Premio La Pira a padre Piero Gheddo

 

     

      Domenica 29 novembre 2009, la città di Pistoia ha vissuto la sua “XXVII Giornata internazionale della pace, cultura e solidarietà”, al mattino con la consegna dei Premi per opere letterarie nel Palazzo dei Vescovi; al pomeriggio nella Cattedrale con la consegna dei Premi a diversi operatori per la pace e la solidarietà fra i popoli, fra i quali anche padre Piero Gheddo. La cerimonia si è conclusa con la S. Messa concelebrata dal Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della CEI (era anche lui fra i premiati), dal Vescovo di Pistoia, mons. Mansueto Bianchi e da una quarantina di sacerdoti, con la Cattedrale piena di fedeli, presenti tutte le autorità civili e  militari della città e della regione Toscana. Il Premio, assegnato dal “Centro Studi G. Donati”, che è patrocinato dalla “Fondazione La Pira” e si ispira alla figura del  “sindaco santo” di Firenze, consiste in una statua di bronzo di un uomo seduto che legge (alta 30 cm. circa) dello scultore Marino Marini.

 

     Nella lunga motivazione per la consegna del premio a padre Gheddo, si ricorda che da più di mezzo secolo egli esercita il giornalismo visitando i missionari italiani nei vari continenti del Sud del mondo, portando in Italia la voce dei popoli nello spirito di La Pira, che mirava alla  pace e alla solidarietà fraterna fra tutti gli uomini. Padre Gheddo ha parlato una decina di minuti ricordando i circa 13.000 missionari italiani nel mondo, dicendo che ringrazia e accetta il Premio come inteso a celebrare questi italiani impegnati sul campo dell’evangelizzazione, che si esprime soprattutto nelle opere di promozione umana e nel creare ponti di comprensione e di solidarietà fra tutti i popoli.

     Ed ha concluso con un appello dicendo: “Da mezzo secolo visito i missionari nel Sud del mondo e ogni volta che ritorno da questi viaggi vorrei dare un messaggio a tutti gli italiani e oggi lo do a voi, amici pistoiesi: Ricordatevi che noi siamo i privilegiati dell’umanità. Ci sono milioni e miliardi di uomini e donne come noi che hanno ricevuto da Dio molto, ma molto meno di quanto noi abbiamo ricevuto. Non solo in termini di democrazia, di diritti dell’uomo e della donna, di sviluppo economico e di benessere, ma in termini di fede in Gesù Cristo e nel suo Vangelo che, nella millenaria storia dell’umanità, stanno facendo l’unica vera rivoluzione positiva per l’uomo, quella dell’amore. Noi veniamo da duemila anni di cristianesimo, le radici della nostra tradizione e cultura sono fondate sulla persona e sul messaggio di Gesù Cristo e oggi l’Europa cristiana rappresenta nel mondo il continente in cui tutti gli uomini vorrebbero vivere. Tutto quello che abbiamo ricevuto da Dio e dalla fortuna di nascere in Europa, in Italia, non dobbiamo viverlo in modo egoistico, ma donarlo agli altri. Gesù ha detto: “Tutto quello che farete per uno di questi piccoli, l’avete fatto a me”; e ancora: “Quello che gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente datelo agli altri”. Oggi, in un mondo globalizzato, siamo chiamati a vivere la nostra vita non solo per noi, ma per gli altri, per la pace e la solidarietà con tutti i popoli.

     Ma attenzione! Fra il Nord e il Sud del mondo c’è un abisso spaventoso. Per aiutare i popoli poveri a sollevarsi dalle loro miserie e diventare autosufficienti, non basta mandare soldi, macchine, pagare con giustizia le materie prime, non basta l’impegno dei governi e degli enti internazionali come l’ONU, per una vera solidarietà occorre una mobilitazione di popoli. Noi adulti ci lamentiamo spesso dei giovani che non hanno ideali. Ma quali ideali trasmettono i giornali, le radio e le televisioni? Quali ideali trasmettono la scuola e le famiglie? Il successo, i soldi, la vita intesa come divertimento, il sesso a buon mercato e via dicendo. Ecco la proposta e l’ideale da trasmettere ai nostri giovani: dare la propria vita (come fanno i missionari) o parte della vita (sull’esempio dei volontari), per vivere con i poveri dell’umanità, imparando la loro lingua, condividendo le loro povertà e facendo con loro un cammino di educazione vicendevole e di crescita umana.

      Ringrazio ancora per il Premio assegnatomi nel nome e nel ricordo di La Pira. Auguro che serva sempre più per suscitare un movimento fraterno e solidale del nostro popolo verso quella parte dell’umanità che sta faticosamente cercando la sua via verso la pace, lo sviluppo, la democrazia e i diritti dell’uomo e della donna.