Benedetto XVI e la crisi dell’Europa

                        

     In questa calda estate milanese sto preparando una conferenza che mi appassiona. La  farò nella casa del Pime a Genova-Nervi,  in tre conventi di suore di clausura genovesi e poi a Radio Maria: “Benedetto XVI e la crisi esistenziale dell’Europa”.  Non quindi la crisi economica, politica, culturale, ma esistenziale: molti non sanno più perché vivono, da qui l’egoismo e la chiusura agli altri, lo sfascio delle famiglie, il pessimismo, la paura al mettere al mondo figli, lo tsunami di fango delle varie immoralità che ci travolge, la mancanza di speranza per programmare il futuro.

     Il 1° aprile 2005, pochi giorni prima che morisse Giovanni Paolo II, in una conferenza a Subiaco su “L’Europa e la crisi delle culture”, il cardinale Ratzinger diceva: “In Europa si è sviluppata una cultura che costituisce la contraddizione in assoluto più radicale non solo del cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell’umanità”. Parole pesanti come pietre tombali: viviamo davvero in un’Europa che, come cultura dominante, non è più cristiana?

 

     La soluzione della crisi sta nell’incontro con una Persona, l’incontro con il Figlio di Dio, Gesù Salvatore, che ha segnato in modo indelebile la storia e la civiltà europea. Spesso il Papa richiama i cristiani ad impegnarsi personalmente nella rievangelizzazione dell’Europa, non solo con la preghiera. Ad esempio, l’11 aprile 2010, in volo verso il Portogallo per una visita al Santuario di Fatima, un giornalista chiede a Benedetto XVI quali sono oggi le novità del messaggio della Madonna a Fatima e il Papa risponde: “Non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Lo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e quindi la Chiesa deve reimparare la penitenza, accettare la purificazione… In una parola, dobbiamo reimparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza”.

 

      Ecco un altro testo che chiama tutti in causa e fa riflettere. Due giorni prima di diventare Papa, nella Messa per l’elezione del Sommo Pontefice (18 aprile 2005) ha detto: “Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine: di portare a tutti il dono della fede, dell’amicizia con Cristo. Abbiamo ricevuto la fede per donarla agli altri. Tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. Ma che cosa rimane? Il denaro no. Anche gli edifici non rimangono, i libri nemmeno. Dopo un certo tempo, tutte queste cose scompaiono. L’unica cosa che rimane in eterno è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità. Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane: l’amore, la conoscenza, il gesto capace di toccare il cuore, la parola che apre l’anima alla gioia del Signore. Allora, andiamo avanti e preghiamo il Signore che ci aiuti a portare frutto, un frutto che rimane. Solo così la terra verrà cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio”.

      In questi giorni di vacanza Il Signore ci aiuti a riflettere come possiamo, nella nostra piccola vita, essere vicini e solidali con Papa Benedetto. Con la preghiera, d’accordo. Ma anche riflettendo sulla nostra vita: io cosa faccio per seminare il bene nelle anime dei fratelli e sorelle? Ai miei familiari ed a quanti mi conoscono dò esempi di vita evangelica oppure è vero il contrario?

 

                                                                 Piero Gheddo

Un pensiero su “Benedetto XVI e la crisi dell’Europa

  1. Molto utile il suo impegno, utilissimi, ma io ritrovo nella parole e nell’opera di Giovanni Paolo II la risposta alla crisi dela fede. Io non dimentico il Primo Evangelizzatore dell’Europa. Riprendiamo la sua testimonianza, riprendiamo la sua lezione profetica. Del resto non è stato lui che, solo con la roce di Cristo, ha liberato il popolui dalla menozgna. Abbiamo dimenticato?

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