheria 200.000, Italia 55.000, ecc.).

    Hasemann riporta molte citazioni di autorevoli rappresentanti del mondo ebraico, che per più di 15 anni dopo l’ultima guerra mondiale andavano a gara a ringraziare Pio XII per tutto quello che aveva fatto per il popolo ebraico. Chaim Weizmann (futuro primo Presidente dello Stato di Israele), già nel 1943 scriveva: “La Santa Sede presta il suo potente aiuto, ovunque sia possibile, allo scopo di alleviare la sorte dei miei correligionari perseguitati”. Nel 1944, il rabbino capo degli ebrei in Palestina, dichiarò: “Il popolo d’Israele non dimenticherà mai ciò che ha fatto Sua Santità per i nostri fratelli e sorelle più sfortunati, in questa tragicissima pagina della nostra storia. E’ una testimonianza vivente della Provvidenza divina che agisce nel mondo”. Il 21 settembre 1945 il segretario generale del “Congresso ebraico mondiale”, Leon Kubowitzky, ringraziava Pio XII per “aver salvato gli ebrei dalle persecuzioni fasciste e naziste” e per “tutto il bene che la Chiesa si è sforzata di compiere ed ha effettivamente compiuto a favore del nostro popolo”. Alle parole era unita una donazione di 20.000 dollari al Pontefice.

     Al termine della guerra, Moshe Scharett, futuro secondo Presidente di Israele, venne ricevuto in udienza da Pio XII e dichiarò: “Gli dissi che, a nome del popolo ebraico, era mio dovere ringraziare lui, e tramite lui l’intera Chiesa cattolica, per tutto ciò che avevano fatto per salvare gli ebrei nelle varie nazioni”.

      Raffaele Cantoni, Presidente dell’UCEI (Unione delle comunità ebraiche in Italia) dichiarava nel dopoguerra: “Sei milioni di miei correligionari sono stati assassinati dai nazisti, ma il numero delle vittime sarebbe stato ancora di molto superiore senza l’efficace intervento di Pio XII”. Per il 17 aprile 1955 gli ebrei italiani proclamarono una “Giornata del ringraziamento” per i soccorsi loro prestati dal Papa. Il 26 maggio di quell’anno l’Orchestra filarmonica di Israele venne appositamente in Vaticano per eseguire brani di Beethoven alla presenza di Pio XII, “in segno di gratitudine dello Stato ebraico per l’opera da lui compiuta a favore dei perseguitati”.

      Fino all’inizio degli anni sessanta, da parte del mondo ebraico non vi sono che voci favorevoli all’azione di Pio XII in aiuto agli ebrei perseguitati dal Nazismo. Perché poi s’è scatenata la campagna contro questo grande Papa, accusandolo di complicità col Nazismo nella persecuzione degli ebrei? Rimando i lettori al prossimo Blog (24 novembre).

 

                                                                           Piero Gheddo

Clausura e missione le due frontiere estreme della Chiesa

     Cari amici del Blog “Armagheddo”, eccomi ancora a voi dopo la lunga avventura all’ospedale Gemelli, di cui ho già ampiamente scritto il 29 ottobre scorso. Tornato alla casa del Pime di Roma in quel giorno, oggi ringrazio il Signore che mi ritrovo rimesso in salute, anche se non ancora pienamente in forze. Ma nella visita di controllo alcuni giorni fa in ospedale, il prof. Antinori mi ha assicurato che tutto va bene e posso continuare la mia vita attiva di prima. Mi ha raccomandato di procedere con calma e sempre ricordando che non ho più 50 o 60 anni, ma 80! E’ quello che cercherò di fare con l’aiuto di Dio. Ringrazio il Signore e voi tutti che avete pregato per me e mi avete scritto anche il vostro augurio su questo Blog.

     Tra pochi giorni, sabato 21 novembre prossimo, ritorna la “Giornata pro orantibus”, cioè per i monaci e le suore di clausura che hanno il compito specifico della preghiera e della contemplazione. Invito tutti a pregare (e ad aiutare) per queste sorelle e fratelli che hanno ricevuto da Dio una chiamata così nobile e difficile, di consacrare la propria vita, nel nascondimento di un monastero, per mantenere alto nella Chiesa il tasso di spirito orante e contemplativo: senza questa “benzina nel motore”, la Chiesa e lo stesso mondo sarebbero molto più lontani da Dio di quanto non sono oggi.

     Come forse già sapete, ho avuto la fortuna di entrare presto (a 12-16 anni) in contatto con un convento di clausura femminile, “Betania del Sacro Cuore” di Vische (Torino); e poi, all’inizio degli anni settanta, il buon Dio ha messo sulla mia strada le Suore Adoratrici perpetue del SS. Sacramento di Seregno (Milano). Due frequentazioni che hanno segnato profondamente la mia esistenza. Qualche anno dopo ho iniziato a mandare in omaggio a tutti i conventi di clausura in Italia (più di 500, secondo l’indirizzario che ricevo dal loro Segretariato) la rivista che dirigevo “Mondo e Missione” e tutti i miei libri, sempre accompagnandoli con una lunga lettera in cui racconto le mie visite alle missioni e chiedo preghiere per i missionari e le giovani Chiese.

    E ho visitato tanti, davvero molti, conventi di clausura, ricevendone stimoli per ricostruire sempre nel mio spirito quella “cella dell’amore a Cristo”, dove il Signore Gesù mi illumina, mi riscalda, mi rasserena, mi commuove, mi esalta nel cammino verso la vita che non ha fine. E quando visito i missionari dico sempre: “Non vi porto molti aiuti, ma solo quel che ho ricevuto; però vi assicuro della preghiera di centinaia e centinaia di sorelle di clausura italiane, che pregano per voi”. Un missionario del Bangladesh mi ha detto: “Padre Piero, questo è il più grande regalo che puoi farci. La grazia di Dio è l’unica forza che può portare gli uomini a Cristo”.

      Più volte ho scritto che, secondo me, i missionari e le suore di clausura sono le frontiere estreme della Chiesa, perché rappresentano quello che tutti i credenti in Cristo dovrebbero essere: concentrati nella preghiera e nell’amore a Cristo e con “un cuore grande come il mondo”, interessati e proiettati verso tutti i popoli e le culture per annunziare Cristo e fondarvi la Chiesa. E’ il messaggio che lascio a voi tutti, cari amici di “Armagheddo”: non chiudiamoci mai in noi stessi. Possiamo superare le nostre debolezze e sofferenze solo donandoci a Cristo e al nostro prossimo vicino e lontano. Ma la giornata “Pro Orantibus” ci invita anche a pregare e ad aiutare (quanti conventi vivono in una commovente povertà!) le nostre sorelle e i fratelli di clausura, che pregano per noi e per tutta l’umanità.

     Nota bene. Questa sera, lunedì 16 novembre, dalle 21 alle 22,30, parlo a Radio  Maria, come tutti i terzi lunedì del mese alla stessa ora, sul tema: “Perché la missione alle genti è urgente sopratutto oggi”.

 

                                                                                     Piero Gheddo