"Mio padre mi dà 600 Euro al mese"

                                

 

     Nel Blog del 13 febbraio scorso ho ricordato quanto Ernesto Olivero, grande carismatico che conosce bene i giovani, mi ha detto in un’intervista: “La crisi dei giovani non esiste. I giovani hanno immense possibilità di fare il bene, come giovani non sono in crisi. Siamo in crisi noi adulti che abbiamo prodotto una società come quella attuale, che rovina i giovani perché non propone valori autentici, per i quali vale la pena di spendere la vita”.

     Un amico mi racconta un episodio significativo che conferma quanto ha detto Ernesto. Nel suo paese della pianura padana, una ditta milanese trasferisce parte della sua produzione metalmeccanica costruendo un nuovo stabilimento. I nuovi posti di lavoro non sono molti, ma ben retribuiti. Cercano giovani con un certo diploma tecnico. Si presenta un giovanotto di vent’anni che ha tutti i requisiti per essere assunto. Il direttore del personale gli spiega i turni di lavoro. L’azienda lavora con tre turni di giorno e di notte perché questa produzione tira ed esporta bene: ore 6-14, 14-22, 22-6. La domenica non si lavora, ma il turno settimanale incomincia alle 22 di domenica.

     Il direttore del personale dice al giovane: “Quando ti capiterà il turno delle 22 di domenica sera devi venire, perché con altri dovrete preparare il lavoro per tutta la settimana”. Il giovane ci pensa un po’ e poi risponde: “No, non mi interessa, Mio padre mi dà 600 Euro al mese. Non vale la pena fare una vita da cani lavorando di notte per qualche centinaio di Euro in più”.

     Pensate, un giovane di vent’anni che cerca lavoro! Se questo povero giovane – speriamo di no – avrà una vita difficile, di chi è la colpa se non di suo padre e della sua stessa famiglia? Ecco perché la famiglia è tutto, l’educazione che si riceve in famiglia fin dalla più giovane età è fondamentale per la vita e per la società. Viviamo in una società, quella italiana, che è depressa, pessimista, con scarsa coesione sociale e alto tasso di litigiosità, con molti giovani, tutti lo dicono, che non hanno ideali, non hanno nerbo, non sono capaci di affrontare gli inevitabili sacrifici per costruirsi un futuro sicuro col loro lavoro. Tutti ce ne lamentiamo, ma pochi riflettono sulla decadenza della famiglia italiana. Non se ne parla mai o quasi mai.

    Quando si incomincerà a capire, ad esempio, i danni spaventosi provocati dalle leggi sul divorzio e sull’aborto e saremo d’accordo nel metterci rimedio? E quando si ammetterà che la crisi delle famiglie, e quindi dei giovani, dipende in buona parte dal fatto che dall’orizzonte della nostra società è scomparso Dio, il Creatore, il Padre, il Giudice? Anche di Lui non si parla mai o quasi mai, nei mass media, nella scuola, nella società e nelle famiglie. Ma se manca Dio, tutto ciò che Dio ha dato, soprattutto Cristo e il suo Vangelo con la Croce e la Risurrezione, è possibile educare i bambini e i giovani alla vita?

                                                                                                    Piero Gheddo

5 pensieri su “"Mio padre mi dà 600 Euro al mese"

  1. beh io conosco il caso di una fresca laureata che convocata e praticamente assunta ha detto di non aver studiato per fare fotocopie…forse voleva fare direttamente il direttore? ciao

  2. Gent. Sig. Gheddo purtroppo i “danni spaventosi” non sono provocati dalle leggi sul divorzio e sull’aborto ma dallo stile di vita che semplificando si può definire “consumismo” perfettamente funzionale agli interessi di pochi (chi gestisce la grande finanzia, i mass-media e purtroppo anche i traffici di stupefacenti). Che poi sono gli stessi che se hanno cariche pubbliche si riempiono la bocca di parole come valori, famiglia ecc.
    A proposito dell’esempio del ragazzo che irride lo stipendio offertogli Le ricordo un caso analogo di tanti anni fa quando l’allora Ministro Lattanzio, per cercar di risolvere il problema del contrabbando di sigarette aveva proposto di assumere nella P.A. chi viveva di questi traffici: non se ne fece niente anche perchè i diretti interessati risposero all’unisono: ma se lo stipendio statale di un mese noi lo guadagnamo in una sola notte!!!

