Profeti di sventura o di speranza?

 

                    

    Ieri, 31 agosto 2010 scorso (27° anniversario della sua morte), ho celebrato, come tutti i mesi, la S. Messa per la glorificazione del servo di Dio dottor Marcello Candia  (1916-1983), industriale milanese che a 48 anni ha venduto le sue industrie ed ha speso gli ultimi 18 anni della vita con i missionari nell’Amazzonia brasiliana, spendendo tutti i suoi averi per aiutare i poveri e i lebbrosi, condividendone la vita. E’ un modello per il volontariato internazionale ed è sulla via per essere proclamato Beato.      

     Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti di prestigio. Nel 1971 il Presidente del Brasile, Emilio Garrastazu Medici, gli ha conferito il grado di Ufficiale dell’Ordine nazionale del “Cruzeiro do Sul”, la massima onorificenza brasiliana per i benemeriti della nazione, conferita solo ad una ventina di viventi, Marcello unico straniero.  Nel 1975 il settimanale “O Cruzeiro” ha pubblicato un lungo servizio sulla sua vita e le sue opere in Brasile, definendolo “L’Uomo più buono del Brasile”.    

     Il 25 novembre 1982, all’Accademia dei Lincei il Presidente della Repubblica Italiana, Sandro Pertini, gli ha consegnato, assieme a letterati e poeti, il “Premio Feltrinelli”, attribuitogli “per un’impresa eccezionale di alto valore morale e umanitario”. Candia era accanto a Gùnther Grass, candidato al Premio Nobel, emerso nel dopoguerra come un astro della letteratura tedesca e considerato uno dei “profeti” della nostra epoca. E Grass, nel discorso ufficiale di accettazione del Premio, parlando in rappresentanza degli altri quattro premiati, descrive un futuro nero per il mondo e per l’uomo: fame, povertà, morte, guerra, aria inquinata e acque avvelenate, boschi distrutti ed animali estinti, corsa folle alle armi atomiche.

    Grass non propone alcuna soluzione a questo sfascio del pianeta e dell’umanità. Calmo e cupo, in abito nero, ha il tono di un profeta, ma “profeta di sventura” che non vede altro se non l’annientamento dell’uomo e la fine del mondo. “Rimane la protesta – conclude – indebolita da attacchi di impotenza. Una paura balbettante, che presto non troverà più parole e si rivelerà un terrore muto perché, di fronte al nulla, nessun uomo ha più senso”.

    L’assemblea attonita guarda nel vuoto senza reazioni. Forse ciascuno pensa a come salvarsi dall’apocalisse o a come meglio godere gli ultimi spazi di vita che il caos prossimo venturo ancora ci lascia. Marcello, seduto vicino a Grass, non riesce ad atteggiare il vo  lto a tristezza o meditazione, come la circostanza richiederebbe. La risposta al catastrofismo di Grass lui l’ha già data con la sua vita donata al prossimo: una vita di pace e di aiuto ai più poveri, che costruisce e non solo protesta. Anzi, una vita che è stata la più autentica protesta contro le tendenze nichiliste del nostro tempo. Marcello ha dimostrato che nulla è perduto per l’uomo e l’umanità, fin che rimane l’amore capace di dare la vita per il prossimo, fin che l’uomo ha fiducia in Dio che dà speranza e capacità di reagire positivamente, con energia e creatività.

     Mai come in quel momento della consegna del “Premio Feltrinelli” molti hanno avuto ho avuto la chiara percezione di quel che Marcello Candia rappresenta per il mondo d’oggi: anche lui profeta, ma profeta di speranza e di ottimismo. Un segno concreto di amore all’uomo, contro ogni tendenza al pessimismo radicale che corrompe il nostro popolo.

                                                                             Piero Gheddo