E' possibile integrare i musulmani in Italia?

La presenza di un milione e mezzo di musulmani in Italia è una minaccia per l’identità italiana oppure una risorsa di dialogo, scambio culturale, integrazione di nuovi cittadini italiani in un paese come il nostro, dove gli anziani ormai sono più numerosi dei giovani? Ambedue i punti di vista hanno qualcosa di vero. Su tutto si può essere d’accordo (accoglienza, aiuto, fraternità, dialogo, confronto, scambio), il termine che fa difficoltà è “integrazione”: è possibile integrare pienamente nel popolo italiano una consistente minoranza musulmana, che tende ad aumentare per le continue immigrazioni e il tasso di crescita demografico? Si noti che nessuno fa difficoltà per integrare in Italia, con la concessione della cittadinanza italiana, immigrati dall’America Latina, dall’Europa dell’Est, dall’Africa nera e anche dai paesi asiatici come Filippine, India, Cina, Sri Lanka, Vietnam, ecc. Ma è possibile integrare nel popolo italiano immigrati musulmani in numero consistente?

La storia ci dice che fin dall’origine dell’islam, un popolo musulmano non si è mai integrato, come consistente minoranza, in nessun paese non islamico. E’ un dato di fatto che non si può negare, non esistono casi contrari. L’esempio classico è quello dell’India. L’invasione e la conquista islamica dell’India inizia col Mahmud di Ghazna (997-1030) che occupa il Punjab, a cui seguono vari principi e condottieri, con la costituzione di altri regni islamici, fino al 1526 quando Baber, un discendente di Tamerlano, sconfigge il sultano di Delhi e dà origine all’impero Moghul (mongolo), che governa l’India fino al 1858. La colonizzazione inglese blocca l’islamizzazione del grande paese asiatico.

Per più di tre secoli popolazioni indù e islamiche, delle stesse etnie o razze e della stessa lingua, convivono negli stessi territori, ma assolutamente non si integrano. E quando nasce nel 1885 il “Partito del Congresso”, subito proclama la sua laicità, assicurando parità e libertà religiosa a tutti. Ma i musulmani creano la “All India Muslim League”, che infiamma il popolo islamico martellando lo slogan: “Fuori dall’India indù per restare fedeli all’islam”. Così i nazionalismi indiani che manifestano e lottano contro l’Inghilterra per l’indipendenza sono due, nonostante che grandi personalità come Gandhi e Nehru promettano ai musulmani piena libertà di diritti, come a tutte le minoranze religiose. Quando il 15 agosto 1947 l’Inghilterra si ritira, l’India si divide in due stati rivali, uno indù (India) e uno musulmano (Pakistan), che finora hanno combattuto tre guerre.

Sappiamo cos’è successo in Kossovo e in Bosnia, dove popolazioni cristiane e musulmane non si sono assolutamente integrate dopo cinque-sei secoli di convivenza. E anche paesi liberi e democratici come Inghilterra, Francia e Olanda, che ospitano consistenti minoranze islamiche concedendo loro tutte le libertà e i diritti di cittadinanza, non riescono ad integrarle nei rispettivi popoli, ormai laicizzati al massimo e in grande maggioranza non più “praticanti” la fede cristiana. Anzi, figli e nipoti dei primi immigrati musulmani mezzo secolo addietro, o anche prima, oggi si scopre che almeno in parte sono seguaci dell’estremismo islamico. Il governo laburista di Gordon Brown ha di fatto riconosciuto la poligamia, riconoscendo gli assegni familiari ai musulmani poligami che sono sposati in paesi dove questa forma di matrimonio è permessa. Sono molti i fatti da citare, che dimostrano come la “Sharia” (legge islamica) sta penetrando ed è riconosciuta in paesi europei (che hanno una forte minoranza islamica). Nella stessa Inghilterra, ad esempio, i tribunali islamici della “Sharia” possono da anni legiferare e giudicare in tema di diritto familiare. E in Germania non pochi verdetti emessi dai tribunali tedeschi citano principi o consuetudini legate al diritto islamico. Ad esempio, un giudice di Dortmund ha stabilito che un padre può picchiare la figlia quindicenne che non vuole indossare il velo; e un altro di Francoforte, sempre facendo riferimento ad un passaggio del Corano, ha stabilito che il marito può picchiare la moglie, “in quanto ambedue sono musulmani”.

