Il segreto del professor Ratzinger

 

 

      Come libro per l’estate ho scelto “Ratzinger professore” di Gianni Valente (San Paolo 2008, pagg. 208). Un testo veramente interessante per conoscere Joseph Ratzinger nei suoi anni giovanili e quindi per comprenderlo meglio oggi come Papa Benedetto XVI. Il sottotitolo dice: “Gli anni dello studio e dell’insegnamento nel ricordo degli allievi e dei colleghi (1946-1977)”.

     In una paginetta di Blog è impossibile sintetizzare la ricchezza di questa ricostruzione della giovinezza e maturità dell’uomo che il Signore Gesù ha scelto come suo Vicario in terra per il nostro tempo. Noto solo due punti dai quali risulta la continuità di Joseph Ratzinger, da giovane studente e sacerdote a Pontefice della Chiesa universale.

 

     Primo. La “lectio magistralis” tenuta il 24 giugno 1959 all’inizio della sua carriera di docente all’Università di Bonn porta il titolo:  “Il Dio della fede e il Dio dei filosofi”[1]. La “questione urgente” con la quale il giovane professore (32 anni) si misura è il divorzio moderno tra fede e ragione, tra una religione confinata al campo personale e privato, intimistico e sentimentale, e una ricerca razionale che da Kant in poi si nega ogni possibilità di conoscere e di accedere a Dio.

     Citando San Tommaso, Ratzinger afferma che è possibile superare ogni deleteria contrapposizione tra linguaggio della fede e linguaggio della ragione. Il Dio che si manifesta gradualmente nell’Antico e nel Nuovo Testamento coincide almeno in parte col “Dio dei filosofi”, cioè con la ricerca che gli uomini fanno di Dio. Il problema è di linguaggio. I Padri della Chiesa hanno operato una mirabile sintesi tra la fede biblica e lo spirito ellenico. Allo stesso modo, scrive il giovane Ratzinger, “se (oggi) è essenziale, per il messaggio cristiano, essere non una dottrina segreta esoterica per una limitata cerchia di iniziati, ma il messaggio di Dio rivolto a tutti, allora è essenziale, per esso, anche il tradurlo verso l’esterno nel linguaggio comune della ragione umana”.

     Il giovane sacerdote (dal 1951) e professore tedesco non si faceva però illusioni. In un articolo pubblicato nel 1958, il trentunenne Ratzinger scrive che considerare l’Europa un continente “quasi del tutto cristiano” è un “inganno statistico”[2]: “Questa Europa – continua –  cristiana di nome, è ormai da quattrocento anni culla di un nuovo paganesimo, che cresce senza sosta nel cuore stesso della Chiesa e minaccia di demolirla dall’interno”. La Chiesa cattolica del dopoguerra gli appare diventata “sempre più, in un modo del tutto nuovo, Chiesa dei pagani. Non più, come un tempo, Chiesa di pagani divenuti cristiani, ma Chiesa di pagani che si chiamano ancora cristiani e in verità sono diventati pagani”.

 

    Il secondo punto è la profondità di pensiero unita alla chiarezza del professor Ratzinger nell’insegnare teologia, che gli attira molto seguito fra gli studenti. Tante e concordi le testimonianze di contemporanei. In tempi nei quali i “baroni delle cattedre” parlavano spesso difficile e non si preoccupavano di essere compresi dagli studenti, Ratzinger introduce un modo nuovo di fare lezione: “Leggeva le lezioni in cucina a sua sorella Maria, persona intelligente ma che non aveva mai studiato teologia. Se la sorella manifestava il suo gradimento, questo era per lui il segno che la lezione andava bene”. Così il biografo (pagg. 64-65).

     E uno studente di quei tempi aggiunge: “La sala era sempre stracolma, gli studenti lo adoravano. Aveva un linguaggio bello e semplice. Il linguaggio di un credente”. Il professor Ratzinger non faceva sfoggio di erudizione accademica né usava un tono oratorio abituale a quei tempi. Esponeva le lezioni in modo piano, con un linguaggio di limpida semplicità anche nelle questioni più complesse.

 

     Molti anni dopo, lo stesso Ratzinger spiega il segreto del successo delle sue lezioni[3]: “Non ho mai cercato di creare un mio sistema, una mia particolare teologia. Se proprio si vuol parlare di specificità, si tratta semplicemente del fatto che mi propongo di pensare insieme con la Chiesa e ciò significa soprattutto con i grandi pensatori della fede”. Gli studenti percepivano, attraverso le sue lezioni, non solo di ricevere nozioni di scienza accademica, ma di entrare in contatto con qualcosa di grande, con il cuore della fede cristiana.

