Superare le dvisioni della Teologia della Liberazione

 

    Un amico mi chiede come mai non si parla più di “Teologia della Liberazione”. Perché ha prodotto i suoi frutti positivi e oggi altri temi e problemi sono venuti alla ribalta, in America Latina e nel mondo. Però, il 7 dicembre 2009, Benedetto XVI ha ricevuto i vescovi del Sud Brasile in visita “ad limina” ed ha lanciato un accorato appello a superare le divisioni suscitate nella Chiesa dalla Teologia della Liberazione che si ispirava al marxismo. Il Pontefice ha affermato che le comunità ecclesiali in Brasile devono sperimentare l’esperienza del perdono perché le ferite delle polemiche possano finalmente cicatrizzare.

 

     Nell’agosto scorso (2009) – ha ricordato Benedetto XVI – sono stati commemorati i 25 anni dell’Istruzione Libertatis nuntius della Congregazione per la Dottrina della Fede, su alcuni aspetti della Teologia della Liberazione. In essa – ha spiegato il Papa – “si sottolineava il pericolo che comportava l’accettazione acritica da parte di alcuni teologi di tesi e metodologie provenienti dal marxismo”. In realtà, come affermava nel 1984 il Cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, nella Teologia della Liberazione ci sono molte correnti, perché la liberazione è uno dei messaggi centrali della Rivelazione, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento.

 

     Una di queste correnti, soprattutto negli ultimi tre decenni del XX secolo, ha preso come elemento di interpretazione sociale ed economica l’analisi marxista – il materialismo storico – per cercare di comprendere la complessa e ingiusta, a volte scandalosa, realtà sociale che si vive in America Latina. Questa corrente è stata chiamata Teologia  della Liberazione (di analisi marxista). Secondo quanto ha spiegato Benedetto XVI ai Vescovi brasiliani, “le sue conseguenze più o meno visibili, fatte di ribellione, divisione, dissenso, offesa, anarchia, si fanno ancora sentire, creando nelle vostre comunità diocesane grande sofferenza e una grave perdita di forze vive”. 

     Per questo, ha supplicato “quanti in qualche modo si sono sentiti attratti, coinvolti e toccati nel proprio intimo da certi principi ingannatori della Teologia della Liberazione, di confrontarsi nuovamente con la suddetta Istruzione, accogliendo la luce benigna che essa offre a mani tese”. Citando Giovanni Paolo II, ha dichiarato che la “regola suprema” della fede della Chiesa non deriva dall’analisi marxista, ma “dall’unità che lo Spirito ha posto tra la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il magistero della Chiesa in una reciprocità tale per cui i tre non possono sussistere in maniera indipendente”.

     Per questo motivo, Papa Benedetto si è rivolto a quanti vedono ancora una risposta nella Teologia della Liberazione ai problemi sociali, auspicando che “il perdono offerto e accolto in nome e per amore della Santissima Trinità, che adoriamo nei nostri cuori, ponga fine alla sofferenza dell’amata Chiesa che peregrina nelle terre della Santa Croce”, cioè il Brasile.

 

     Come ho detto all’inizio la Teologia della Liberazione ha prodotto anche frutti positivi. Quando sono andato la prima volta in Brasile, mi ha stupito il fatto che la Chiesa era ben impiantata nelle regioni costiere del paese-continente, mentre nelle regioni interne si trattava spesso di una missione o prima evangelizzazione. Quando i padri del Pime sono giunti in Amazzonia e nel Paranà nel 1946 e pochi anni dopo in Mato Grosso, hanno trovato popoli che avevano ricevuto la fede qualche secolo prima, una fede dai “missionari itineranti”, ma di cristiano avevano proprio poco. L’attenzione creata nelle Chiese latino-americane dalla Teologia della Liberazione per le situazioni a volte disumane in cui vivono  i più poveri e isolati ha spinto le diocesi, i missionari e gli istituti religiosi verso le regioni e i popoli non ancora evangelizzati, con risultati molto positivi. Basti dire che nel 1946 il Brasile aveva un’ottantina di diocesi, oggi circa 350! Se crediamo che il messaggio di Cristo è il miglior messaggio di liberazione dell’uomo, questo è un fatto straordinario. E ne ringraziamo il Signore.

