Perchè poche vocazioni missionarie?

 

 

 

   Le vocazioni missionarie in Italia sono molto diminuite. Mancano i giovani, scarseggiano le famiglie che trasmettano la fede e suscitino nei loro giovani almeno l’idea, il desiderio di consacrare la loro vita a Dio. Tutti conosciamo e soffriamo questa situazione. Anche gli istituti missionari lamentano il crollo delle vocazioni missionarie in Italia, soprattutto negli ultimi 20-30 anni circa.

 

    Nel 1994 mi sono trasferito da Milano a Roma, per iniziare l’Ufficio storico del Pime, pur conservando ufficio e stanza da letto a Milano dove vado spesso per impegni di giornalismo e di animazione. Ed ho cominciato ad insegnare nel seminario del Pime a Roma dove abbiamo i due anni di filosofia e l’anno di formazione (la teologia è a Monza ed a Tagaytay nelle Filippine). Nel 1994 qui a Roma c’erano 16 seminaristi italiani e quattro stranieri perchè il Pime ha scelto di diventare istituto internazionale solo nel 1989. Oggi, nello stesso seminario di Roma, accanto alla direzione generale, ci sono 14 seminaristi, di cui 12 stranieri (africani, brasiliani, birmani, messicani, americani, ecc.) e due soli italiani! Il Pime ha un seminario in Brasile e Stati Uniti e quattro seminari in India. Gli indiani, che sono numerosi, studiano in India fino alla teologia 

    Questa, più o meno, è la situazione degli istituti missionari italiani: aumentano le vocazioni missionarie nelle missioni, diminuiscono quelle italiane. Dalle missioni i vescovi locali continuano a chiedere nuovi preti (con fratelli e suore naturalmente). I superiori degli istituti missionari spesso debbono rispondere che la crisi di fede del nostro popolo, almeno per il momento, non permette di nutrire speranze prossime di un aumento del personale missionario italiano. Però mi vengono due dubbi.

 

     Primo. Nelle comunità missionarie in Italia (non parlo delle missioni dove la situazione è molto diversa) si vive ancora con passione lo spirito missionario? Lo si trasmette agli altri con la vita e la parola? Ho l’impressione che, in genere, il missionario, quando viene rimpatriato, anche per l’età e le malattie spesso non si adatta più all’ambiente italiano: si affloscia, si demoralizza, si abbatte, è travolto dall’atmosfera di pessimismo e di secolarizzazione che si respira in Italia e non trasmette più l’entusiasmo della missione alle genti, che sentiva vivendo la missione sul campo. Sogna la sua missione, ma in Italia si trova spaesato. Se ci vuole una “inculturazione del missionario” che da giovane parte per una nuova patria, anche quando torna in Italia dopo decenni di vita missionaria in ambienti tanto diversi, dovrebbe riambientarsi. Invece succede che non si adatta più all’ambiente italiano.

      Insomma, a dirla tutta: gli istituti missionari, trasmettono ancora, in Italia, il fascino e la radicalità evangelica della missione alle genti? Trasmettono ancora l’amore e la passione per Cristo e per la Chiesa, senza i quali la missione alle genti non ha più significato?

 

      Secondo. Perché, sempre in Italia, gli istituti missionari non lanciano più appelli vocazionali alle famiglie, ai giovani; perché non fanno più campagne, convegni, manifestazioni, non lanciano slogan per sensibilizzare il popolo di Dio e gli amici delle missioni sulle vocazioni missionarie? Apro le riviste missionarie e difficilmente trovo qualche articolo su questo tema; vedo i volumi pubblicati dalla Emi (Editrice missionaria italiana che ho contribuito a fondare nel 1955), che sono tanti e positivi, ma quanti dedicati alla missione alle genti e alle vocazioni missionarie?

    Gli istituti missionari lamentano la diminuzione del loro personale italiano, ma quando mai in tutti i loro comunicati, riviste, congressi, iniziative di animazione missionaria, approfondiscono e spiegano perché l’urgenza della missione alle genti, lanciano appelli ai giovani affinchè si facciano missionari? Diverse volte l’anno gli organismi unitari degli istituti missionari, ad esempio la Cimi (Conferenza istituti missionari italiani), la Fesmi (Federazione stampa missionaria italiana), il Suam (Segretariato unitario animazione missionaria) sono presenti sulla stampa nazionale con comunicati su temi che con la missione alle genti c’entrano poco o nulla: contro il debito estero, la privatizzazione dell’acqua, la produzione delle armi, per l’aumento degli aiuti allo sviluppo, in difesa dei lavoratori terzomondiali clandestini in Italia e via dicendo. Tutti temi in sé sacrosanti, ma perché non protestiamo contro gli aborti, i divorzi e le separazioni che sono alla radice della decadenza delle famiglie e delle scarse vocazioni sacerdotali e missionarie?  Comunque, le vocazioni missionarie non sono mai ricordate, non esistono! Non ricordo che negli ultimi tempi si sia trovato il modo di portare in modo vigoroso alla ribalta l’appello ai giovani di donare la propria vita a Cristo e alla missione fra i non cristiani.