 

     Saluto cordialmente e ringrazio gli amici che mi seguono in questi Blog, per impegnarmi a fondo nel concludere la biografia di padre Augusto Colombo (1927-2009), il missionario del Pime che è stato una delle personalità più rappresentative della Chiesa indiana nella promozione umana dei paria, che oggi in India sono circa 160 milioni. Riprenderò i Blog, se Dio vuole, verso la fine del mese di agosto. Buona estate a tutti nel Signore Gesù.                                       

                                                                                Piero Gheddo

 


[1] J. Ratzinger, “Der Gott des Glaubens und der Gott der Philosophen”, “Il Dio della fede e il Dio dei filosofi”, Marcianum Press, Venezia 2007.

[2] J. Ratzinger, “Die neuen Heiden und die Kirche” (I nuovi pagani e la Chiesa) sulla rivista “Hochland”.

[3] J. Ratzinger, “Il sale della terra – Cristianesimo e Chiesa cattolica nella svolta del millennio – Un colloquio con Peter Seewald”, San Paolo 1997, pag. 74.

In missione da 60 anni a 40 gradi di calore

 

     Oggi, 12 luglio 2010, “Il Corriere della Sera” pubblica un articolo dal titolo “Milano più calda del Cairo”.  Ieri la Spagna ha vinto la Coppa del Mondo di calcio, oggi noi “milanesi” ci consoliamo: almeno un primato ce l’abbiamo anche noi!

     A Milano, nel mio studio all’ombra, nel pomeriggio il termometro segna 34-35 gradi con un altissimo grado di umidità. Però si può sopravvivere lamentandosi un po’. Ma stamattina mi arriva una lettera da Beneedwar in Bangladesh da un mio confratello missionario del Pime, padre Luigi Scuccato, classe 1920 (quella di Papa Giovanni Paolo II), che fra l’altro mi scrive: “Nonostante i miei 90 anni già compiuti e il caldo infernale di questi giorni (siamo sui 40 e più gradi), grazie al buon Dio sto bene e tengo duro”.

     Padre Scuccato è ancora parroco a Beneedwar, una parrocchia (o missione in un paese dove i cattolici sono lo 0,3% dei 150 milioni di bengalesi) che ha circa 4.000 battezzati dispersi in una quarantina di villaggi in una vasta regione e diverse centinaia di catecumeni. Le cappelle sono poco più di trenta perché a volte il villaggio non è tutto cristiano ma ci sono solo alcune famiglie battezzate. Sei sono in muratura, le altre di fango e paglia. Una cappella in muratura con la stanza e i servizi per il padre costa 6.000 Euro. “La cappella in muratura attira molto – mi scrive padre Scuccato -, ma le facciamo quando troviamo i soldi”.

     Il caro amico ha rinunziato tre volte alla sua parrocchia di Beneedwar ma il vescovo locale di Rajshahi gli ha detto: “Fin che stai bene va avanti. Quando sarà il momento di ritirarti, te lo dirò io”. Scuccato obbedisce nonostante l’età, gli acciacchi e la stanchezza. Visitandolo nel gennaio 2009 gli ho chiesto se è contento di essere ancora parroco. Risponde di sì, anche perché il vescovo gli ha mandato un coadiutore locale giovane e molto bravo, che lo libera dalle fatiche e dai viaggi più disagiati: “E’ giovane e va tenuto un po’ a freno, ma sono contento di lui”.

    Padre Luigi è in missione dal 1948 e il Bangladesh è uno dei paesi più poveri del mondo. E’ rimasto fedele alla vocazione missionaria e il Signore continua ad aiutarlo. E’ una “buona notizia” che nelle cronache quotidiane dei media non trova spazio.

                                                                                 Piero Gheddo

 

Benedetto XVI e la crisi dell’Europa

                        

     In questa calda estate milanese sto preparando una conferenza che mi appassiona. La  farò nella casa del Pime a Genova-Nervi,  in tre conventi di suore di clausura genovesi e poi a Radio Maria: “Benedetto XVI e la crisi esistenziale dell’Europa”.  Non quindi la crisi economica, politica, culturale, ma esistenziale: molti non sanno più perché vivono, da qui l’egoismo e la chiusura agli altri, lo sfascio delle famiglie, il pessimismo, la paura al mettere al mondo figli, lo tsunami di fango delle varie immoralità che ci travolge, la mancanza di speranza per programmare il futuro.