                                                

                                                                                   Piero Gheddo

 

2 pensieri su “Superare le dvisioni della Teologia della Liberazione

  1. Mi sembra che nelle ultime encicliche di Benedetto XVI vi siano forti indicazioni che “accolgono” istanze una volta contemplate nella “Teologia della Liberazione”. E qui sento l’esigenza di porre alcuni punti sintetici: 1) alcune posizioni all’interno della Teologia della Liberazione ponevano in dubbio la divinità di Cristo indebolendo di fatto la grandiosità e la potenza liberatrice del messaggio di Cristo; 2) Una cosa è l’analisi marxista dell’economia che è non solo corretta ed attuale, ma conforme al pensiero teologico cristiano: sbaglia Marx e sopratutto i suoi seguaci che non sono riusciti a liberarsi del pensiero illuminista, positivista e materialista dominante allora ed oggi, elaborando una filosofia “materialista” permeata di positivismo capitalista e quindi in contrasto proprio con le analisi dello stesso Marx. 3) La Chiesa che dalla Rivoluzione Francese si è trovata in conflitto diretto con la potenza capitalista nascente allora e trionfante oggi, ha cercato costantemente il compromesso per difendere la sua possibilità di libera predicazione, oggi è consapevole che non c’è più spazio per alcun “accordo”. L’implosione irrefrenabile del sistema capitalista dovuto essenzialmente alla caduta tendenziale del saggio del profitto sta producendo una cultura della morte e dell’anti-umanità mai vista in precedenza e la teologia cristiana dell’uomo di per sè rappresenta un nemico irriducibile! La chiesa anche con le sue enormi contraddizioni secolari rappresenta oggi un nemico per il sistema capitalista perchè nonostante unitò da un senso al suo gregge ed impedisce la sua dispersione! Per questo ritengo Benedetto XVI un rivoluzionario perchè difende con Cristo l’identità autocosciente dell’uomo come tale contro una società che lo vuole uno zombie, una merce da distruggere a volontà!

  2. Mi permetto educatamente di dissentire dall’affermazione “l’analisi marxista dell’economia è non solo corretta ed attuale, ma conforme al pensiero teologico cristiano”. L’analisi marxista dell’economia è già in sé fondata sua una visione materialistica della vita. Tutto lo sviluppo del pensiero marxista si basa sulla violenza, attraverso la quale chi è piu povero si “emancipa”, eliminando chi è più ricco.
    La Chiesa condivide con il marxismo la denuncia dell’ingiustizia materiale.
    Però, a differenza del marxismo, la Chiesa denuncia situazioni di grave ingiustizia non solo a livello materiale, ma anche a livello spirituale.
    Per esempio, è una grave ingiustizia che alle persone venga prospettata una “sessualità senza responsabilità” (ancora prima ed a prescindere dall’orribile crimine dell’aborto che marchia indelebilmente la nostra società, la cui coscienza è devastata da questo peccato).
    È una grave ingiustizia qualsiasi forma di violenza, che viene sempre presentata da chiunque la commetta come “un male minore”, con l’idea che “il fine giustifica i mezzi”. Tutta la Storia, da ben prima del marxismo, ci insegna che i mezzi cattivi, la violenza, non hanno mai conseguito fini buoni e duraturi.
    È una grave ingiustizia che alcune vite vengano presentate come “di serie B”, “non degne di essere vissute”, al fine di porvi termine in modo violento.
    Il marxismo vede l’uomo sostanzialmente schiavo dei suoi bisogni materiali, e si pone come fine di ridurne le sofferenze.
    Il cristianesimo considera l’uomo sempre libero, per quanto siano forti i condizionamenti della sua condizione di vita, e si pone come fine di aiutarlo a raggiungere la felicità.
    L’uomo è libero perché, se cerca la comunione con Dio, Dio lo rende libero e gli dà sempre la possibilità di scegliere il bene, per quanto siano forti i condizionamenti che lo spingono al male.
    Gli dà sempre la possibilità di amare, persino i suoi oppressori, di scegliere la non-violenza (concetto che il marxismo non è in grado di afferrare), di cercare una via di comunione, anziché di scontro.
    Voglio concludere questo post con le parole che Martin Luther King ha scritto dal carcere per i suoi oppressori, e che secondo me spiegano bene la differenza tra marxismo e cristianesimo.
    “Ai nostri accaniti oppositori, noi diciamo: noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenza con la nostra capacità di sopportare la sofferenza; andremo incontro alla vostra forza fisica e alla vostra violenza con la nostra forza spirituale. Fateci quello che volete, noi continueremo ad amarvi. Noi non possiamo, in coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché la non-cooperazione col male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene. Metteteci in carcere: noi vi ameremo. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli: noi continueremo ad amarvi. Mandate i vostri sicari incappucciati nelle nostre case, nell’ora di mezzanotte, picchiateci e lasciateci mezzi morti: noi vi ameremo ancora. Ma siate sicuri che vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno, arriveremo alla libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi, e allora la nostra vittoria sarà anche la vostra vittoria” (M.L.King, “La forza di amare”).

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