      Tutto questo è solo la punta dell’iceberg. Diciamoci la verità. La missione alle genti, gli istituti e la vocazione missionaria sono quasi scomparsi dall’orizzonte dei mass media, dell’opinione pubblica e, sia pur esagerando, della Chiesa italiana. Come facciamo poi a lamentarci perché pochi giovani e ragazze scelgono la nostra via per servire il Regno di Dio, quando noi missionari stessi diamo l’impressione di considerarla poco importante e quasi marginale nella vita della Chiesa e del mondo d’oggi?

                                                                                                     Piero Gheddo

 

4 pensieri su “Perchè poche vocazioni missionarie?

  1. Caro padre Gheddo,

    sono felice di vedere che ha ripreso a pieno regime la sua attività sul blog, spero che i suoi problemi di salute siano stati superati, continuo a ricordarla nella preghiera.

    Condivido in toto quello che ha scritto.
    In particolare, mi addolora molto vedere che tanti sacerdoti e missionari molto conosciuti si lamentano e si indignano (giustamente, per carità!), per esempio per le leggi che restringono i diritti dei migranti, e però tacciono completamente sul problema dell’aborto o su quello degli attacchi alla famiglia tradizionale, forse per non inimicarsi le forze politiche di sinistra che fiancheggiano battaglie come quella in favore degli extra-comunitari.
    E tuttavia, a me sembra che ci sia molto più da indignarsi per l’aborto, un delitto aberrante perpetrato ai danni del più povero ed indifeso degli esseri umani. Giustamente Madre Teresa diceva che se una madre può uccidere il proprio bambino (e sia ben chiaro che anche la madre finisce con essere più vittima che carnefice, in questo orrore) non dobbiamo più stupirci di nessuna nefandezza.

    Sul tema delle vocazioni mi permetto di lanciarle una proposta che è un po’ anche una provocazione.
    Così come l’eucarestia è possibile grazie al sacerdozio, anche il sacerdozio nasce dall’eucarestia, dalla frequenza all’eucarestia.
    Invece di lanciare appelli ai giovani che si facciano missionari, che è un passo forse un po’ lungo per un giovane che vive immerso in questa società secolarizzata, non si potrebbe fare una proposta di messe feriali al mattino presto, in orario compatibile con la scuola ed il lavoro?
    Le famiglie già impegnate in parrocchia potrebbero essere coinvolte in questa proposta, che andrebbe ovviamente preparata all’interno della parrocchia, coinvolgendo i giovani e le famiglie più vicine alla fede.
    Qualche genitore volontario potrebbe offrirsi di accompagnare poi a scuola i bambini i cui genitori non poossono o non vogliono fermarsi. La presenza di un gruppo di bambini che partecipano, potrebbe coinvolgere anche quelli delle famiglie più lontane.

    Io vedo che dove vivo io non esistono proposte del genere, mentre leggendo le biografie dei santi ho visto che molti di loro erano stati abituati fin da piccoli a cominciare la giornata con la celebrazione eucaristica.

    La saluto cordialmente,
    Mario Molinari

  2. caro piero,anch’io molto preoccupato per mancanza di vocazioni…varie sono le cause,provo a buttar lì proposte:ci sono molti,troppi inviti a diventare sacerdoti diocesani e il luogo comune che”tanto i missionari non servono più”…combattere questa mentalità,molto diffusa all’interno delle diocesi e delle parrocchie è il primo passo!occorre quindi
    1)proporre la vocazione missionaria ESPLICITAMENTE nelle parrocchie
    2)Abito a Parma e i missionari saveriani che rientrano dalle missioni vorrebbero parlare della loro testimonianza,ma nessunn parroco li invita..credo che anche in altre diocesi succeda questo..perchè accade?forse per paura che nascano vocazioni che fan concorrenza colle diocesane..non credo!la realtà è che il prete oggi,stretto com’è tra esigenze patorali e servizio ai poveri,non si ricorda proprio che esistono le missioni!
    3)negli incontri formativi del clero manca qualsiasi riferimento non solo alle tematiche dell’EMI,ma mai vedo la vocazione missionaria
    4)mancano catechesi e incontri per i giovani sia per gli adulti..massimo una proposta al mese..ovvio se ogni parrocchia fa di testa sua!perchè i giovani e gli adulti migliori raramente han libera una sera da altri impegni,quindi van moltipilicate le proposte nelle date(almeno 4 incontri al mese)e non farne uno ogni parrocchia dove vengono sì e no 4-5 giovani!se si aumenta il numero unendo tre o quattro parrocchie i giovani vedono più giovani
    5)gli orari delle messe…possibile che in una città comeParma ci sia solo ed esclusivamente alle 18 o 18.30 ..e chi lavora?alle 21 non la vedo molto bene…la vedo bene alle 19.30-20..è così difficile?una in tutta la diocesi..non chiedo molto!
    mi dirai perchè non parlo coi preti della mia diocesi…ho scritto letttere..ma nessuno risponde!ho parlato..tutti i preti mi dan ragion ma poi continuano come prima!
    per questo ti ho scritto queste righe!stammmi bene!una confidenza:ho studiato al P.I.M.E. due anni come studente saveriano e ho fatto il noviziato..i più belli anni della mia vita,ma ho capito che non ero adatto alla vita missionaria..ho fatto richiesta come prete e mi son sentito dire”Cos’è il noviziato?”questo per dirti che mancano le vocazioni religiose proprio per ignoranza dei preti diocesani..non vorrei aver parlato male di Parma perchè credo ovunque sia così!di nuovo auguri!

