Perchè non la "Dottrina sociale della Chiesa"?

 

 

      Augusto Del Noce (1910-1989), politologo, filosofo e politico di ispirazione cattolica, docente di “Storia delle dottrine politiche” all’Università La Sapienza di Roma, negli anni Sessanta e Settanta del Novecento dimostrò errate le correnti di pensiero che sostengono su basi razionali la possibilità della liberazione dell’uomo senza Cristo (“solo il Redentore può emancipare”). Dopo il Concilio Vaticano II combatté in modo rigoroso e tenace i teologi e i gruppi cattolici che praticavano il dialogo tra credenti e marxisti. Negli anni Ottanta predisse la fine del “Socialismo reale” e scrisse: “Il comunismo come sistema di potere crollerà, perché non è umanamente possibile che sopravviva ancora a lungo, essendo contrario alla natura umana; ma i comunisti non torneranno alla fede cristiana, diventeranno borghesi materialisti e radicali anticlericali”.

      Come sacerdote non dovrei scrivere di problemi politici, ma sono anch’io coinvolto come cittadino nelle vicende politiche italiane. Del Noce mi è tornato in mente seguendo con interesse la crisi del centro-sinistra, che non riesce ad unirsi ed a fare una vera opposizione per costruire un’alternativa di governo al centro-destra. A sinistra molti si chiedono perché. Chi propone un Partito Democratico non centralizzato ma federale, chi di “radicarsi nel territorio” (parole magiche dopo le vittorie della “Lega Nord”). Insomma, si discute su come interessare e coinvolgere la gente, offrendole occasioni per partecipare attivamente e avere più voti.

 

     Ma il problema fondamentale della Sinistra penso sia un altro: i contenuti, i principi ideali da cui discendono i valori e ogni azione per conquistare i voti e il potere; cioè per migliorare la situazione della nostra Italia, che attraversa una grave crisi non solo economica, ma soprattutto crisi morale, di ideali, di modelli di vita da proporre ai giovani. Come italiano certo mi preoccupa la crisi economica e le troppe famiglie gettate sul lastrico dalla disoccupazione. Ma ancor più mi preoccupa la crisi morale, direi spirituale. C’è in giro troppo pessimismo, i giovani difficilmente si entusiasmano, i modelli di vita che propongono televisione, stampa e anche scuola e politica non vanno al di là di successo, carriera, visibilità mediatica, varie forme di trasgressione, divertimento, incarnati spesso in “personaggi negativi” che non contribuiscono a migliorare la situazione del paese.

        

      La maggioranza degli appartenenti al Partito Democratico (come i partiti alla sua sinistra) vengono dal PCI che aveva una chiara e forte ideologia, suscitava speranze di radicali cambiamenti. Ho conosciuto a Milano Mario Acquarone, che aveva frequentato la scuola dei quadri PCI a Praga e alle Frattocchie. Abbiamo fatto amicizia, è tornato alla fede ed è morto da una ventina d’anni. Lo ricordo con affetto. Mi raccontava dell’ammirevole organizzazione culturale del PCI che riusciva a influenzare profondamente la cultura italiana attraverso intellettuali, giornalisti, sindacati, associazioni professionali, scuole, università e una mirabile produzione di idee, proposte, strumenti adatti per ogni categoria di popolazione.

     Ma allora il PCI aveva degli ideali e dei contenuti. Oggi quali sono gli ideali del Partito Democratico, capaci di suscitare entusiasmo e adesione popolare? Tramontato il “Socialismo reale” e crollata la illusoria speranza di un cambiamento radicale in favore del popolo, come sembrava avvenisse in Cina con Mao Tze Tung, in Vietnam con Ho Chi Minh, a Cuba con Fidel Castro, in Africa con le “guerriglie di liberazione”, al Partito Democratico quali ideali, modelli e speranze sono rimasti?

 

     La profezia di Del Noce si sta realizzando? Perché il Partito Democratico non apre un dibattito interno per condannare e rifiutare radicalmente l’ideologia e i modelli del PCI (compreso l’ateismo, radice di tutti i mali) e trovare assieme alla società civile gli ideali e i modelli da incarnare nella politica per diventare alternativa di governo? Nel centro-sinistra sono confluiti comunisti, cattolici, socialisti, social-democratici, repubblicani, radicali e un PCI che ha cambiato molti nomi (PCI, PDS, DS, PD), ma non ha mai fatto un esame autocritico del suo passato, che pesa ancora.