     Il 1° aprile 2005, pochi giorni prima che morisse Giovanni Paolo II, in una conferenza a Subiaco su “L’Europa e la crisi delle culture”, il cardinale Ratzinger diceva: “In Europa si è sviluppata una cultura che costituisce la contraddizione in assoluto più radicale non solo del cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell’umanità”. Parole pesanti come pietre tombali: viviamo davvero in un’Europa che, come cultura dominante, non è più cristiana?

 

     La soluzione della crisi sta nell’incontro con una Persona, l’incontro con il Figlio di Dio, Gesù Salvatore, che ha segnato in modo indelebile la storia e la civiltà europea. Spesso il Papa richiama i cristiani ad impegnarsi personalmente nella rievangelizzazione dell’Europa, non solo con la preghiera. Ad esempio, l’11 aprile 2010, in volo verso il Portogallo per una visita al Santuario di Fatima, un giornalista chiede a Benedetto XVI quali sono oggi le novità del messaggio della Madonna a Fatima e il Papa risponde: “Non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Lo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e quindi la Chiesa deve reimparare la penitenza, accettare la purificazione… In una parola, dobbiamo reimparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza”.

 

      Ecco un altro testo che chiama tutti in causa e fa riflettere. Due giorni prima di diventare Papa, nella Messa per l’elezione del Sommo Pontefice (18 aprile 2005) ha detto: “Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine: di portare a tutti il dono della fede, dell’amicizia con Cristo. Abbiamo ricevuto la fede per donarla agli altri. Tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. Ma che cosa rimane? Il denaro no. Anche gli edifici non rimangono, i libri nemmeno. Dopo un certo tempo, tutte queste cose scompaiono. L’unica cosa che rimane in eterno è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità. Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane: l’amore, la conoscenza, il gesto capace di toccare il cuore, la parola che apre l’anima alla gioia del Signore. Allora, andiamo avanti e preghiamo il Signore che ci aiuti a portare frutto, un frutto che rimane. Solo così la terra verrà cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio”.

      In questi giorni di vacanza Il Signore ci aiuti a riflettere come possiamo, nella nostra piccola vita, essere vicini e solidali con Papa Benedetto. Con la preghiera, d’accordo. Ma anche riflettendo sulla nostra vita: io cosa faccio per seminare il bene nelle anime dei fratelli e sorelle? Ai miei familiari ed a quanti mi conoscono dò esempi di vita evangelica oppure è vero il contrario?

 

                                                                 Piero Gheddo

Anche in vacanza pensare a Dio

 

 

     Il caro amico padre Silvano Zoccarato del Pime, missionario in Camerun dal 1971 e dal 2006 nel deserto dell’Algeria (a Touggourt),quest’anno celebra i suoi 50 anni di sacerdozio. Nel suo Blog “Cartoline dall’Algeria” ( www.missionline.org) così augura buone vacanze a noi italiani. Lo ringrazio e ci uniamo a lui con la preghiera.

                                                                    Piero Gheddo

 

    Per il mio 50° di sacerdozio mi è stato regalato un viaggio a Tamanrasset dove visse e morì Charles de Foucauld. Rileggo nel mio diario:  “Viaggio verso l’Assecrem. Sassi, sassi e poi sassi tra montagne di ogni forma : picchi, altipiani, e valli che non finiscono mai, qualche rigagnolo e piccolo lago. Una giornata intera tra i sassi. Charles ha voluto andarvi perché è lì che vivevano i Tuareg dove pioveva e crescevano i pascoli. E’ con loro che voleva vivere. Proprio in alto, a circa 2600 metri, vedi il suo eremitaggio”.

 

     Il Beato De Foucauld aveva scritto:

    “La vista è la più bella che non si possa dire, né immaginare. Nulla può dare l’idea di foresta di picchi e di guglie rocciose che si ha ai propri piedi. E’ una meraviglia. Non la si può ammirare senza pensare a Dio. Mi è difficile distogliere lo sguardo da questa vista ammirevole, la cui bellezza e impressione di infinito ci ravvicinano a Dio, mentre questa solitudine e questo aspetto selvaggio ci fanno sentire che cosa sia essere soli con Lui: una goccia d’acqua nel mare”.

     Charles, come altri eremiti, ha saputo rendere importante e conosciuto questo angolo della terra, diventato luogo di incontro con Dio e coi fratelli. Ma c’è voluto un po’ di pazzia. I Tuareg dicono in proverbi: “La verità è nascosta  tra le sabbie del deserto,  affinché chi la scopre sia considerato un pazzo, la mente bruciata dalla solitudine e dal sole”.

