Gheddafi dittatore controverso

 

 

                                                                                   

    La soluzione della guerra in Libia ormai pare chiara. Il paese rimarrà diviso in due fra Cirenaica “liberata” e Tripolitania ancora sotto il dominio di Muhammar Gheddafi, personaggio controverso, ma naturalmente amato dalle “kabile” (tribù) dell’ovest libico a cui appartiene. Consenso e opposizione a Gheddafi dipendono da schieramenti di tribù locali, nessuna delle quali esprime sentimenti democratici. Il vescovo di Tripoli, il francescano mons. Giovanni Martinelli, cittadino libico perchè nato in Libia da coloni italiani, intervistato martedì scorso al TG2, con tono angosciato ha lamentato i bombardamenti sulla Libia e ha aggiunto: “Fino a quando si vuol bombardare? Fin dove? Gheddafi non cede, questo è sicuro. C’erano in corso mediazioni fra gli avversari. Perché l’Italia non ha fatto lei questa mediazione?”.

    Dittatore dal 1969, Gheddafi all’inizio ha seguito Nasser nella linea anti-occidentale e anti-italiana, fino a finanziare il terrorismo di matrice islamica, le moschee e madrasse islamiche d’ispirazione estremista in tutto il mondo. Ha espulso dalla Libia i 25.000 italiani e altri che tenevano in piedi l’economia e i servizi pubblici, riducendo il suo popolo alla miseria. Nel 1986, Reagan bombardò le sei tende, all’interno di caserme, in una delle quali viveva il premier libico, che scampò per miracolo. Isolato fra Egitto e Tunisia filo-occidentali, capì che la linea rivoluzionaria era fallimentare, a poco a poco ha cambiato politica: ha continuato a fare discorsi rivoluzionari e anti-occidentali, ma in pratica, specie dopo che nel 1998 venne tolto l’embargo economico e nel 2004 l’embargo sulla vendita di armi alla Libia, ha iniziato un cammino di avvicinamento all’Occidente e, quel che più importa, di faticosa educazione del suo popolo con la scuola e al rispetto dei diritti dell’uomo e della donna. I proventi del petrolio li ha usati per sviluppare la Libia: strade, scuole, ospedali, università, case popolari a bassissimo prezzo, inizio di industrializzazione, sviluppo agricolo con l’acqua tirata su nel deserto ad una profondità di 800-1.000 metri! Due acquedotti (costruiti dai sud-coreani) portano l’acqua dal deserto alla costa, 900 km. a nord.

     Il regime di Gheddafi è sostenuto dalle tribù della Tripolitania, combattuto da quelle della Cirenaica, la regione che si è ribellata per prima e facilmente ha conquistato il potere a Bengasi e in altre città. Non è stata una rivolta causata dalla miseria, come quelle di Egitto e Tunisia, ma guidata da rivalità tribali e dall’oppressione di una dittatura che non lascia spazi di crescita politica e di coinvolgimento popolare nella guida del paese.

     Ma non possiamo dimenticare quel il dittatore ha fatto:  ha mandato le bambine a scuola e le ragazze all’Università, ha controllato e tenuto a freno l’estremismo islamico, ha abolito la poligamia e fatto leggi sul matrimonio favorevoli alla donna. Persegue in Libia una politica di libertà religiosa. I 100.000 cristiani (nessun libico, tutti stranieri), pur con molti limiti, godono di libertà di culto e di riunione. La Caritas libica è un organismo stimato e richiesto di interventi. Due fatti eccezionali. Nel 1986 ha scritto a Giovanni Paolo II chiedendo suore italiane per i suoi ospedali. Costruiva ospedali e dispensari, ma non aveva ancora infermiere libiche. La richiesta veniva dal buon esempio delle due  francescane infermiere italiane che hanno assistito il padre di Gheddafi fino alla morte. Oggi in Libia ci sono circa 80 suore cattoliche (soprattutto indiane e filippine, ma anche italiane) e 10.000 infermiere cattoliche filippine e indiane, oltre a molti medici filippini, indiani, libanesi, italiani. Il vescovo Martinelli mi diceva: “La presenza di queste donne cristiane, professionalmente preparate, gentili, attente alle necessità del malato che curano con amore, stanno cambiando l’immagine del cristianesimo fra i musulmani”.