      Non voglio dare giudizi né consigli ad alcuno. Le mie sono semplicemente riflessioni di un anziano prete e missionario, che soffre per una politica che non si sblocca dall’alternativa Berlusconi-Anti Berlusconi; e una Sinistra divisa e suddivisa in tanti partiti e correnti che non riesce a imboccare una via di ideali comuni per un’alternativa di governo. Perché la Sinistra non torna alle radici ideali “buone” del suo passato, quelle del socialismo umanitario, la giustizia sociale, la solidarietà ai poveri e tra i poveri, l’abitudine al risparmio e al sacrificio (nel 1977 Berlinguer scrisse un opuscolo sull’austerità della vita come via per uscire dalla crisi), la collaborazione per una società migliore?. Certo, per noi cattolici sarebbe sempre insufficiente (può esistere una società “buona” fondata solo su valori umani?); però sarebbe meglio di niente e forse risulterebbe anche più credibile per gli elettori.

      Perché la Sinistra non si confronta con l’ideale cristiano come proposto dai Papi e dalla “Dottrina sociale della Chiesa”, per giungere ad un diverso modo di concepire la lotta per la giustizia sociale e il riscatto degli ultimi? Mi rendo conto che è “ingenuo” dire questo, ma se la Sinistra rimane ferma ad un’ispirazione ideologica che ha fatto il suo tempo e non presenta ideali capaci di ridare una speranza di cambiamento e di entusiasmare i giovani, non può pensare di rimanere unita per tornare a governare col voto popolare.

                                                            Piero Gheddo

 

 

2 pensieri su “Perchè non la "Dottrina sociale della Chiesa"?

  1. caro P:Gheddo sono maria l’amica di elena. ho letto il suo post rigurdante la dottrina sociale della chiesa e mi sono permessa di riportarlo sul mio blog. avendo ricevuto una risposta che forse gradisce conoscere gliela riporto- “—I post-comunisti non possono abbracciare la dottrina sociale cattolica in quanto essa proviene dalla Chiesa (Leone XIII, Giovanni Paolo II, passando per il Papa Buono e Paolo VI, ecc.); e siccome anche essi sono, o meglio provengono, da una chiesa, sarà molto difficile che abbraccino quella dottrina. La loro chiesa (quella marxista) è antagonista di tutte le chiese (non solo di quella cattolica); e come tutte le chiese essa ha una vocazione egemonica. Solo chi è veramente ispirato dall’Alto può capire e convincersi che l’infallibilità del capo (nel nostro caso il Papa) deve oggi conciliarsi con l’unicità di Dio e con l’ineluttabile presenza di altre realtà religiose e/o fideistiche. Ma il problema diventa ancora più difficile quando in Dio non ci si crede. E’ pur vero che ci sono degli iscritti al PD che credono fermamente in Dio e frequentano regolarmente e con convinzione i Sacramenti ma, come del resto hai osservato anche tu nel tuo post, la spina dorsale del PD è intrisa di comunismo allo stato puro. E i comunisti possono sottomettersi soltanto(e pure malvolentieri) ad un comunista che sia più comunista di loro. Forse spetterebbe alle gerarchie cattoliche, sicuramente più tolleranti e lungimiranti, proporre un patto per salvare l’Italia (se l’Italia si avvicinasse ancora di più al baratro della dissoluzione). Ma solo in quel caso, altrimenti sarebbe un patto scellerato. Ciao Albix”

  2. Cara Maria, grazie della sua lettera che purtroppo vedo in ritardo (non so di quale Elena lei è amica, perchè ne conosco diverse). Lei ha ragione, il comunismo era ed è una vera religione, ma noi missionari siamo abituati ai casi di non cristiani, appartenenti ad un’altra religione e ferventi nella loro fede, che si convertono a Cristo e alla Chiesa, quando capiscono che in Cristo e nella Chiesa è proprio Dio che ci manifesta, si rivela. E chenella “Dottrina sociale della Chiesa” ci sono tutti i principi validi per capire e risolvere i problemi dell’umanità.
    Nel mio Blog volevo appunto dire questo: rinnegare Marx ed il marxismo, Stalin e Mao e Fidel Castro e convertirsi a Cristo. Non dovrebbe essere impossibile, vista la rovinosa caduta, il crollo del comunismo e dei trenta regimi comunisti, che mezzo secolo fa sembravamo rappresentare “il sol dell’avvenire”! Ho scritto quel Blog diciamo contro voglia. Non ho mai votato la sinistra, ma mi fa pena la crisi abissale in cui è precipitata, tanto che non riesce ad uscire dalle sue contraddizioni e divisioni. Anche perchè è un fatto negativo per l’Italia non avere una vera opposizione e un’alternativa di governo. Grazie comunque e cordiali saluti dal suo padre Piero Gheddo

I commenti sono chiusi.