Clemente Vismara suscita vocazioni missionarie

 

             

     Si avvicina la beatificazione di padre Clemente Vismara, missionario e “Patriarca della Birmania”, in Piazza Duomo a Milano la domenica 26 giugno 2011. Fervono i preparativi da parte della Curia diocesana di Milano, della cittadina di Agrate Brianza (patria di  Clemente) e del Pime di Milano, l’Istituto a cui apparteneva il prossimo Beato. Si prevedono circa 10-12.000.fedeli in Piazza Duomo (ore 10-12) per la Messa e la cerimonia di beatificazione. Ma si avverte anche il bisogno di preghiere affinchè Clemente susciti tante e sante vocazioni sacerdotali, religiose e missionarie, come ha sempre fatto con i suoi scritti mentre era ancora in vita (1897-1988).

     Il giovedì 28 aprile sono stato invitato dalle suore di clausura Romite Ambrosiane di Perego in provincia di Lecco  (vengono da Sant’Ambrogio e San Carlo Borromeo): Messa solenne in rito ambrosiano e lunga conferenza al pomeriggio su padre Clemente. Una giornata per me consolante, perchè mi ha colpito l’interesse di queste care sorelle (27, di cui parecchie sotto i cinquanta e una novizia) appunto sul carisma del prossimo Beato di suscitare vocazioni alla vita consacrata. L’ho sperimentato io stesso, quando dal seminario diocesano di Vercelli nel settembre 1945 sono venuto al Pime per diventare missionario, in seguito agli articoli di Clemente su “Italia Missionaria”. Ma poi, visitando le missioni in tutto il mondo, ho incontrato numerosi preti, fratelli e suore italiani (non solo del Pime) che mi raccontavano come la loro vocazione alle missioni era nata allo stesso modo della mia. Naturalmente la chiamata alla vita consacrata viene da Dio, ma gli articoli di Vismara erano e sono adatti per presentare in modo affascinante la vita di missione ai giovani.

      Perché questo carisma? Intanto perchè era un santo, viveva nell’amore di Dio e lo trasmetteva in tutto quel che faceva. Poi perché sapeva scrivere e fin dall’inizio scriveva molte lettere e articoli (ne ho raccolti 2.300 e 600) per poter ricevere aiuti dai lettori delle riviste missionarie. Ma era talmente innamorato della sua vocazione, che era sempre sereno e contento pur vivendo in una povertà commovente e in mezzo a guerre e guerriglie, briganti e lebbrosi, villaggi di fango e paglia, poverissimi tribali, in una regione montagnosa e forestale priva dei più moderni conforti a cui siamo abituati: elettricità, acqua corrente, strade, medicine e assistenza sanitaria: negli ultimi tempi, il medico più vicino era a 120 chilometri, con quelle strade!.

      Però Clemente aveva però una visione ottimistica della vita, che veniva dalla grande fede e fiducia nella Provvidenza, e riusciva a trasfigurare quella realtà misera rendendola poetica e avventurosa, facendo sognare noi giovani. Ma i suoi articoli e lettere, come la sua biografia costruita sulle sue lettere (“Prima del Sole”, Emi 1998), fanno sognare anche i giovani d’oggi, che hanno bisogno di eroi “positivi” e di evadere con la fantasia dal mondo materialista e consumistico d’oggi, che tarpa le loro ali e impedisce loro di volare. Clemente tocca il cuore e trasmette i grandi ideali evangelici, con frasi incisive che scuotono e fanno riflettere. Questa ad esempio: “La vita è fatta per essere donata. Una vita vissuta per se stessi è sprecata e porta al pessimismo, una vita donata al prossimo è affascinante e ti dà gioia”. Se non c’è poesia, fantasia, amore ed entusiasmo per il Signore Gesù, le vocazioni alla vita consacrata non nascono. Clemente tocca il cuore e con l’aiuto di Dio fa nascere tutto questo.

                                                                                    Piero Gheddo