"Se vincete vi meniamo!"

  

     Ogni giorno che passa ci porta nuove prove della decadenza dello spirito cristiano nel popolo italiano; o almeno dell’emergere di uno spirito certamente non evangelico nel  nostro popolo.

    Domenica 2 maggio ho assistito (per TV) alla partita di calcio Lazio-Inter. Negli anni giovanili, e non solo, ho giocato al calcio facendo anche parte della squadra dell’Università Urbaniana (che le aveva suonate ad altre Università ecclesiastiche romane). Ancora mi appassiona assistere a qualche bella partita, senza essere tifoso di una squadra particolare, ma per il divertimento di vedere la tecnica individuale, gli schemi di gioco, l’armonia o la forza di una squadra o dell’altra. In campo internazionale, naturalmente, tengo per l’Italia o una qualsiasi squadra italiana. In Italia invece vorrei che vincessero il campionato non le solite tre, Inter-Juve-Milan, ma quelle che l’hanno vinto poche volte o mai. Quest’anno, ad esempio mi auguro che vinca la Roma.

     Perché questa premessa? Perché domenica scorsa mi ha molto scandalizzato vedere i tifosi della Lazio sostenere l’Inter contro la loro squadra del cuore, con l’unico scopo di impedire alla “nemica” Roma di vincere il Campionato nazionale! Mi ha fatto male perché ha perso lo sport e perché queste sono espressioni di inimicizia radicale, quasi di odio tra tifosi e tifoserie, in una città dove il Papa continua a parlare di pace, di perdono, di amore fra i diversi e il nostro Presidente della Repubblica insiste nel dire che il popolo italiano ha bisogno di unità, di superare gli egoismi e le divisioni, non solo nella politica ma in tutti i settori di vita. Mi ha fatto male pensare che nel popolo romano, certamente religioso e molto religioso, la fede non diventa vita, non orienta a sentimenti e comportamenti che sarebbero positivi per tutti.

      Da “ingenuo” missionario penso questo:  a Roma ci sono due squadre che hanno storia, tecniche e caratteristiche diverse, ma come sarebbe bello che tutti sostenessero, dopo la propria, anche l’altra squadra cittadina, per amore e in nome della propria città. Capisco che nei “derby” le tifoserie si dividono, ma assistere allo spettacolo degli striscioni di tifosi laziali che dicono ai giocatori della loro squadra: “Se vincete vi meniamo” è non solo triste perché svilisce lo sport, ma deprimente perché un missionario ingenuo pensa: “Ma siamo in un paese cristiano o pagano?”.

                                                                      Piero Gheddo

 

4 pensieri su “"Se vincete vi meniamo!"

  1. ERAVAMO CRISTIANI!! oRA NE ABBIAMO LE RADICI MA I FRUTTI SONO UMANI, PERCIò ANCHE CRISTIANI MA NON EGEMONI E ESCLUSIVI.

  2. ciao, sono ancora viva.
    Lo sport oggi non è più sana competizione nella quale ci si diverte, si gioisce per la vittoria e ci si rammarica per la sconfitta ….. e alla fine è solo uno sport, non l’essenziale della vita.
    Oggi, per molti, il senso della vita (non solo nello sport) è vincere, sempre vincere, non importa a che prezzo; dominare, essere i primi, per poter dominare sugli altri.
    Sono eterni bambini che non capiscono il valore della vita.
    C’è crisi, ma gli stadi sono pieni – e il biglietto non costa un euro. pagani? ci avviciniamo alle fiere della foresta…………..
    non tutti però
    ciao
    riccarda

  3. Cara Riccarda,
    grazie della tua lettera e mi scuso del ritardo. Fijno a qualche tempo fa il commento dei lettori era segnalate appena sotto il titolo di ogni Blog. Adesso vedo che lo segnalano alla fine del Blog. Giusto: vincere, vincere sempre! Non saper perdere, mentre la vita, noi adulti lo sappiamo bene, è un vincere e un perdere. Purtroppo la società moderna ci educa solo a vincere in ogni modo. E così molte famiglie, penso e lo osservo spesso, non educano più i bambinio, i figli, gli adolescenti, a mortificarsi, a saper perdere senza cadere in depressione. Tutto nella società si tiene, cause e concause sono strettamemte interdipendenti.
    Secondo me bisogna ripartire da capo, praticando e insegnanwdo ai figli il valore dello spirito di sacrificio, della rinunzia, della mortificazione. Come dicevo esemplificando nel Blog di fine aprile, il famoso “fioretto” offerto a Maria. Lo spirito evangelico del saper perdere e prendere anche le sconfitte che subiamo come un sacrificio che possiamo offrire a Dio, nasce dalle piccole abitudini a queste rinunzie. Grazie, ciao padre Piero

  4. Caro padre Gheddo,
    Non condivido la sua antipatia per il trio Milan-Juve-Inter perche’ sono milanista ma,ci passo sopra,quest’anno anche io avrei sperato che vincesse la Roma ma,dopo le sconcertanti dichiarazioni di un suo calciatore di spicco,Daniele De Rossi che esaltava gli ultras delle curve,definendoli un fattore positivo e, criminalizzava la polizia,proponendo una schedatura dei poliziotti,non me ne dolgo se ha vinto l’Inter.E questo De Rossi dovrebbe rappresentare l’Italia ai mondiali? NO,non ha le qualita’ morali per farlo,per cui le mie simpatie in Sudafrica saranno per Spagna e Inghilterra.
    L’Inghilterra e’ un esempio,i violenti e intolleranti ultras delle curve(di qualsiasi squadra siano)sono stati cacciati dagli stadi,permettendo un sereno svoglimento dell’avvenimento sportivo.E non e’ una questioni solo di denaro perche’ in Italia c’e’ stato un morto anche in terza categoria(il povero Ermanno Li Cursi),dove non si vince nulla.

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