Questi sono dati di fatto di cui bisogna tener conto, per dare un giudizio sul tema che interessa oggi la politica italiana e rispondere all’interrogativo di fondo: è possibile “integrare” la consistente minoranza islamica nel nostro popolo, dando loro la cittadinanza italiana? Giovanni Sartori così conclude un editoriale su questo tema (“Corriere della Sera”, 20 dicembre 2009): “Illudersi di integrare (i musulmani) italianizzandoli è un rischio da giganteschi sprovveduti, un rischio da non rischiare”. Giudizio esagerato, ma che esprime una mentalità abbastanza diffusa. Però è anche vero che, dopo un certo numero di anni di residenza e di lavoro in Italia, non è possibile negare la cittadinanza ai lavoratori stranieri; e non è pensabile discriminare i musulmani dandola solo a quelli che sono cristiani o buddhisti o indù.

Il problema, come si vede, è molto complesso. Che fare? Una risposta, almeno in teoria, forse esiste, ma vorrei prima sentire il parere di amici lettori. Scrivetemi, grazie e Buon Anno a tutti.

Piero Gheddo

15 pensieri su “E' possibile integrare i musulmani in Italia?

  1. sinceramente non c’è una risposta sicura e giusta!
    mi pare che i musulmani seguano le leggi del Corano: forse è l’interpretazione che danno loro del Corano che è discutibile, non ciò che c’è scritto. Anche tra i musulmani, come tra i cristiani e europei, c’è il buono e il cattivo, non si può far di ogni erba un fascio.
    abbiamo culture diverse, certo che se si dà loro la cittadinanza italiana dovrebbero rispettare le leggi italiane. (vedi rapporti familiari)
    Se noi andassimo in un paese musulmano, cosa possiamo fare o non possiamo? Come veniamo giudicati?
    sarebbe bello sentire il parere di qualche musulmano…………………….. se ci sei scrivici!

  2. Cara Riiccarda,
    grazie della tua lettera, mi ha scritto anche un altro amico per posta elettronica e gli ho risposto, ma non so se vuole che tutto sia pubblicato sul Blog Armagheddo. Certo, anch’io invito i musulmani a rispondere alla mia domanda: è possibile integrare nel popolo italiano non un singolo musulmano o due o tre, ma una consistente minoranza di islamici? Integrare non vuol dire solo lavorare in Italia, conoscere la lingua, osservare le leggi italiane, ma anche rifiutare quei costumi tradizionali che non sono compatibili con la Carta dei diritti dell’uomo e della donna e la Costituzione italiana: ad esempio, poligamia, libertà religiosa di convertirsi ad un’altra religione, rifiuto della violenza, la donna uguale all’uomo come dignità e diritti della persona, la religione indipendente dalla politica e viceversa, ecc.
    In questi ed altri casi, devono cambiare gli italiani e la loro Costituzione o devono cambiare mentalità e abitudini i musulmani? Questo Blog è una libera tribuna di pareri e di esperienze. Grazie a tutti quelli che ci scrivono.
    Piero Gheddo

  3. da quello che scrivi, caro P.Piero, sembra impossibile una integrazione in Italia e in Europa. Allora mi nasce un dubbio: qual’è allora la verità sull’uomo? Qual’è il vero bene di esso? Come deve essere la vita sociale e privata di ogni persona umana? come esseri umani non abbiamo tutti un comune diritto / dovere di vivere insieme per una umanità vivibile? Forse sono solo fantasie le mie? Utopie? Come è stato pensato da Dio (e mi pare che il Dio delle religioni monoteiste, sia sempre lo stesso) l’uomo?
    ciao