  3. E’ vero, manca Dio nella storia dell’uomo: in questi giorni mi “diletto” a seguire trasmissioni quali “Ballarò”, “Anno zero” e simili. Mi fa rabbia il sentire soprattutto i politici che per rimettere in sesto l’Italia litigano come bambini dell’asilo. Non trovano un accordo, uno accusa l’altro; si appellano alle leggi, che non riescono a far capire qual’è la cosa giusta da fare. Insomma, un gran caos dove tutto è il contrario di tutto e gli uomini si azzannano a vicenda.
    Se aprissero il Vangelo: “……. è stato detto, ma io vi dico, eccc.”
    Non venitemi a dire che non capisco nulla della vita, e che sono solo una idealista! Ci credo nel vangelo!
    saluti.

  4. Cara Riccarda,
    grazie del tuo messaggio, che sintetizza bene la situazione attuale della nostra Italia travagliata da mille carenze e miserie e sempre divisa in tutto o quasi. Anche i “grandi” giornali (tipo “Il Corriere della Sera”), pubblicano editoriali pieni di buonsenso umano, ma di fronte ad esempio, alla diffusione della droga o al bullismo di ragazzi che danno fuoco ad un povero barbone “per divertirsi”, perchè “annoiati e non sapevano cosa fare….”, sanno solo appellarsi alle leggi, agli aiuti economici, alla polizia. Nessuno dice: bisogna tornare al Vangelo, bisogna potenziare l’educazione cristiana, mantenere le famiglie unite. Anzi, propongono il “divorzio breve” e l’ “aborto facile”, esaltano i cattivi esempi di attori e di altri “eroi negativi”.
    Purtroppo questa è la nostra società italiana oggi, dopo duemila anni di cristianesimo! E l’interrogativo che tutti ci facciamo è sempre lo stesso: che cosa fare? Naturalmente pregare e dare buon esempio, ma e poi? Io sono ottimista per natura e per fede e personalmente mi dico: Piero, quando tu fai tutto quello che puoi con buona volontà, autenticità e sacrificio, non essere pessimista o scoraggiato. Fidati del buon Dio e vai avanti fin che lui vuole. ciao a tutti, vostro
    Piero Gheddo

  5. Caro padre Piero:

    sono lieto di contattarti perché ci tengo tanto a non farmi sfuggire le tue riflessioni.
    Oggi, domenica 28 mi è capitato di leggere l’articolo che avevi scritto su “Come educare i giovani al lavoro?” pubblicato da Zenit il 24 febbraio.

    Senz’altro è un argomento difficile. Infatti dalla lettura sono riuscito a prelevare qualche spunto che aggiunge qualche particolarità all’idea che ho in mente sulla tematica giovanile. Comunque vorrei soffermarmi all’ultimo paragrafo dove segnali i danni del divorzio e l’aborto come pure del Dio scomparso dalla società.

    La mia riflessione passa per tante colpe che facilmente diamo al mass media o alla scuola.

    Sì, sono d’accordo che questo male c’è… sono anche terrorizzato dallo sviluppo incontrollabile che ci viene addosso.
    Ma ci tengo a ragionare sul fatto che talvolta un certo grado di colpa ci e arrivata, forzando la espressione, dal eccesso di Dio.

    Sono un quasi sessantenne e nella mia generazione il concetto di matrimonio era quello di creare famiglia. Persone per bene erano indotte al matrimonio perché sposandoti in chiesa avevi quel concetto di indissolubilità che risolveva tutto.
    Non metto in discussione che tanti matrimoni abbiano raggiunto la santità ma l’eccesso di provocare famiglie cristiane, solo per il fatto di portargli all’altare, a mio avviso sono un poco la causa di tante problemi nei giovani, nella necessita assurda di pensare al aborto oppure alla industria del divorzio.

    Risalendo all’insegnamento della Chiesa dove ammirevolmente come mai prima mi era capitato di sentire la voce del Papa (non perché prima non sia stata detta se non perché non ero preparato per ascoltarla) di implorarci a una fede ragionata che in definitiva credo voglia dire una fede capita.

    Si, e vero, fin qui tutto segue il percorso ma in parrocchia si continua a prefigurare la catechesi della formalità senza arrivare al dunque. Corsi e oratori che solo prendono il tempo che trovano: sia per un proposito dove la sola assistenza del tipo timbrare una cartolina o prendere un bollino ci da il diritto; sia pure il fatto di dare spazio per giocare ai ragazzi badati a sé stessi.

    Senz’altro devo ammettere che al meno qualcosa ce.

    Infine mi risulta che nella tua conclusione ti liberi subito della soluzione.

    Per carità, sono provocativo e non me la prendo con la tua riflessione. Ci tengo ad approfondire queste cose ma sono diffidente della colpa come punto di arrivo.

    Ti ringrazio tanto per il tuo grande contributo alla Chiesa

    Un abbraccio

    Ciro.-

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