A cosa serve la fede? Ecco una risposta

                          

 

    “Il bene non fa notizia” è un principio che si impara alla scuola di giornalismo. Infatti giornali e televisioni sono pieni di omicidi, scandali, rapine, furti, processi. Mancano (o sono molto scarse) le buone notizie. Eppure, a me capita spesso, visitando paesi e città per incontri e conferenze, di conoscere le meraviglie che gli italiani riescono a realizzare anche in un tempo di crisi delle famiglie e della società come il nostro.  Il 7 dicembre scorso, vigilia dell’Immacolata Concezione, ho parlato di Madre Teresa alla “Scuola professionale Oliver Twist” di Como (si definisce anche “Liceo del Lavoro”), che insegna a 450 ragazzi e ragazze un mestiere, mentre compiono i corsi scolastici medi e superiori, abbinando i programmi tradizionali con l’avviamento ad una professione: falegnameria, restauro, decorazione, tappezzeria, operatore dell’area tessile, del legno e dell’arredamento e dell’alberghiera. Nell’ottobre scorso, ad esempio, ha diplomato 15 ragazzi e ragazze come operatori del settore alberghiero.

     Con una nota particolare che rende l’esperienza esemplare: i ragazzi che frequentano questa scuola sono ricuperati da situazioni sociali o familiari difficili, che hanno impedito loro di seguire una scuola normale. Secondo i dati del “Rapporto sulla dispersione scolastica” pubblicato nel 2008 dal “Ministero della Pubblica Istruzione”, ogni anno 47.455 ragazzi lasciano la scuola senza aver raggiunto una qualifica superiore, a volte nemmeno il diploma di media inferiore. Quei minorenni spesso sono preda di un progressivo disimpegno e disinteresse verso qualsiasi forma di apprendimento e di lavoro e vanno ad ingrossare le fila dei disadattati alla società in cui viviamo.

      Oliver Twist è il protagonista di un famoso romanzo di Charles Dickens, che, dopo mille difficoltà, grazie all’incontro con una persona che lo accoglie e lo introduce alla vita, ritrova la sua strada e ricomincia a sperare. Così sta facendo il “Liceo del Lavoro” di Como, fondato dalla Comunità Cometa, anche questa una bella realtà generata dalla fede in Cristo.

    Tutto nasce da due fratelli comaschi, Erasmo e Innocente Figini, il primo stilista di tessuti e arredatore, il secondo chirurgo oftalmico e primario dell’oculistica all’Ospedale Valduce di Como, che dal 1986, dopo un incontro con Don Luigi Giussani, ospitano nelle loro famiglie i ragazzi meno fortunati. Hanno iniziato con un bambino siero positivo abbandonato dai genitori con problemi di droga. “L’incontro con Don Giussani – dice Erasmo – resta una pietra miliare nella nostra vita. Lui ci ha dato la forza per decidere di intraprendere quel cammino, quando dell’Aids si sapeva poco o nulla”. Unendo le due famiglie, i fratelli Figini comperano una vecchia cascina alle porte di Como (la “Brusada”), la restaurano e iniziano ad accogliere i minorenni affidati loro dalla polizia o dal Tribunale dei minori e con l’aiuto di altri volontari creano l’associazione Cometa che continua nel cammino e attira simpatia e aiuti: il bene “non fa notizia”, ma crea partecipazione e aiuti economici. Si comperano terreni contigui alla cascina, si costruiscono altre case tutte unite fra di loro (in tutto 68 appartamenti), arrivano altre due famiglie che condividono l’esperienza dei Figini e di una comunità femminile dei “Memores Domini” (consacrate a vita di C.L.). Oggi Cometa ha quattro famiglie, una comunità religiosa e e una quarantina di minorenni, tra figli propri e adottati da allevare ed educare.

     Da questo inizio, nasce la Scuola Oliver Twist, che oggi insegna a 450 ragazzi un mestiere artigianale aiutandoli a terminare gli studi superiori. Un edificio modernissimo con tutta l’attrezzatura di laboratorio necessaria. E poi 250  imprese del territorio comasco accettano gli studenti della Oliver Twist per un periodo di ”stage” o vengono assunti direttamente quando diplomati. Risultato: ragazzi che avevano rifiutato o erano stati espulsi dalla scuola, rientrano nei percorsi formativi istituzionali, imparano la passione per il lavoro e stipulano contatti di lavoro. Ho chiesto da dove vengono tutti questi soldi e mi spiegano che, oltre agli aiuti statali (della Regione Lombardia e della provincia e città di Como), molti privati aiutano l’associazione: Leonardo Del Vecchio, presidente di Luxottica, Vittorio Colao Ceo di Vodafon, il maestro Riccardo Muti, che nel novembre 2009 ha tenuto un concerto a Como  ed ha voluto sul palco i ragazzi e i genitori della Cometa; e poi tanti altri amici che continuano ad aiutare secondo le proprie possibilità.

     Ho partecipato alla cena della comunità, sul muro una frase del Vangelo di Giovanni: “Senza di me non potete fare nulla”. Una cinquantina di persone, in un’atmosfera di gioia e di condivisione che non né facile trovare altrove. Durante la cena ho anche parlato al microfono raccontando in breve la storia di Marcello Candia e dei miei genitori servi di Dio Rosetta e Giovanni. Poi la conferenza su Madre Teresa a 250 comaschi nel salone della Scuola attigua alla comunità e il ritorno a Milano nella notte. Grazie, Signore, i tuoi miracoli sono ancora tra noi, dobbiamo saperli vedere per ringraziarti.

 

                                                         Gheddo Piero