  4. Cara Riccarda,
    tu chiedi: “Come esseri umani non abbiamo tutti un comune diritto / dovere di vivere insieme per una umanità vivibile?”. Certamente sì, tutti gli uomini sono uguali, di uguale dignità e diritti-doveri, e debbono poter vivere assieme pacificamente. Ma gli uomini non sono singoli individui separati l’uno dall’altro, ma si riuniscono in comunità, in famiglie, in nazioni. Ciascuna nazione si dà le sue leggi, i suoi regoilamenti, la sua Costituzione. Il problema è questo: è possibile integrare “un numero consistente di musulmani nel nostro paese Italia”? Non uno o due individui o poche famiglie, ma milioni di persone che seguono leggi e costumi incompatibili con la legge e la Costituzione italiana?
    Nel mio Blog ho citato molti esempi di paesi la cui storia dimostra che, fino ad oggi, questo non è stato possibile. Quella “consistente minoranza”, come popolo unito e non come singoli individui, non si sono integrati. Questo pone un problema anche al nostro paese. come lo risolviamo?
    Io non sono radicalmente pessimista, anzi ho scritto che forse una o più soluzioni ci sarebbero. Vorrei sentire cosa dicono quelli che mi leggono. Quindi grazie della tua lettera, ma non citi nessuna soluzione possibile. Grazie, tuo padre Piero

  5. I gruppi etnici con una forte identità non si possono integrare. Non vogliono. Io credo che, accanto ad altre soluzioni (studio della lingua, contratto di lavoro, …) ve ne sia una ancora da esaminare: la concentrazione. Occorre evitare che vi siano zone geografiche (a livello di paese o quartiere) con una percentuale elevata di musulmani. Pensiamo anche alle nostre esperienze private: quando siamo stati “soli” (soggiorno all’estero, campo-scuola con sconosciuti, cambio di residenza per lavoro,…) è allora che ci siamo sentiti obbligati a salutare per primi, a cercare di integrarci nel nuovo ambiente, in una parola a cercare nuovi amici e conoscenti e dunque a capire il nuovo mondo.
    Voglio aggiungere che ritengo disastrosa e letteralmente incivile la scelta di applicare le leggi tradizionali (sharia) al posto delle leggi faticosamente conquistate in tanti secoli. Con quale faccia l’Europa ci ricorda le sue conquiste (Magna Charta, Rivoluzione Francese, Unione Europea) se prima nega la fonte da cui arrivano (il Cristianesimo con la sua nuova nozione di persona) e poi rinuncia persino ad applicarle? Ci hanno sempre insegnato che diritti dell’uomo sono dei valori per tutti. Se in base a questi diritti umani siamo obbligati a salvare il disperato che arriva su un barcone che senso ha dire poi che tale diritto non vale più quando l’ex-disperato picchia la moglie o ne sposa altre?

  6. Caro padre Piero,

    lei ci invita a fare qualche proposta, voglio provare a raccogliere questo invito.

    A me sembra che il problema dell’integrazione dei mussulmani sia in realtà, prima di tutto, un problema della nostra società occidentale edonista e decadente.

    Per integrare persone appartenenti ad una religione diversa, occorre raggiungere un accordo su dei valori “di base”, o “naturali”, che possano essere condivisi da tutti, a qualsiasi religione appartengano.

    Per esempio, la reciprocità di diritti/doveri di uomo e donna richiede la monogamia. Così noi dovremmo poter dire ai mussulmani: “Nel nostro paese la poligamia non è ammessa”. Di fatto, però, gran parte dei “padroni del vapore”, o “maestri di pensiero” che chiamar si vogliano, della nostra società sostengono che la famiglia è solo una convenzione sociale, che può essere adattata nel modo che più si adatta ad una cultura “moderna”. Paradossalmente, la famiglia poligamica dell’Islam, con la sua rigida regolamentazione, potrebbe essere tanto lontana dalla nostra cultura cristiana, e lesiva della dignità dei più deboli (donna e bambino), quanto lo sono certi tipi di convivenze/famiglie “aperte”, diffuse nella nostra società.

    Noi dovremmo dire ai mussulmani: “Non potete permettere l’arbitrio dell’uomo sulla donna, perché la legge tutela il più debole”. Ma invece la nostra legislazione su aborto, divorzio, e, futuribilmente, sul cosiddetto “testamento biologico” (vedi caso Eluana), così come, su un altro versante, sull’accoglienza (o meglio, non-accoglienza) agli immigrati, sulla (non) difesa dei diritti dei poveri, eccetera, è quasi costantemente orientata a difendere il diritto del più forte, eccetto che nei casi più “politicamente corretti”. E che dire della percentuale scandalosa di uomini che ricorrono alla prostituzione, e spesso abusano di ragazze ridotte in schiavitù? Come possiamo sostenere il diritto della donna di fronte ai nostri fratelli islamici in queste condizioni?

