Rosetta e Giovanni: mancano i documenti

 

     Per i lettori di questo Blog che non ricevono il bollettino degli “Amici di Rosetta e Giovanni”, pubblico questa lettera che abbiano scritto, mons. Tonino  Guasco e il sottoscritto per informare sullo stato della causa di beatificazione dei miei genitori. Chi desidera ricevere in omaggio il bollettino, mi scriva e glie lo farò mandare dalla diocesi di Vercelli che lo pubblica.

 

     Cari amici di Rosetta e Giovanni, dobbiamo darvi una notizia che può sembrare negativa ma che, ricevuta e letta con fede, ha anche aspetti positivi. La Congregazione dei Santi non ha giudicato sufficienti i documenti inviati dal Tribunale diocesano di Vercelli sull’eroicità delle virtù dei due Servi di Dio Rosetta Franzi e Giovanni Gheddo e sulla loro fama di santità, scritti durante le loro vita e subito dopo la loro morte. La Causa di Beatificazione non può andare avanti, non perché ci siano fatti contrari alle virtù dei due coniugi, ma semplicemente perché la documentazione scritta al tempo dei due coniugi, che è stata raccolta, è insufficiente.

     Però Rosetta e Giovanni, come “Servi di Dio”, possono essere pregati, imitati, venerati e naturalmente imitati. Quindi la nostra “Lettera agli Amici di Rosetta e Giovanni” continua le sue pubblicazioni, perché l’arcivescovo di Vercelli, mons. Enrico Masseroni, la giudica “un ottimo strumento di pastorale familiare, di cui oggi c’è un gran bisogno nella nostra Italia. I tuoi genitori, già così come Servi di Dio, sono di grande esempio per le nostre famiglie”. Anche il card. Ennio Antonelli, Presidente del “Pontificio Consiglio per la Famiglia Giovanni Paolo II”, espressamente interrogato sulla situazione che si è creata, ha esortato a continuare a presentare Rosetta e Giovanni con la “Lettera agli Amici”, esprimendo il suo consenso e compiacimento a questo nostro bollettino.

 

     Perché la documentazione presentata è insufficiente? Perchè quando una Causa di Beatificazione inizia più di 30 anni dopo la morte del Servo o dei Servi di Dio, le testimonianze orali sulla loro fama di santità e sulle loro virtù (come quelle raccolte dal Tribunale diocesano di Vercelli) sono importanti, ma debbono essere sostenute da un certo numero di documenti scritti nel tempo delle loro vite o subito dopo la  loro morte, sulle loro “virtù eroiche” e sulla “fama di santità”. Di Giovanni Gheddo esistono le sue lettere dalla Russia ai figli ma non bastano ancora; di mamma Rosetta non ci sono documenti scritti dei suoi tempi sulle sue virtù eroiche e sulla fama di santità.   

    D’altra parte, Rosetta Franzi è morta nel 1934 a quasi 32 anni, con tre bambini piccoli (5, 4 e 3 anni), due aborti spontanei e la santa morte per polmonite e per parto di due gemelli immaturi di sette mesi, morti con lei. Cosa poteva scrivere una giovane mammina come lei? O forse può anche aver scritto, ma a distanza di così tanto tempo non si è conservato nulla, anche perché a quei tempi non veniva in mente a nessuno di poter iniziare una causa di beatificazione di due coniugi di paese, pur ritenuti santi da quanti oggi ricordano e sono stati interrogati per il Tribunale diocesano. Ma il ricordo, in persone sopra gli 80 anni, non basta! Ci vorrebbero prove scritte nei loro tempi, che non ci sono o non si trovano.

     La “fama di santità” di Rosetta e Giovanni, oggi esiste e lo dimostrano le lettere che pubblichiamo su questo bollettino, che mandiamo in omaggio esattamente a 8.750 indirizzi di amici devoti, le numerose visite alla tomba di Rosetta nel Cimitero di Tronzano vercellese e le conferenze che si tengono specialmente in parrocchie sui due coniugi dell’Azione Cattolica. Ma è una fama di santità nata dopo la pubblicazione dei volumi e del DVD su Rosetta e Giovanni, cioè dal 2003 ad oggi.     