    “Dio ha creato i luoghi ricchi di acqua perché l’uomo vi possa vivere ed ha creato il deserto perché l’uomo vi possa trovare la propria anima…”. “Non è  l’uomo che attraversa il deserto. E’ il deserto che attraversa l’uomo”

 

    Il  Piccolo Fratello Ventura mi accompagna al mio eremitaggio: a circa un km dall’eremitaggio di Fr. Carlo e di quello dei Piccoli Fratelli. In questa stanza di sassi ho passato due notti e un bel tempo di solitudine. Non manca niente, niente è di più, tutto è pura semplicità. Li, solo, guardi, pensi, mediti. Dio parla ancora, comunica mostrando il creato. Continua a dire le sue prime parole di Creatore: “Tutto è buono. Tutto è bello!” L’uomo, creato ad immagine di Dio percepisce il linguaggio di Dio.

     Ho raccolto questo, sfogliando il quaderno delle testimonianze che i visitatori  scrivono all’interno dell’eremitaggio.  Vedi i caratteri delle lingue del mondo. Ogni scritta ti fa sentire chi è musulmano, cristiano, indù, buddista, ateo, in ricerca, ecc. Ma in tutti senti una sola cosa: La gioia di sentirsi lì e la sorpresa di avvertire una grande novità nell’esistenza. Ne trascrivo solo due:

    “Non sono credente, ma oggi sono arrivato qui all’Assecrem. Ho letto qualche parola di Charles de Foucauld. Mi sento vicino a Dio e all’anima, alla grande anima, all’uomo, al santo. All’Assecrem ho toccato con mano la grandezza dell’universo. Ne sono affascinato.” H.H.

     “Come non pensare al Creatore universale davanti a tanto splendore. Un paesaggio lunare, una vista magica che porta all’umiltà. Sufficiente per ricordare all’uomo che non è polvere e che deve tutto a Dio. Sufficiente per vivere felice”. M.

 

     Al turista che vantava le gioie della città, il vecchio Tuareg rispose:

     “Preferisco restare qui nel deserto, dove il cielo è sempre puro… La notte, quando alzo la testa, posso contemplare il cielo stellato… e medito.”

Ha ragione. E’ la meditazione che da senso alla vita.

                                                                              Silvano Zoccarato        


I due gravi errori della scuola italiana

 

     Caro padre Piero, come stai?

Non ci conosciamo. Sono anni che prego per te e che ti seguo. Rendo Lode a Dio per aver messo sul mio cammino dei sacerdoti che mi aiutano a non sbandare né a destra né a sinistra per entrare nella “porta stretta” . Insieme a Pietro (prima Giovanni Paolo II e ora Benedetto XVI) mi aiutano in questa lotta affascinante verso il Cristo.

     Alcuni sono già in Cielo: Lorenzo Milani, Primo Mazzolari, Giovanni Bosco, Luigi Giussani, Stefano Lamera (di cui mi considero l’ “ultimo” dei discepoli essendo consacrato con la mia sposa nell’Istituto Santa Famiglia della “Famiglia Paolina”); altri sono qui sulla Terra: padre Livio Fanzaga (Radio Maria), Mons. Diego Coletti (già vescovo di Livorno e mio amico personale anche se non lo posso vedere sempre, essendo lui ora Vescovo di Como) e tu….bella la tua idea di Occidente come culla del progresso e non solo come predatore dei Paesi Poveri.

      Considero una “grazia” particolare del Signore aver avuto il “carisma” di  riconoscere quei sacerdoti che mi avrebbero permesso di non vergognarmi del mio Gesù (vero Uomo e Dio). Grazie a questi sacerdoti ho capito che sono gli altri che devono vergognarsi, perchè vivono come “se Dio non esistesse”.

     Ho letto su Zenit la tua storia “La nostra piccola missione quotidiana” (quanto è vero quello che hai scritto!). Ti voglio chiedere un favore. Sono anni che cerco un “canale” per affrontare pubblicamente due gravi errori della Classe Dirigente italiana. Ma non conosco (forse per colpa mia) Parlamentari o Associazioni Cattoliche e Laiche sensibili a questi due errori.

 

     PRIMO GRANDE ERRORE: La scuola italiana  – dalle Scuole Materne alle Scuole Superiori – è in mano alle Donne. Non ho niente contro le Donne: sono devoto non come superstizione a Maria Vergine, sono sposato e padre di 4 figli, di cui tre femmine. Ma questo è un Grande Errore. I motivi sono facilmente immaginabili, io penso; ma non c’è NESSUNO che affronti di petto (leggi, soldi..) questa questione! Le donne hanno tantissime qualità, ma per educare i bambini è necessario la collaborazione tra uomini e donne. I bambini e le bambine assimilando e confrontandosi con le “differenze complementari” degli insegnanti uomini e delle insegnanti donne sono invitati a capire che cosa è una persona.

