Quale “Nuova Evangelizzazione”?

 

                               

    Leggo su “L’Osservatore Romano” un interessante articolo di mons. Rino Fisichella su “La Nuova Evangelizzazione” (21 gennaio 2011). La finalità di questo “Pontificio Consiglio” è stata ben delineata da Benedetto XVI il 28 giugno scorso quando l’ha istituito: il suo scopo è di “risvegliare la fede nei Paesi di antica tradizione cristiana… e offrire delle risposte adeguate perchè la Chiesa intera si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione”.

     Mons. Fisichella commenta queste parole del Papa indicando orientamenti e speranze del nuovo dicastero. Mi permetto di raccontare l’esempio di un missionario autentico, che può illuminare il modo, il metodo, il linguaggio e i contenuti di questa provvidenziale iniziativa, che deve appassionare tutti i credenti in Cristo.

     Il Venerabile padre Clemente Vismara, non lontano dalla beatificazione, è stato 65 anni in Birmania (1923-1988) ed è morto a 91 anni nel 1988 con una grande fama di santità anche presso i non cristiani. Sono andato a trovarlo nel 1983, aveva 86 anni e tentavo di fargli un’intervista, ma lui non voleva parlare della sua vita avventurosa in una regione forestale e montuosa, fra poveri tribali animisti, villaggi con capanne di fango e paglia, una vita “primitiva” tormentata da bande di guerriglieri e briganti. Mi diceva: “Parliamo invece di quel che farò nei prossimi anni, costruirò scuole e cappelle, prenderò contatto con tribù nuove, battezzerò altri nuovi cristiani, continuerò a raccogliere orfani….”. Aveva 86 anni ed era ancora parroco a Mongpin, il medico più vicino a un centinaio di chilometri (con quelle strade), con una “parrocchia” di circa 9.000 kmq, più del doppio della sua diocesi di Milano. Visitava ancora i suoi villaggi cristiani, si lamentava solo di non poter più andare a cavallo e per salire i ripidi sentieri di montagna veniva portato su una barella da quattro uomini o quattro donne. “Che vergogna, mi diceva, essere portato dalle donne!”.  

      Del Venerabile padre Clemente, un suo confratello del Pime padre Angelo Campagnoli, che è stato con lui sei anni, così lo ricorda: “La vita di Vismara è la ripetizione degli stessi gesti per 65 anni. Come ha incominciato, così ha finito: orfani, lebbrosi, oppiomani, poveri affamati, riso, cappelle, scuole, villaggi da visitare, è sempre stata la stessa vita, uguale nella sua ripetitività ma sempre nuova perché Vismara faceva gli stessi gesti con lo stesso entusiasmo della prima volta….Padre Clemente si realizzava prendendosi cura di tutte le miserie che vedeva, di tutti i poveri che gli capitavano a tiro, dava da mangiare anche ai fuggiaschi della guerriglia, ai ladri scacciati dai villaggi, ai lebbrosi che nessuno più voleva vicino alle abitazioni dei sani, alle vedove ed a qualunque tipo di povero. Viveva con 200-250 orfani affidati alle cure della suore di Maria Bambina. Tutti lo entusiasmavano di nuovo, come fosse la prima volta. Dava a tutti come fossero da tanto tempo suoi amici. In quelle situazioni di fame e carestie, il suo vanto era di poter dire: tutti quelli che vengono alla missione mangiano tutti i giorni. Passava parte della notte scrivendo tante lettere agli amici e benefattori”.

     Padre Mario Meda, anche lui nella diocesi di Kengtung per otto anni, aggiunge: “Padre Clemente diceva molti Rosari, secondo il consiglio di mons. Erminio Bonetta, fondatore della nostra diocesi: “Seminiamo molti Rosari nei nostri viaggi e nelle nostre giornate, porteranno molti frutti di conversione”. So che Vismara recitava un Rosario intero tutti i giorni, 150 Ave Maria, e compiva quotidianamente le pratiche di pietà della vecchia tradizione sacerdotale… Questa era la sua regolarità, tutti i giorni della sua vita. Però era anche libero, non formalista, ad esempio era disposto a interrompere la preghiera del Breviario per rispondere a qualcuno e poi riprenderla. Era un uomo libero di spirito, equilibrato in tutto, pieno di buon senso e di amore a Dio e all’uomo. Viveva con fedeltà la sua vocazione, non sognava cose diverse, era libero da ogni complesso, credo non abbia mai avuto problemi di fede o difficoltà ad essere un buon cristiano, prima che un buon prete e missionario”.

      L’esempio di questo Venerabile in attesa di beatificazione, credo illustri bene, in concreto, quello “slancio missionario” che  Papa Benedetto chiede a tutti noi, vescovi, preti e laici cristiani, per riportare il nostro Occidente a Dio ed a Gesù Cristo

                                                                              Piero Gheddo