     Secondo fatto. Sono stato nel deserto a 900-1000 km. da Tripoli, dove sta fiorendo una regione ex-desertica per l’acqua tirata su dalle profondità della terra. Un lago di 35 km. di lunghezza e campagne coltivate e cittadine, dove vent’anni fa non c’era nulla. La città di Sebha capitale della regione ha 80.000 abitanti, dove vive un sacerdote medico italiano, don Giovanni Bressan (di Padova) che è stato uno dei fondatori dell’ospedale centrale. Don Bressan ha riunito i molti africani profughi dai paesi a sud del deserto (Nigeria, Camerun, Ciad, ecc.) fondando per essi una parrocchia, una scuola, un centro di riunioni e di gioco. Gli africani lavorano e sono pagati, per tre o più anni rimangono nel sud, poi hanno soldi a sufficienza per tentare il passaggio in Italia! Fanno tutti i lavori e sono ammirati perché lavoratori onesti e forti. Don Vanni (Giovanni) riesce a fermare alcune famiglie, le altre vogliono venire in Italia, in Europa. Il cammino della Libia verso la piena integrazione nel mondo moderno e nella Carta dei diritti dell’uomo e della donna, era cominciato. Non difendo Gheddafi e la sua dittatura, credo però di poter testimoniare anche aspetti del suo operato, del tutto ignorati in questi giorni.  

                                                                                        

                                                                                    Piero Gheddo

 

2 pensieri su “Gheddafi dittatore controverso

  1. Caro don Piero,
    voglio portare anch’io la mia piccola testimonianza. Da qualche anno faccio parte del gruppo di volontari che accolgono gli ospiti del dormitorio per stranieri di via San Bernardo, a Genova. Ogni sera accogliamo fino a 18 persone, noi volontari facciamo due turni di una settimana ciascuno, e non turni di serate isolate, in modo da arrivare, a fine settimana, a conoscere un po’ gli ospiti, che sono, in maggioranza, africani (soprattutto del Maghreb) e musulmani, anche se c’è anche una grossa componente proveniente dall’Est europeo (in particolare, dalla Romania).
    In questi anni ho avuto moltissimi ospiti di Tunisia e Marocco, diversi algerini, pochi egiziani, nessun libico, il che mi induce a pensare che in quel paese non si stesse poi così male.
    Credo che, senza voler difendere Gheddafi, come persona, tuttavia è doveroso dire che ci sono regimi ben peggiori (solo per dirne due, Corea del Nord e Cuba – ma credo che non ci sarà mai un attacco avallato dalla Nazioni Unite contro un regime comunista, per quanto sanguinario questo possa essere) contro i quali l’ONU si guarda bene dall’intervenire.
    Questa rivolta in Libia è stata, da quel che si sente, organizzata dalla Francia e da uomini di Gheddafi che ambivano a prenderne il posto.
    A me sembra che nei paesi Occidentali, più che le “armi di distruzione di massa” di cui ci si è serviti per giustificare l’attacco all’Iraq (e oggi vediamo a cosa questo ci ha portato), dobbiamo temere le “armi di disinformazione di massa” con cui veniamo bombardati continuamente, e non solo riguardo alla Libia.
    La saluto cordialmente,
    Mario Molinari

  2. Caro Molinari, grazie della sua lettera, che conferma quanto ho detto. La rivolta contro Gheddafi non è dovuta principalmente alla miseriao alla dittatura, ma alla tradizionale “inimicizia” fra Tripolitania (da cui viene Gheddafi) e la Cirenaica, che era già molto forte ai tempi della colonizzazione italiana. L’intervento dell’Onu e sopratuttodi Francia e Inghilterra non si spiega con la dittatura del Colonnello (anche nel mondo islamico ce ne sono di molto peggio, basta pensare a Siria, Yemen, Algeria,Iran), ma ad altri motivi meno nobili e più egoistici.
    Il 26 marzo scorso Magdi Allam ha scritto su “Il Giornale”: “Nella guerra esplosa in Libia e che vede l’Italia in prima linea,l’unica vera certezza, al di là delle reali intenzioni che l’hanno scatenata, è che a vincere saranno gli integralisti islamici e che, di riflesso, le popolazioni delle sponde meridionale e orientale del Mediterraneo saranno sempre più sottomesse alla sharia, la legge coranica che nega i diritti fondamentali della persona e legittima la dittatura teocratica. Un esito che è esattamente l’opposto dei proclami ufficiali di Sarkozy e Obama straripanti delle parole d’ordine “libertà” e “democrazia”. Se lo dice Magdi Cristiano Allam, che viene dall’islam e segue molto bene le vicende dei paesi islamici, è crdibile. Speriamo che non si verifichi quando lui afferma, ma si può intanto dire che questa lettura della realtà non compare in nessun giornale. Quindi è verissimo quanto lei dice che siamo vittime delle “armi di disinformazione di massa”. Come già ai tempi della guerra in Vietnam e in Cambogia, quando il “politicamente corretto” imponeva a tutti di dire che vietcong e nord-vietnamiti erano i liberatori del popolo. Poi è risultato esattamente il contrario, ma allora nessuno lo poteva dire. Speriamo e preghiamo affinchè, questa volta, la previsioni di Magdi Cristiano Allam non si realizzi.

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