    Noi dovremmo dire ai mussulmani: “Dovete ammettere la libertà religiosa, e la possibilità di conversione”. Ma la nostra cultura dominante ritiene la religione un fatto privato, di scarsa o nessuna rilevanza pubblica, al punto che se la Chiesa prova ad alzare la sua voce sui “principi non negoziabili” viene subito accusata di ingerenza.

    Io credo che i mussulmani siano spaventati da questa società italiana che ha perso i suoi punti di riferimento, ed apparentemente non ha più una propria identità da difendere, così come noi siamo spaventati dalla mancanza di libertà religiosa, dai soprusi sulla donna e dal miscuglio tra autorità religiosa e potere politico che c’è nell’Islam.

    Credo che, per poter camminare verso una vera integrazione, occorre che la nostra società faccia un profondo esame di coscienza, e compia passi difficili, ma ineludibili, a livello culturale e politico.
    Per dirne solo alcuni, occorre che si torni a considerare la formazione delle giovani generazioni come un impervio cammino spirituale, anziché una mera trasmissione di competenze tecniche.
    Occorre che si rifletta sulla devastazione delle coscienze che trent’anni di separazioni, divorzi, e (soprattutto) aborto libero e gratuito hanno prodotto anche nelle persone che non sono state toccate direttamente da queste tragedie; occorre che si cominci un cammino di redenzione per guarire da questi mali.
    Occorre che si torni a puntare sulla famiglia, non solo con provvedimenti (pure necessari) economici (vedi “quoziente familiare”), ma anche proponendo, sui media, nell’istruzione, nella società, modelli di famiglie “riuscite”, che hanno potuto, col sacrificio personale di ognuno dei loro membri, trasmettere nel tempo la fede, la speranza e l’amore autentico (ben diverso da quello ostentato nelle fiction televisive).

    In una parola, occorre una riflessione su cosa è davvero il bene comune, che, a ben riflettere, è il bene di chi è più debole ed indifeso. Se noi riusciamo a difendere il debole, allora ogni membro della società sarà aiutato a vivere una vita piena e felice.

    In questa riflessione, non dobbiamo aver paura di coinvolgere anche i mussulmani.
    Dobbiamo cercare la verità: per esempio, potremmo chiederci, e chiedere a loro: “A che cosa serve fare una legge che permetta ad un uomo di avee più mogli, se non ad appagare il suo egoismo?”
    Oppure: “Quale Dio sarebbe contento di ricevere un culto ipocrita, da parte di persone che aderiscono ad una data religione per una mera convenienza economica e sociale, o, peggio, per fanatismo, o per acquisire potere, o per poter sopraffare inpunemente chi non aderisce a quella religione?”

    In una parola, facciamoci guidare dalla ricerca della Verità, del vero bene di ogni persona, a partire dal più debole, e allora chi viene nel nostro paese vedrà la nostra onestà e la nostra serietà, e sarà possibile trovare un punto di incontro su ciò che ci divide (fermo restando che ci sarà sempre qualcuno che si opporrà a questo incontro, da una parte e dall’altra).

    Questa è la proposta che viene da fare a me, ma sicuramente lei ha una comprensione molto più profonda della mia del problema e di come affrontarlo, per cui resto in attesa dei suoi prossimi scritti sull’argomento.

