La nostra piccola missione quotidiana

 

  

     Il 14 giugno scorso (alla sera c’è la partita di calcio Italia-Paraguay per il Campionato mondiale in Sud Africa) vado dall’occhialaio a ritirare un paio di occhiali. Li provo, vanno bene, pago con uno sconto e dico:

     “Grazie e auguri”.

     “Auguri anche a lei, che le vada sempre bene”.

     “Ma io le facevo gli auguri per un altro motivo”.

     “Che questa sera vinca l’Italia?”.

     “Sì, ma è scontato”.

     “E allora, per cosa?”.

     “Che Dio la benedica e sia sempre con lei e la sua famiglia”.

     “Ha ragione, ne abbiamo proprio bisogno”.

     Il negozio è deserto, sono le tre e un quarto del pomeriggio. Segue un’amichevole chiacchierata con sue domande e mie risposte sul valore della preghiera che “dà una marcia in più nella vita, perché quando io prego sento in me la forza e il calore di Dio che ci vuole bene, perché è Padre di tutti noi. Quando si prega, si vive meglio”.

     Se mi capita l’occasione, cerco sempre di richiamare in modo naturale la presenza di Dio, di Gesù, della Madonna, dei santi nella nostra vita. Il nostro mondo secolarizzato ci porta a vivere “come se Dio non esistesse”, mentre sono convinto che la grandissima maggioranza degli italiani conservano un certo senso religioso della vita. Il problema è che non se ne parla mai, nemmeno in famiglia, tra amici, sui mass media, nelle scuole.

     Parlare di Dio, della preghiera, di Gesù Cristo, è un tema tabù, mentre dovrebbe essere uno degli argomenti fondamentali nell’educazione dei giovani e nella nostra vita di adulti e di anziani. In fondo, è quello che conta davvero e più vai avanti negli anni e più te ne accorgi.

    Ecco perché chi ha avuto la fortuna di ricevere e conservare la fede, ha anche l’impegno di trasmettere agli altri la propria fede. Senza fare prediche o essere importuni, ma in modo naturale, perché la situazione in cui ci troviamo lo richiede. “Quello che gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente datelo”, dice Gesù. Se questo vale per i soldi, perché non dovrebbe valere per la fede?

                                                                                             Piero Gheddo