Senza Dio non c'è pace

  

     Ieri sera, venerdì 21 gennaio 2011, ho partecipato alla Marcia per la Pace a Muggiò, in provincia di Monza-Brianza, organizzata dal Decanato di Desio (12 parrocchie). Consola vedere, in una serata di gelo sottozero, tante persone, e anche giovani, che partecipano con fede. Partenza dalla parrocchia periferica di Muggiò (San Carlo) alle 21, con saluto del Sindaco e del Parroco Decano, e poi la marcia con preghiere e canti verso la chiesa centrale di Muggiò (SS. Pietro e Paolo), con la mia testimonianza e poi quella di un sacerdote della Chiesa greco-ortodossa di Grecia, in visita a Milano per la settimana dell’Unità dei cristiani. Nella grande chiesa parrocchiale strapiena abbiamo poi pregato per la pace, l’unità delle Chiese cristiane e che cessino odio e violenze contro i fedeli di Gesù Cristo. Una serata di fede e di riflessione che il Signore benedice.

      Il Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata della Pace del 1° gennaio 2011 (“Libertà religiosa, via per la pace”) non ha nulla di convenzionale, a cominciare da questa constatazione: “I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede”. Un dato di fatto innegabile che tutti ormai conoscono, una denunzia di fronte alla quale sarà più difficile far finta di niente. Infatti, il governo italiano e poi l’Unione Europea si sono mossi, con la proposta: “Niente più aiuti ai paesi che perseguitano i cristiani”.

     Ho  raccontato alcuni casi di persecuzione di cui sono stato testimone in Pakistan, Ruanda, Filippine e spiegato il significato profondo del Messaggio papale. Il Papa difende i cristiani nei molti paesi in cui sono perseguitati. Ma non si limita a questo. Benedetto XVI scrive che la libertà religiosa è la base dei diritti umani, “la cartina di tornasole per verificare il rispetto di tutti gli altri diritti umani” (n.5). Infatti, i paesi nei quali più si esercita violenza contro la libertà religiosa, sono proprio quelli che violano tutti i diritti umani e creano tensioni che fanno temere possibili guerre: Iran, Nord Corea, Cina, Vietnam, Pakistan, Somalia, Myanmar, Sudan, Egitto.

 

     Perchè il Papa scrive che “la libertà religiosa è una vera arma per la pace” ed è alla base di tutti i diritti umani? Perchè il fondamento della pace è l’amore di Dio Padre per tutti gli uomini e il comandamento che il Figlio di Dio Gesù Cristo dà ai suoi discepoli: “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”. Se dall’orizzonte di un popolo togliamo Dio e il riferimento a Dio (Dio è amore!), inevitabilmente prevalgono l’egoismo, l’odio, la vendetta, l’oppressione delle persone e dei popoli, la guerra.  

     La libertà religiosa non è quindi un problema che interessi solo i cristiani, ma deve appassionare tutti gli uomini di buona volontà, perché è alla base dei diritti umani e della convivenza sociale. La pace nel mondo, e nelle famiglie, è un dono di Dio. I nemici della libertà religiosa, scrive il Papa, sono anche i nemici della pace. In particolare Benedetto XVI ne ricorda due:

          Primo, il fondamentalismo, che strumentalizza una religione “per mascherare interessi occulti, come ad esempio il sovvertimento dell’ordine costituito, l’accaparramento di risorse o il mantenimento del potere da parte di un gruppo, può provocare danni ingentissimi alle società”. Il Papa condanna ancora una volta ogni violenza fatta in nome di Dio, ricordando che la verità si impone con se stessa (n. 7). Evidentemente allude al radicalismo islamico, a quello indù, al terrorismo.

         Secondo, il relativismo, che toglie ogni valore alla religione e la condanna a diventare un “hobby” privato, quindi a non influire sul cammino della società e sulla formazione dei giovani. Benedetto XVI si riferisce al mondo occidentale dove, con la scusa di non offendere le altre religioni, si cancellano i sacri segni cristiani dalla vita pubblica e si costringe al privato l’esperienza religiosa: “Le leggi e le istituzioni di una società – grida il Papa – non possono essere configurate ignorando la dimensione religiosa dei cittadini o in modo da prescinderne del tutto” (n. 8). Gli esempi sono tanti: le leggi contro la vita e la famiglia (aborto, divorzio, unione dei gay equiparata al matrimonio, eutanasia, ecc.).

      Il materialismo vuoto dell’Occidente, che emargina la religione, sta distruggendo lo sviluppo civile creato in due millenni di cristianesimo: a partire dalla famiglia, si stanno sfasciando anche la scuola, la politica, l’economia, la società civile. Il Papa chiede che la legislazione dei vari Paesi tenga conto della legislazione internazionale in fatto di diritti umani e religiosi e propone come simbolo per un futuro di pace l’incontro di Assisi del 1986, dove “i leader delle grandi religioni del mondo hanno testimoniato come la religione sia un fattore di unione e di pace, e non di divisione e di conflitto. Il ricordo di quell’esperienza è un motivo di speranza per un futuro in cui tutti i credenti si sentano e si rendano autenticamente operatori di giustizia e di pace” (n.11).

      Nella Giornata per la Pace, che in questo gennaio è celebrata in molte diocesi e città, Benedetto XVI lancia un appello a tutti i cristiani, che “sono chiamati, non solo con un responsabile impegno civile, economico e politico, ma anche con una testimonianza della propria fede e carità, ad offrire un contributo prezioso al faticoso

ed esaltante impegno per la giustizia, per lo sviluppo umano integrale e per il retto ordinamento delle realtà umane” (n. 7).

                                                                                        Piero Gheddo