    La saluto cordialmente,
    Mario Molinari

  7. Grazie, Sig. Mario, ho imparato molto da ciò che ha scritto, il Signore la benedica.
    riccarda

  8. Ringrazio anch’io Mario e Paolo per i loro contributi. Però la “concentrazione” dei molti musulmani in alcuni centri urbani è quasi inevitabile. L’ho vista a Mazara del Vallo (Trapani) ed a Colle Val d’Elsa (Siena), come conosco il “quartiere cinese” a Milano ed a Prato. Questi “ghetti” nascono a poco a poco e non so come si potrebbe evitarli.
    Giusto dire: “Occorre che si torni a considerare la formazione delle giovani generazioni come un impervio cammino spirituale, anziché una mera trasmissione di competenze tecniche….. che si rifletta sulla devastazione delle coscienze che trent’anni di separazioni, divorzi, e (soprattutto) aborto libero e gratuito hanno prodotto anche nelle persone che non sono state toccate direttamente da queste tragedie….. che si torni a puntare sulla famiglia, non solo con provvedimenti (pure necessari) economici (vedi “quoziente familiare”), ma anche proponendo, sui media, nell’istruzione, nella società, modelli di famiglie “riuscite”, che hanno potuto, col sacrificio personale di ognuno dei loro membri, trasmettere nel tempo la fede, la speranza e l’amore autentico (ben diverso da quello ostentato nelle fiction televisive)”.
    Tutto giusto ed è quello che la Chiesa dice da molto tempo e noi credenti tentiamo di vivere e di trasmettere ai nostri compatrioti.
    Ma la situazione attuale della nostra Italia è quella che tutti conosciamo. Seguo con attenzione cosa dice il Papa suilla famiglia (anche per mettere brani di suoi interventi sul bollettino che fanno a Vercelli per la beatififcazione di Rosetta e Giovanni Gheddo miei genitori) e vedo che questi interventi sono numerosi, forti, precisi, efficaci. Certamente tutto parte dalla famiglia, ma mi pare che la società remi contro, come si dice, rispetto alle esortazioni di Papa Benedetto, compresi stampa e televisione che formano a lungo andare la cultura popolare.
    Grazie a tutti dei vostri interventi. Buon Anno e Dio vi benedica, vostro padre Piero

  9. salve yaya
    gli italiani hanno paura dell’islam perchè pensano che noi musulmani siamo tutti terroristi.
    L’islam condanna i terroristi…L’ Islam non e’ terrorismo.
    Una bomba esplode nel mercato di Gerusalemme. Un kamikaze si fa esplodere in un autobus pieno di donne e bambini in Tel Aviv. Turisti vengono massacrati in un villaggio turistico in Luxor, Egitto. La lista di eventi che sono sbandierati come il Terrorismo islamico sono numerosi. Tutti queste stragi ed incidenti vengono generalmente identificati come la religione islamica ed hanno modificato il modo di pensare degli occidentali e hanno avuto un effetto nella vita quotidiano di tutti i musulmani sia in oriente che occidente, con la conseguenza che ogni musulmano che vuole praticare la propria religione viene debellato come fondamentalista, estremista e addirittura terrorista. Ogni musulmano con la barba viene temuto ed ogni donna con il velo viene oppressa e ridicolizzata in occidente. Questo tipo di credenze sono vermante giustificabili?
    L’unico modo per giudicare l’islam e’ conoscerene la dottrina ed il suo sistema di pensiero, gradando alle sue fonti, il Corano e i detti profetici.L’unico modo per giudicare l’islam e’ conoscerene la dottrina ed il suo sistema di pensiero, gradando alle sue fonti, il Corano e i detti profetici (ahadith).Questo e’ il modo per sapere la verita’ su cosa l’islam dice circa il terrorismo ed i terroristi. Una volta fatto questo passo e’ necessario considerare la situazione politica del medioriente e vedere se cio’ che spinge uomini e donne a farsi esplodere e’ davvero la loro religione o e’ la situazione politica del loro paese e gli abusi e oppressioni a cui sono sottoposti? L’origine della parola araba “islam” significa sottomissione ( a Dio) e ha la radice nella parola “pace”- salaam.Il musulmano vuole dunque ottenere pace attraverso la sottomissione a Dio. Questa e’ la natura dell’Islam. Se questa e’ la nozione di Islam , perche’ i suoi membri compiono azioni che sono contro tali principi? La risposta e’ semplice. Ogni atto che non e’ sanzionato dalla religione non fa parte della dottrina stessa e non dovrebbe essere attribuita a quest’ultima. Cio che viene definito come “islamico” deve essere qualcosa che e’ delegato dalla religione islamica non qualcosa che essa proibisce, vedi il caso del suicidio.

