E se l'islam fosse il nostro futuro?

Carissimo Padre,

in riferimento a quanto da Lei pubblicato su Armagheddo (8 novembre 2010), mi viene spontaneo chiederle se Lei vorrebbe che la posizione del governo norvegese fosse la posizione di tutti i governi occidentali, come una specie di “bracciosecolare ” che toglie “le castagne dal fuoco” al posto della Chiesa.

O, magari, Lei addirittura si augura che quella decisione diventi la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica? Lei sa meglio di me, però, che la Chiesa non ha una posizione unanime nei confronti dell’Islam. Basti citare, per es., solo due Vescovi: il cardinal Dionigi Tettamanzi e monsignor Luigi Negri. Reazioni  diverse  per l’eclatante episodio dell’occupazione della piazza del Duomo di Milano da parte dei “sederi sollevati in aria “. Il cardinal Dionigi affermò, tra l’altro, se ben ricordo, che la reciprocità non è assolutamente una condizione evangelica necessaria perché un cristiano riconosca ai seguaci di Maometto il diritto di ottenere spazi per la preghiera comune. Il che significa offrire sempre l’ “altra guancia”.

Nella storia della Chiesa questo atteggiamento, però, mi sembra in contraddizione con la promulgazione delle Sante Crociate, che a mio avviso sarebbero da ripetere, se ci fosse una Cristianità e, complessivamente un Occidente, consapevoli della minaccia del terrorismo islamico. Una coscienza inesistente del pericolo, invece, come Lei giustamente rileva.

Non conosco le Missioni e magari posso dire delle stupidaggini. Tuttavia mi sembra che si sarebbe dovuto pensare da tempo, dove fosse stato anche meno difficile realizzarle, a delle milizie cristiane di autodifesa, proprio perché un po’ ovunque, non da oggi, i Cristiani vengono allegramente ammazzati. Ci sono Vescovi, sacerdoti e anche laici che non lasceranno mai le loro terre e che sono disposti al martirio. Se io fossi un cristiano di quei luoghi me ne sarei andato da un pezzo con i miei cari o sarei perito difendendo legittimamente me e i miei. E, soprattutto, mandando qualche fanatico all’inferno, non per scherzo. Ma forse io ragiono troppo da “occidentale”. Cordialmente,

Carlo Martinelli

Caro Martinelli,

grazie della sua lettera alla quale rispondo volentieri, perché mi dà modo di precisare il mio pensiero. Due punti:

1) ho citato il governo norvegese che non dà il permesso di costruire una moschea a Oslo, finanziata dall’Arabia Saudita, fin che in Arabia i cristiani non potranno costruire la prima chiesa. Così almeno scrivono i giornali. Non penso che tutti i governi occidentali debbano fare così, per un motivo facile da capire: si andrebbe verso un confronto aspro con i governi islamici, i cui popoli pensano di essere oppressi e colonizzati dai cristiani, cioè dall’Occidente. Legga il mio volume “La sfida dell’islam all’Occidente” (San Paolo 2007, pagg. 164), dove spiego ampiamente come e perchè si è formata questa psicosi nei popoli islamici, che l’Occidente cristiano è il nemico dell’islam, la prima causa della decadenza dell’islam negli ultimi secoli. E’ una mentalità che i testi scolastici insegnano ai loro bambini e studenti, per non parlare di quel che dicono gli imam nelle moschee e i giornali popolari nelle lingue locali! Questo spiega “il martirio per l’islam” che entra nella mentalità dei giovani, con tutte le conseguenze che sappiamo.

D’altra parte, abbiamo sperimentato, con le guerre in Iraq e in Afghanistan, che lo “scontro di civiltà” e la violenza non migliorano la situazione, anzi la peggiorano. Fino al crollo del muro di Berlino l’Occidente affrontava un’ideologia nemica, il comunismo, ed era un’ideologia politico-culturale; oggi siamo di fronte ad un’ideologia di radice religiosa (non la religione islamica in sé, ma l’islam strumentalizzato da politici, capi religiosi, intellettuali), che non si sgonfia facilmente come il comunismo, imploso dall’interno! I musulmani sono molto divisi fra di loro, ma uniti contro l’Occidente: un miliardo e 300 milioni di persone!

2) Il governo della Norvegia ha compiuto un gesto nuovo che, ho scritto, “meriterebbe almeno di essere discusso, acquistare rilievo in giornali e televisioni. Invece niente, nessuno ne parla. L’Europa non ha ancora preso coscienza che il terrorismo di matrice islamica non è rivolto solo contro i cristiani, ma contro l’Occidente cristiano, gli Stati Uniti e l’Europa cristiana”. La maggioranza dei popoli europei non hanno ancora preso coscienza di questo pericolo che ci minaccia. Quindi, il primo imperativo è di parlarne, discuterne, sperimentare soluzioni. E poi, cosa fare?

A) I governi e le forze politiche e sociali dovrebbero, trattando con i governi dei paesi islamici quasi tutti nostri alleati, avere l’atteggiamento che in genere è adottato con la Cina: ricordare con forza che debbono osservare i diritti dell’uomo, fra i quali la piena libertà religiosa. E compiere anche gesti forti come quello del governo norvegese, che certo non otterrà risposta positiva, ma almeno mette quei governanti di fronte alle loro responsabilità. E coinvolgere in questi gesti i musulmani d’Italia, le echiesto a noi di costruire una moschea? Bene, prima però scrivete, in modo ufficiale attraverso la vostra Ambasciata, una richiesta al vostro governo, firmata da molti vostri correligionari, affinchè conceda anche ai cristiani quello che voi chiedete in Italia: la piena libertà religiosa. E vediamo cosa il vostro governo risponde”. Insomma, esistono molti modi di esercitare pressioni amichevoli, fraterne, senza offendere né suscitare reazioni violente.

B) Diverso è il discorso per la Chiesa e per noi come cristiani, che abbiamo il dovere anzitutto di pregare, di aiutare e accogliere i nostri fratelli di fede perseguitati. Poi c’è il dialogo con i musulmani, l’aiuto ai poveri; infine di dire agli italiani che il modo migliore per dialogare con l’islam è di tornare a Cristo, alla fede e alla pratica religiosa. Anzitutto perché, convertendoci a Cristo in modo sincero, risolveremmo molti nostri problemi personali, familiari e sociali. In altre parole, in una società di cristiani autentici (quello che oggi non siamo) si vive tutti meglio. E daremmo miglior testimonianza del cristianesimo ai popoli altri.

L’alternativa del ritorno a Cristo è quella dell’Europa cristiana com’è oggi, compresa la nostra Italia, che appare ai musulmani come un continente ricco, evoluto, democratico, colto, ma lontano da Dio, vuoto di ideali e di bambini. I giornali islamici ripetono spesso, come gli imam nelle moschee e gli insegnanti nelle scuole: “Noi musulmani abbiamo un compito storico: riportare l’Europa a Dio”. E’ inevitabile che un vuoto religioso, come oggi appare l’Europa, prima o poi venga in qualche modo riempito da popoli che hanno una forte identità religiosa. E se fosse questo, in prospettiva storica, il nostro futuro?

Piero Gheddo