Scrive un missionario dalla Tanzania

 

 

   Carissimo p.Piero, sono un sacerdote diocesano di Roma (ma originario di Treviso), missionario fidei donum in Tanzania. Ho letto con piacere, come sempre, il tuo articolo sull’assenza di sacerdoti italiani tra i nuovi ordinati del Pime e lo condivido in tutto. Venendo la mia vocazione dal Cammino Neocatecumenale, mi chiedo: possibile che tanti ordini religiosi non si rendano conto della bellezza straordinaria delle nuove realta’ ecclesiali? Possibile che ci sia ancora (dopo decenni) un cosi’ generale rifiuto da parte di tanta Chiesa ufficiale? Possibile che non si vedano i frutti e non si accolgano? Non sarebbe ora di riconoscerli nei fatti come dono dello Spirito Santo che puo’ fecondare istituti religiosi e diocesi? Eppure, a fronte di tante vocazioni che producono le nuove realta’ ecclesiali, e il Cammino tra queste, sono praticamente snobbate. Poco male, ci sarebbe da dire, se altrove le cose andassero bene. Ma le cose tanto bene non vanno.

     Ti faccio un esempio: nel mio piccolo paesello in provincia di Treviso (Santrovaso di Preganziol), dove fino a qualche tempo fa ancora esisteva un seminario del Pime, ora venduto, in cui da ragazzino andavo a fare i “Congressini missionari”, la mia parrocchia conta, dopo quasi 30 anni di presenza del Cammino Neocatecumenale, 4 nuovi sacerdoti e 4 seminaristi in procinto di diventarlo e uno stuolo di ragazzi con 3, 4, 5, 8, 9 fratelli che si stanno preparando per entrare in seminario non appena l’eta’ lo consenta… Io stesso sono secondogenito di 8 figli e ho un altro fratello già ordinato sacerdote presso il Seminario ‘Redemptoris Mater’ di Varsavia.

     Questo per dire semplicemente che la risposta alla crisi demografica, almeno all’interno della Chiesa, c’e’ eccome… E cosi tante famiglie di altre nuove realta’ della Chiesa… E perchè non dire chiaramente che dal ’68 in poi anche tanti preti hanno letteralmente tradito il magistero della Chiesa sull’apertura alla vita, consigliando di limitare le nascite senza motivi e insegnando i metodi naturali con modalita’ contraccettive?

     Ha ragione il Card. Bagnasco, ha totalmente ragione, ma tanti sacerdoti e vescovi, in Italia e in Europa, dovrebbero andare dal Papa e chiedere perdono perchè l’Humanae Vitae è rimasta assolutamente inascoltata, respinta e disprezzata proprio da chi la doveva difendere e diffondere. Mi hanno raccontato addirittura che nei decenni passati si organizzavano nelle nostre campagne incontri dell’Azione Cattolica (allora ancora solida e forte) per insegnare come non avere figli!!! E oggi purtroppo piangiamo sulla crisi demografica…

   Non vorrei sembrarti un pessimista o risentito ma credo che la rigenerazione della Chiesa passi anche attraverso l’ammissione di questo tipo di colpe nei confronti di Pietro e nei confronti del popolo di Dio. Altrimenti continueremo a fare tanti dibattiti e a produrre tanti documenti ma le cose rimarranno tali e quali. Da parte mia sono semplicemente stupefatto delle meraviglie di vocazioni che vedo intorno a me (sono tra l’altro rettore di un piccolo seminario di

16 ragazzi) ma, come si dice dalle nostre parti, “mi piange il cuore” 

al vedere il mio caro Pime e altre gloriose istituzioni ridotte ai minimi termini, perlomeno in Europa.

Un abbraccio. Il Signore benedica la tua missione.

 

don Michele Tronchin, Dar es Salaam (Tanzania)

 

Carissimo padre Michele,

                        che gioia ricevere e leggere la tua lettera! Grazie della bella testimonianza che dai con queste parole. Conosco poco il Cammino Neo-catecumenale sebbene li abbia visto ad esempio un 24-25 vocazioni sacerdotali e missionarie nel loro seminario teologico a Kaoshiung in Taiwan, dov’era rettore padre Antonio Sergianni del Pime, che ora è a Roma come consultore di Propaganda Fide per la Cina. Conosco abbastanza da vicino C.L. a Milano e vedo che anche loro raccomandano di avere molti figli, diverse famiglie cielline li hanno e, attraverso un’educazione seriamente cattolica in famiglia, le vocazioni sacerdotali e religiose con l’aiuto di Dio vengono.

   Bisogna far conoscere queste realtà della Chiesa italiana e personalmente cerco di fare il possibile, anche se il discorso sui movimenti è abbastanza lungo e complesso. Ma nei miei articoli (vedi il Sito www.gheddo.piero.it) li cito spesso. Proprio questa mattina mi ha scritto l’amico Antonio Gaspari di Roma, gli mando il Blog perché sia pubblicato su Zenit nel giorno stessi del mio Sito internet, il quale mi segnala un’altra famiglia neo-catecumenale e romana con sei figlie giovani, che vanno a stabilizzarsi ad Hong Kong per lavoro e come missionarie.