    La parola jihad fa tremare molti occidentali e non. Essi percepiscono il jihad come violenza e oppressione. Il termine arabo per “guerra santa” e’ al-harb al-Qudsiyah ( e non jihad) e piu’ che essere stato coniato dai musulmani e’ stato in realta’ inventato dai cristiani durante le crociate per giustificare il loro massacro di interi villaggi. Per comprendere dunque il vero significato di jihad e’ necessario risalire al significato che questo termine ha nella dottrina islamica: compiere uno sforzo nella via di Allah. (sforzo intellettuale o fisico).

    Il Corano dice: ” Quindi non obbedite ai miscredenti, ma compiete un grande jihad (sforzo) contro di loro (predicando) con esso (il Corano). “(25:52).

    Controllando e combattendo contro i propri desideri, il musulmano esercita se stesso sulla via di Allah. Jihad non e’ oppressione, ma al contrario, e’ l’espellere la repressione. Il jihad riceve le critiche dell’occidente, poiche’e’ associato con il terrore e l’esplosione di bombe. Lo sforzo del jihad fisico e’ quello di elevare la Parola di Allah, liberando ed emancipando coloro che piangono per la liberta’ nel mondo. Un esempio di jihad combattivo ad esempio e’ portare pace in una regione, liberarla dai loro oppressori e mettere fine all’anarchia e al caos.

    Allah dice nel Corano: ” Se Allah non avesse controllato un gruppo di persone tramite altri, la terra sarebbe piena di male. Ma Allah e’ colmo di abbondanza per i mondi”. (2:251).

    Allora il terrorismo è suicidio quindi l’islam non accetta il suicidio…GLI ITALIANI HANNO PAURA DEI TERRORISTI,QUINDI L’ISLAM NON E’ TERRORISMO

  10. io sono del marocco e conosco tanti italiani chi lavorano al nostro paese vanno in chiesa e non sono mai stati giudicati ni per loro origine ni per loro credenze!
    purtroppo c’è tanta ignoranza!

  11. Ciao Riccarda,
    lascia perdere le cazzate che scrivono gli islamici qua e vai su

    http://www.faithfreedom.org o su http://www.faithfreedom.org/Italian.htm

    lì avrai tutte le risposte ai tuoi questiti.
    Ti ricordo cmq che molti mussulmani lo sono di nome ma non di fatto, e sono buoni dentro, solo non sanno bene in che brutta credenza essi si trovino.Quindi non pensare male di tutti loro. ma sicuramente diffida di chi mette il velo o si professa religiosissimo.
    Ciao

  12. Salve sig. Piero,
    mi è dispiaciuto molto leggendo tutta questa pagina. Lei invita i musulmani a partecipare e a dialogare, quando una musulmana interviene e spiega della sua religione, qua c’è silenzio muto. ALLORA QUESTA è L’INTEGRAZIONE PER VOI???? i veri vittimi del terrorismo sono musulmani. se vedete Palestina, Sudan, Pakistan, Afghanistan, Kashmir eccc. In tutti i paesi dove c’è la maggioranza musulmana, c’è il caos, la povertà. chi sta soffrendo dal terrorismo??? europa??? Italia??? Francia. NO!

  13. ciao a tutti .. perfavore non confondete sempre talebani terrorismo ..e guerre con la parola ISLAM … e non fate le vittime voi per gli altri! come dice Anna ..sopra .. non e l italia la vittima di terrorismo e non e dicerto sotto i talebani come tanti altri paesi tipo afghaistan e pakistan ..quelli sono vittime perke i talebani e una associazione come qua in italia ce la mafia e nn provate a smentire sta cosa !! lo sanno tutti che l italia e la numero uno della mafia camorra.. tutte ste cose che non sono di meno di alqaeda !!..pero quando all estero dicevano che tutti gli italiani erano mafiosi ..si offendevano bene ricordatevelo questo !!..e volevo aggiungere che ce il buono e cattivo in tutte le razze!e nn avete di qui preoccuparvi ..se persone che vengono da altri paesi con la religione diversa abitano vicino a casa vostra ..!ISLAM e religione di Dio ..e chi e vero musulmano non fa male nemmeno a una mosca..cercate di imapare l ISLAM non sentire solo quello che hanno da dire i telegiornali e le persone ignoranti . e razziste il mondo non e di nessuno tutta la terra e di Dio nn appartiene a nessuno … 😀 se avete dubbi oh volete replicare scrivete ..

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