Cristiani perseguitati in Pakistan

 

    Pranzo a Roma con uno studente cattolico pakistano in Italia, che sta ancora imparando la nostra lingua. Ho visitato due volte il Pakistan, paese turisticamente e artisticamente affascinante. Nella prima visita (1969) i cristiani erano cittadini di serie B, ma non avevano gravi problemi con i musulmani. Poi la situazione è gradualmente peggiorata ed ora siamo in una situazione di persecuzione. Chiedo all’amico studente se è vero o no.

    “Non si può parlare di vera persecuzione – dice – in quando i governi non approvano e cercano di contrastare la mentalità generale che vede i cristiani come nemici dell’islam e pagani. Si sentono superiori a noi e ci trattano come animali senza diritti. Da quando è stata approvata la legge sulla bestemmia del Corano e di Maometto nel 1986, nessun cristiano si sente sicuro. Possono accusarti di bestemmia e arrestarti e intanto stai in prigione, dove sei meno sicuro che fuori. Poi ti fanno il processo e trovano sempre musulmani pronti a testimoniare contro il cristiano. Puoi essere condannato all’ergastolo o anche alla morte”.

    E racconta un fatto che conosce bene: “Uno studente cristiano si innamora di una ragazza musulmana che corrisponde. La famiglia di lei non vuole e minaccia il giovane, ma questo amore va avanti. Qualche tempo dopo, il cristiano viene accusato di aver bestemmiato, lo arrestano e mettono in prigione, per la testimonianza di tre musulmani. Poi lo trovano in carcere impiccato perché, dicono, si è suicidato”. Quando un cristiano per un motivo o per l’altro dà fastidio (spesso per motivi di interesse), vive sotto questa minaccia. Per capire la gravità della situazione, dice ancora lo studente pakistano, bisogna sapere che i cristiani sono in gran parte povera gente e vivono a livello del popolo più povero, non hanno conoscenze né mezzi per potersi difendere. Tra l’altro i cristiani sono penalizzati in tutti i sensi, nel lavoro, nella scuola, nella società”.

     Ma non esistono in Pakistan associazioni ed enti che difendono i cristiani e altre  categorie più povere? “Sì, esistono, sia da parte cristiana e anche fra i musulmani più sensibili ed evoluti. La Caritas e Giustizia e Pace fanno molto, ma il Pakistan è esteso più di due volte l’Italia ed ha circa 150-160 milioni di abitanti, i cristiani sono una piccolissima minoranza circa l’1% della popolazione e i cattolici ancora meno. Se un cristiano perseguitato vive in una grande città, viene difeso ed ha qualche possibilità di cavarsela. Ma quanto succede nelle vaste province rurali sfugge ad ogni controllo”.

     Ma la Chiesa come tale è perseguitata? “No, ma è penalizzata in ogni modo e non è libera, ad esempio di costruire nuove chiese, di accogliere e battezzare il musulmano adulto che liberamente chiede di entrare, di organizzare manifestazioni pubbliche, ecc. Però debbo dire che la fede rimane ferma nei cristiani e sono sicuro che in questi giorni di Pasqua i fedeli fanno festa, partecipano alle cerimonie, si incontrano, si aiutano a vicenda. Noi ringraziamo il Signore di avere ancora queste minime libertà di vivere il cristianesimo, preghiamo e speriamo in tempi migliori”.

     Assicuro l’amico che i cattolici italiani pregano per i loro fratelli di fede perseguitati. Mi ringrazia dicendo: “E’ il miglior aiuto che potete darci”.

 

                                                                          Piero Gheddo