Il Saverio modello degli animatori missionari

San Francesco Saverio (vedi il Blog del 2 dicembre scorso) non era solo un grande missionario in Asia, ma anche un animatore attraverso le molte e lunghe lettere che mandava agli amici a Parigi, in Portogallo, in Spagna. Il fuoco dell’amore di Cristo lo spingeva a scrivere, toccando spesso il tema della vocazione missionaria; “In questi luoghi molti trascurano di farsi cristiani – scriveva da Cochin il 15 gennaio 1544 – non avendo persone che si occupano di cose tanto pie e sante. Molte volte sono scosso dal pensiero di andare nelle Università, gridando come un uomo che ha perduto il senno, e soprattutto all’Università di Parigi, dicendo a tutti quelli della Sorbona: “Quante anime non possono andare in Paradiso e vanno all’inferno per la vostra negligenza!” E se studiando le scienze essi meditassero sul conto che Dio chiederà di loro stessi e del talento a loro concesso, molti si smuoverebbero e direbbero:”Signore sono qui, che vuoi che io faccia? Mandami dove vuoi e, se necessario, anche fra gli indiani”.

Nelle lettere di Saverio emergono alcune caratteristiche:

1 – L’entusiasmo della fede e della missione di portare Cristo a tutti i popoli. Il suo entusiasmo viene fuori quasi in tutte le pagine delle lettere, per questo i suoi scritti hanno grande fascino, si leggono come un messaggio ancora vivo anche oggi.

La missione è opera di fede, viene dalla fede, senza la fede non sussiste. Ecco perché S. Francesco chiede parecchie volte preghiere, oltre che personale apostolico. Quando parla di difficoltà dell’apostolato, prima di tutto dice che bisogna pregare, l’entusiasmo della missione viene dalla fede. “La missione è un problema di fede, è l’indice esatto della nostra fede in Cristo e del suo amore per noi”, dice Giovanni Paolo II nella Redemptoris Missio (n.11). San Francesco Saverio scriveva: “Coloro che vengono in India, quando incominciano le grandi avversità e vanno tra i pagani, se non hanno forti radice, si spengono i fervori e, mentre stanno in India, vivono con il desiderio del Portogallo”.

2 – Le lettere del Saverio suscitavano ondate di entusiasmo in Europa, specialmente fra gli universitari. Chi le riceveva ne faceva copie e le mandava alle università, ai collegi dei Gesuiti, a Vescovi e Pastori che a loro volta li diffondevano.

Il Card. Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano, parlando ai missionari del PIME impegnati nella stampa missionaria a Milano (2 dicembre 1992), ricordando le lettere di San Francesco Saverio, diceva che avevano “un fuoco straordinario per il Vangelo”. Ancora oggi le sue lettere hanno una forza comunicativa straordinaria. “Noi vorremmo – continuava il Card. Martini – che la nostra stampa missionaria fosse sempre così, cioè che avesse questa forza comunicativa del Vangelo proprio attraverso le notizie sulla diffusione del Vangelo… Ridateci lo stupore del primo annuncio del Vangelo, ridatelo alle nostre comunità, non soltanto ai cristiani delle terre di missione, ma anche a noi… perché questo stupore riscaldi il cuore di tutti e tutti possiamo rivivere la gioia di cui parla Isaia: “Prorompete in canti di gioia perché il Signore ha consolato il suo popolo”.

Perché questo stupore dell’annuncio del Vangelo, che riscalda il cuore, dovrebbe darlo solo la stampa missionaria e non tutti i missionari che hanno consacrato la loro vita a Cristo e alla missione alle genti?

L’ottimismo e il coraggio storico della missione. San Francesco Saverio è un uomo solo di fronte ad continente immenso e sconosciuto. Si lamenta spesso delle difficoltà di imparare quelle lingue e di adattarsi al clima, cibo, costumi. Parla dell’ignoranza della gente e dei peccati del mondo pagano, dove il demonio tiene le persone sotto il suo dominio oppressivo. Scrive dei tremendi pericoli che corre (tempeste, briganti, malattie) e del martirio dei cristiani in Asia.

Eppure si lancia con coraggio nella sua missione, non ha dubbi sull’ efficacia della sua predicazione, nelle sue lettere non è mai pessimista o scoraggiato, non si tira mai indietro. E’ sicuro di sé in tutto quel che fa, in un modo che sembra esagerato, spesso appare come uno che si illude. Il suo biografo padre Georg Schurhammer scrive: “Certamente il Saverio agli occhi del mondo era un grande ingenuo, perché credeva possibile e anche facile la conversione del popolo giapponese, solo che dal Portogallo e dall’Europa gli studenti e gli ecclesiastici fossero andati con lui come missionari. Ma era una ingenuità e una sicurezza che venivano dalla fede e che, con l’aiuto di Dio, hanno prodotto grandi frutti di bene”.

Noi oggi chiediamo al Signore, per intercessione di San Francesco Saverio, la grazia di poter avere lo spirito evangelico e missionario di questo Santo Patrono delle missioni e dei missionari.

Piero Gheddo

Un pensiero su “Il Saverio modello degli animatori missionari

  1. Caro P. Gheddo, il tuo entusiasmo è ancora come quello della prima ora.
    Sei pieno di missione. Straripi di missione. Quanto oggi sarebbe necessario che questo entusiasmo, al pari del Saverio, raggiungesse il mondo giovanile.
    Quanto manchino oggi proposte dirette di impegno per sempre o almeno di coinvolgimento per una testimonianza missionaria vera. Forse mi sbaglio visto il mio letargo che dura da più di 12 anni e quindi non ho elementi certi che ciò sia vero. Ma solo guardando in giro mi accorgo come il mondo missionario ha perso le giuste parole per parlare al mondo giovanile.
    Prego per le vocazioni missionarie chiedendo l’intercessione dei nostri amici missionari martiri.
    Un ricordo nella preghiera.

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