Dialogo con l'islam in Algeria

 

                                

    In seguito ai due Blog su “I musulmani in Italia” che riportavano la visione del card. Giacomo Biffi su questo tema molto dibattuto nel nostro paese (5 e 9 febbraio 2010), mi hanno scritto due lettori, uno in Italia e l’altro un missionario impegnato nel dialogo con l’islam. Il secondo scrive: “Ma dunque, in Italia il dialogo con i musulmani non ha valore?…. Se li trattiamo da nemici da respingere, andiamo contro il Vangelo e le disposizioni della Chiesa, sia universale che italiana, che raccomandano il dialogo…”.

    No, caro padre, il card. Biffi non dice affatto nei suoi testi che il dialogo non ha valore e di “respingere” i musulmani dall’Italia (per favore, stiamo al testo scritto!). Partendo dall’esperienza negativa che si sta facendo in diversi paesi europei dove i musulmani sono una consistente minoranza (Olanda, Inghilterra, Germania, Francia e Danimarca soprattutto), il card. Biffi dice che l’Italia dovrebbe premunirsi dal cadere negli stessi problemi di ordine pubblico e di quasi impossibile integrazione di questa minoranza nel contesto nazionale. Come? Contingentando gli immigrati di cui l’Italia ha bisogno, dato il nostro scarso tasso di natalità. Cioè, ammettendo legalmente (mi pare che accogliamo circa 300.000 immigrati l’anno) una quota di immigrati che vengono da paesi cattolici o cristiani, poi da paesi buddhisti che si integrano facilmente (Sri Lanka ad esempio o Vietnam), poi una quota di musulmani. 

    La proposta è certamente di difficile attuazione, poiché l’Italia confina con molti paesi dell’islam, però ha un significato provocatorio per far discutere, per rompere uno schematismo di generica e indiscriminata accoglienza, che può risultare nefasto per il nostro paese.

    Il dialogo con l’islam ha un grande valore, ne sono convinto e l’ho visto in Senegal, Mali, Guinea Bissau, Camerun, Burkina Faso, Pakistan, Bangladesh, Filippine, Indonesia, Malesia, Libia, ecc. Ecco un esempio recente da una lettera di padre Silvano Zoccarato, missionario del Pime a Touggourt in Algeria dal 2006, dopo una quasi trentennale permanenza a contatto con l’islam nel Nord Camerun.

 

Ecco la lettera di padre Silvano:

 

    Una commissione diocesana italiana per il dialogo con l’Islam mi ha chiesto informazioni sul Ribat di Algeri. Ho raccolto alcune note:

 

    Claude Rault, vescovo di Laghouat-Ghardaia, si sente chiamato a vivere con i musulmani algerini una solidarietà concreta e quotidiana, ma anche spirituale. Nel 1979 ha fondato con Christian De Chergé, Monaco di Tibhirine, ucciso coi suoi confratelli nel 1996, il gruppo “Ribat Essalâm” (“Legame della Pace”), che riunisce cristiani e musulmani che condividono «una identica ricerca di Dio riconosciuto come il Dio di tutti», mettendosi in gioco nell’incontro con l’altro «nella verità di ciò che è».

    Oggi, per motivi di “calendario” e di distanza, mons. Rault non può più partecipare a tutti gli incontri del piccolo gruppo. «Lo vivo – scrive – come un invito ad approfondire la mia “vocazione” in un “ribat” interiore, nutrito dagli incontri nel quotidiano, dai legami di fraternità che spesso affondano le radici in Dio».

    Incominciando questo gruppo di dialogo e di preghiera insieme, cristiani e musulmani, col nome di Ribat (legame), in Algeria, i sufi alawi hanno voluto precisare: “Non vogliamo impegnarci con voi in una discussione dogmatica. Nel dogma e nella teologia ci sono molte barriere, prodotte dell’uomo. Noi desideriamo lasciare che Dio crei tra noi qualcosa di nuovo. Ciò avviene solo nella preghiera. E’ per questo che abbiamo voluto questo incontro di preghiera con voi”.

     Ecco l’impegno comune:

 

     1 – Ogni giorno ricordiamo il tema scelto perché sia per noi un legame di pace di preghiera di servizio e di fedeltà reciproca.

     2 – Lasciamoci interrogare, staccarci un po’ da noi, arricchire dall’esistenza dell’altro; ascoltiamolo, cerchiamo di capire la sua tradizione religiosa come la manifesta e a rispettarla come la vive.

     3 – Restiamo aperti a tutto ciò che ci avvicina nel cammino della fede, condividendo la speranza di questa unità che Dio promette alle nostre differenze. Vestiamoci della pazienza di Dio in questo cammino.

     4 – Con questo spirito, cerchiamo di formare dei gruppi, anche se modesti, di preghiera e di incontri tra uomini e donne sinceri e benevoli.

     5 –  Nelle nostre relazioni quotidiane, scegliamo apertamente il partito dell’amore, del perdono, della comunione, contro l’odio, la vendetta, la violenza che ci riguarda tutti attualmente. Entriamo nel comportamento di Dio, nella sua tenerezza e misericordia verso ogni uomo che soffre.

      6 –  Crediamo al dono della pace che ciascuno porta in se, per se, per il mondo intero. Impariamo a contemplarla al di là delle apparenze. Che sia per noi sorgente di gioia di fiducia e di perseveranza nel legame che ci tiene uniti.

 

I temi sono fissati ad ogni incontro di comune accordo a partire dalla vita vissuta.

                                                                             Silvano Zoccarato