  I miei due Blog sulle poche  vocazioni sacerdotali e missionarie in Italia (8 e 12 giugno) avevano appunto questo scopo. Di far riflettere i missionari e il “movimento missionario” in Italia, che anche il nostro carisma missionario può suscitare un “movimento” nella Chiesa, di entusiasmo della fede e di amore al Papa (e di vocazioni sacerdotali-religiose), se noi ci rendiamo conto di quel che potremmo essere, animando missionariamente la Chiesa italiana invece di fare campagne d’opinione pubblica suil debito estero, la vendita delle armi, la privatizzaione delle acque e altri temi che ci fanno perdere l’identità missionaria e le vocazioni dei giovani. Ciao, ti saluto con affetto Dio ti benedica, tuo padre

                                                                                                    Piero Gheddo

 

 

2 pensieri su “Scrive un missionario dalla Tanzania

  1. Carissimi tutti e due,
    il tema proposto invita a rispondere.
    per quanto riguarda la limitazione delle nascite (sono sposata con due figlie – perchè non ne sono venuti altri e avevo già 42 anni all’ultima gravidanza) dipende da quale tipo di famiglia si intende. Mi dicono che i figli costano…….. dipende, le mie figlie le ho sempre vestite con i vestiti acquistati in piazza al mercato….. non siamo mai andati a pranzo o cena ai ristoranti perchè non lo ritenevamo necessario, le ferie le facevamo a casa dei nonni in montagna, o al mare ma a poco prezzo. Un problema potrebbe essere il lavoro: come fa una donna ad andare a lavorare tutto il giorno quando ha 4, 5 o 6 figli? E se il marito prende 1000 euro al mese? Mettiamoci l’affitto e il riscaldamento e vediamo che resta ben poco. I problemi non sono poi tanto semplici.
    Ora poi veniamo alle vocazioni: c’è stata una discussione con una catechista che avrebbe il gruppo post-cresima. Mi diceva che non viene più nessuno all’oratorio e non hanno voglia di sentire parlare di Dio e chiesa, perchè “pensare alla religione è pesante, noioso, non piace” . Io mi sono “arrabbiata” perchè mi chiedo quale fede presentiamo, quale Gesù presentiamo se i giovani dicono così. Come possiamo sperare nelle vocazioni se Dio e la Chiesa li vedono come un peso?
    Ora una nota positiva: c’è però sete di sentire parlare di Dio in modo “bello”. Alcuni adulti della parrocchia hanno sentito l’esigenza di approfondire ciò che “pensavano” di avere già capito. Chiediamo una catechesi adulta, incarnata nella nostra vita di tutti i giorni. Non vogliamo una vita di fede che si ferma alla domenica a messa.
    Sinceramente le soluzioni non sono a portata di mano e semplici, forse c’è da chiedere allo Spirito di Cristo di illuminarci e cambiaarci i cuori.
    ciao a tutti e due.
    riccarda

  2. Cara Riccarda “Le soluzioni non sono a portata di mano”. Giusto, ma quando mai lo sono state? Da quando amici di Vercelli e di Torino pubblicano ogni quattro mesi la “Lettera agli Amici di Rosetta e Giovanni”, sulla causa di beatificazione dei miei genitori (chi non lo riceve mi scriva e lo mandano in omaggio), io collaboro a questo bollettino e mi sono interessato delle famiglie con molti figli da portare ad esempio. Ne ho incontrate quattro o cinque, giovani sui 40-45 anni o poco più, con sei-sette-otto figli. Sono gente normale che lavora, non hanno genitori ricchi, vivono in città. Come hanno fatto? Certo, si sono sono sposati presto e si può solo dire che il Signore li ha aiutati in molti modi diversi. L’ultima famiglia qui di Milano oggi hanno figli con quattro-cinque bambini ciascuno, tutti laureati, tutti sposati bene, tutti lavorano. Perchè studiavano e lavoravano, perchè erano educati all’austerità di vita fin da piccoli, alla preghiera in comune e via dicendo, perchè hanno incontrato uno dei “movimenti” ecclesiali moderni che sono capaci di formare delle vere comunità di aiuto vicendevole. Un’altra famiglia in una cittadina vicino a Milano, che appartiene ad un altro “movimento”, di figli ne hanno avuti otto (o nove, non ricordo bene) e i genitori sono tutti e due impiegati e insegnanti. Mi dicevano che hanno trovato un cascinotto o qualcosa di simile ottenuto a bassissimo prezzo e in poco tempo l’hanno sistemato e arredato sempre con volontari amici di fede. Il papà e la mamma mi dicevano: “Avere molti figli significa educarli bene e dar loro gioia e ottimismo e fiducia nella vita e nel Signore”. Insomma, voglio dire che la Provvidenza, in chi ha fiducia e prega, non manca mai. Mi chiedo, perchè tutta la comunità cristiana, parrocchiale non genera molte famiglie di questo tipo? Perchè la fede comune e l’appartenenza ad una parrocchia non genera una vera comunità di vita?
    Grazie ancora della tua lettera, cara Riccarda. Forse sono andato fuori strada, ma sono riflessioni che faccio spesso e voglio comunicarle agli amici del Blog. Ciao a tutti, vostro Piero Gheddo

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