Senza questo “insegnamento non verbale”, i bambini se va bene avranno qualche nozione in più nella testa, ma non saranno certamente aiutati a scoprire il senso di questa corsa affascinante che è la Vita.

 

      SECONDO GRANDE ERRORE: Il Tempo Pieno alle Scuole Primarie in Italia ha causato (e causa) enormi problemi educativi e di crescita psicologica e intellettuale ai bambini italiani: si riesce a mascherarli alla Scuola Primaria, ma questa difficoltà si vede tutta dalle Scuole Medie in poi.

     Il Tempo Pieno è così strutturato: ci sono 2 insegnanti che si alternano la mattina e il pomeriggio. Questi 2 insegnati non ci stanno a scuola dalle 8.30 alle 16.30! ! A scuola ci stanno però i bambini tutte quelle ore (8 in tutto)! Al pomeriggio, il secondo insegnante deve andare avanti con le sue Materie. Conseguenza drammatica: non solo i bimbi sono privati di un sano relax pomeridiano e non solo non possono elaborare da soli il pomeriggio quello che hanno studiato la mattina,  ma sono costretti a “andare avanti” negli apprendimenti sia la mattina (con 1 maestro) sia il pomeriggio (con 1 altro maestro). SOLO I PIU’ FORTI CE LA FANNO.  

     Tanti alunni non potendo “riprendere” da soli le Materie non riescono ad andare “avanti” nel modo dovuto, dovendo “apprendere di continuo” e mai potendo assimilare con i tempi del loro cervello quello che gli insegnanti cercano di insegnare (non in tutte le scuole della Repubblica è così, gli insegnanti più coscienziosi si sono “inventati” dei modi per dare “tempi distesi” agli educandi; ma in tantissime scuole accade quello che qui ho denunciato). Se ne può parlare?

 

     CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

 

     Oggi c’è un tentativo subdolo e pericoloso (portato avanti dalle elites dominanti massoniche e tecnocratiche) che si sta imponendo in Europa: creare una “scuola senza valori etici”, scuola che delinea i suoi contorni a velocità impressionante. Un esempio incredibile è la legge spagnola che andrà in vigore il 5 luglio 2010 e che obbligherà i ragazzi oltre gli 11 anni all’educazione sessuale obbligatoria (!), annullando di fatto la centralità educativa della Famiglia e ritenendo i ragazzi come spugne da riempire senza tener conto delle differenze e dei diversi tempi per affrontare una seria educazione sessuale.

     Già da diversi anni, nelle scuole italiane (la “autonomia scolastica” permette questo) entrano “formatori di educazione sessuale” (inviati dalle A. S. L.!). Pochi sanno che, spesso, in queste “lezioni” (dove si parla di sesso orale, come evitare gravidanze non desiderate, ecc…) gli insegnanti sono obbligati ad uscire dalla classe.   

      Se, come è vero, ogni “persona” è un microcosmo a se stante, chi ci dà il diritto di “educare” i bambini a partire dall’idea che le persone di pochi anni siano “educabili” con delle “tappe” valide per tutti? Questo può valere per la matematica (forse). Chi ha interesse a educare i bambini a partire da una impostazione governativa, come se un Governo avesse il compito di stabilire i tempi e i modi per imporre le tappe della crescita umana delle giovani generazioni. Sa tanto di Nazismo, di Comunismo, di Dittatura. Questi due grandi errori della Scuola Italiana e il tentativo di introdurre in Europa un’antropologia nuova e perversa sono due temi che si intrecciano e si alimentano a vicenda. Se ne può parlare? Prego Maria e i tuoi genitori “Rosetta e Giovanni” che tu possa aiutarmi. Grazie!

 

Fabio Papini , maestro elementare di Livorno (Scuola Statale “G. Rodari”)  (Tel. 0586.501764 – Cell. 3406135459)  

 

 

Caro Papini,

              grazie della tua lettera da amico vero. Ma altrettanto da amico ti rispondo che io non conosco i problemi della scuola italiana e non saprei come fare ad aiutarti, tanto più che non ho tempo nemmeno di fare tutto quello di cui vengo richiesto. Tu scrivi cose interessanti e penso di pubblicare la tua lettera sul mio BLOG per sentire il parere dei miei lettori e amici. E’ l’unico modo che ho di diffondere quelle idee, tanto più che i miei Blog vengono ripresi quasi sempre dall’agenzia cattolica internazionale Zenit, molto letta anche in Italia. Grazie delle preghiere, anch’io prego per te, tuo padre Piero Gheddo