  3. Carissimi Giovanni e Mario,
    con le vostre analisi ne è venuta fuori una “chiesa” un po’ strana, ma reale. anche da me ci sono queste problematiche, i parroci ci sentono pochissimo sul tema missionario, non tanto come raccolta soldi, quella passa, ma come spirito missionario (non tutti).
    Il Vescovo poi vive nel terrore che qualcuno gli chieda di andare in missione: (non ridete, ma è presidente commissione regionale missionaria) perchè con più di 300 parrocchie e pochi preti non sa come fare. Usasse un po’ di più i laici ………e la messa ………… santificare la festa…….. in africa come fanno con un prete ogni un milione di abitanti e distanze grandi come l’Italia……. meditate-
    Molto dipende anche dai CMD. Nella mia diocesi abbiamo fatto un incontro di animatori diocesani missionari a settembre, l’unico in tutto l’anno: parecchie persone anziane e qualche giovane. In 5 ci siamo accorti che non c’era formazione al problema missionario: conosciamo i documenti della chiesa riguardanti la missionarietà? – e la cultura dei popoli? (non dobbiamo far diventare italiani tutti i popoli) e il problema della corruzione? (in Africa si sono mandati tanti soldi da tutte le organizzazioni e dalle nazioni varie che avrebbe dovuto risollevarsi – come mai allora è sempre più nella povertà?) e il problema della formazione a una Chiesa missionaria qui da noi? Quindi abbiamo chiesto che si faccia formazione missionaria: il problema è che potremmo essere 3 o 4 soltanto, ma fossimo 3 o 4 come madre Teresa di Calcutta…………… lei era sola……………
    avremmo bisogno di preti che si interessassero solo di “Chiesa” e non di ristrutturazioni, buste paga, titoli onorifici, nuove costruzioni, organismi vari da gestire, ecc. Questo lasciatelo ai laici, ………………. tante associazioni missionarie ci sono nella mia diocesi, ma tutte fanno capo a se stesse, non c’è un coordinamento, anche questo non è segno di chiesa. Il problema è “poche vocazioni” in generale, non solo missionarie. Non è che sta cambiando il concetto di consacrazione e vocazione?
    ciao a tutti e buon natale

  4. Cari amici che mi avete scritto,
    grazie delle vostre lettere. Sono contento che il tema “vocazioni sacerdotali” interessi ed è logico. Ovunque si sente questa scarsezza di preti. Bisogna chiedere al Signore “tante e sante vocazioni sacerdotali”!
    Non entro nel merito delle vostre proposte, tutti le possono leggere e ricevere un suggerimento, una provocazione. Grazie di questo. Insisto però nel dire, perchè ne sono convinto, che un prete “secondo il cuore di Dio”, prima o poi vocazioni ne suscita, perchè la testimonianza di una vita per gli altri, sacrificata ma piena di gioia e di entusiasmo per Gesù Cristo, è un seme gettato specialmente nell’animo e nel cuore dei giovani, che con l’aiuto di Dio fruttifica. Noi uomini non vediamo il frutto dei nostri sacrifici e dei nostri buoni esempi, ma abbiamo fede che questi frutti ci sono e Dio li conosce
    Il significato del mio Blog era soprattutto questo: una provocazione a tutti i confratelli, missionari o diocesani o religiosi, ad essere coscienti di questa nostra responsabilità. Le vocazioni vengono dai buoni esempi dei preti e anche dagli appelli pubblicizzati per far conoscere a tutti la bellezza della vocazione sacerdotale e quanto i preti e i missionari sono indispensabili per tutti i popoli. Grazie e preghiamo per questo. Vostro padre Piero Gheddo

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