     Non c’è documentazione scritta che questa “fama di santità” esistesse già prima. Io ricordo molto bene che quand’ero giovane sacerdote i tronzanesi adulti, come anche vari preti della diocesi e il vescovo ausiliare di Vercelli mons. Giovanni Picco, mi dicevano e ripetevano che mamma e papà erano dei santi! Anzi mons, Picco, che era stato assistente diocesano dell’Azione cattolica, due volte mi aveva esortato a raccogliere testimonianze sulla santità di Rosetta e Giovanni. Cosa che io, giovane sacerdote tutto proteso verso le missioni, non avevo fatto, anche perché non ne capivo il motivo. Che fossero stati dei santi lo sapevano e lo dicevano tutti! Ma, ripeto, il ricordo non solo mio ma di parecchi altri, non basta. E poi, nel trasloco dei miei fratelli con zia Adelaide, dopo la morte della nonna Anna, da Tronzano a Torino (ottobre 1949) si sono perse quasi tutte le carte di famiglia, tra le quali ricordo bene il diario di papà (scritto a matita, ma allora non c’erano le penne biro!) e le lettere tra Rosetta e Giovanni da fidanzati. Non importa. Accettiamo con fede le regole che la Chiesa, nella sua saggezza ed esperienza secolari, si è data e continuiamo a pregare ed a testimoniare la nostra devozione e le grazie ricevute. 

    Cari Amici di Rosetta e Giovanni, l’arcivescovo di Vercelli incoraggia a continuare con il nostro bollettino e noi prendiamo questa difficoltà come una prova che il Signore ci manda. Una cara amica suora di clausura, che mi ha chiesto notizie e le ho spiegato la situazione, mi ha detto: “Non si preoccupi, il Signore può fare tutto quel che vuole. Continuiamo a pregare e far pregare, il Signore ci penserà Lui a far andare avanti la Causa”. Gesù dice ai suoi discepoli (Marco, 10, 27): “Per gli uomini è una cosa impossibile, ma per Dio no. Tutto è possibile a Dio”.

     Anche perchè Rosetta e Giovanni, essendo “servi di Dio”, cioè riconosciuti di virtù eroiche dall’arcivescovo di Vercelli e dal suo Tribunale diocesano, già possono essere pregati, venerati, imitati, fatti conoscere. Quindi continuiamo sperando nel Signore, che può fare tutto quel che vuole!

 

         Mons. Tonino Guasco,                                                   Padre Piero Gheddo,

   Attore della Causa di Beatificazione                           figlio di Rosetta e Giovanni

   di Rosetta Franzi e Giovanni Gheddo                               e missionario del Pime

                                       

 

 

 

 

 

 

2 pensieri su “Rosetta e Giovanni: mancano i documenti

  1. Di tutta la biografia di questi due sposi sono rimaste impresse in me soprattutto le parole della sig.ra Rosetta alla fine della sua esistenza. Cito a memoria: “Faremo la volontà di Dio, Giovanni, come abbiamo sempre fatto”. Ogni singola parola di questa frase – apparentemente semplice semplice – è piena di testimonianza.
    Il “faremo”, indica l’abitudine a condividere la vita insieme.
    La “volontà di Dio”, testimonia la normalità quotidiana dello “stare con Dio”.
    Il “come sempre” apre all’eternità e mi ricorda il “Così sia” o l'”Amen” con cui si concludono le preghiere.
    Infatti mi capita a volte di ripetere tra me e me questa frase a mo’ di giaculatoria quando devo prendere delle decisioni.

  2. Caro Paolo.
    grazie di questa bella riflessione, che riassume così bene la vita di mamma Rosetta. E’ la donazione totale di una vita a Dio che l’ha presa, cara mammina, a 31 anni e mezzo perchè era matura per il Paradiso, con i due gemellini prematuri che non hanno nemmeno visto il cielo del nostro cosmo, ma vedono il Cielo di Dio. Non importa che Rosetta e Giovanni diventino ufficialmente Beati, importa che siano conosciuti come “Servi di Dio” e modelli per tanti giovani sposi. Per questo andiamo avanti, con la diocesi di Vercelli col bollettino “Lettera agli Amici di Rosetta e Giovanni”, che la diocesi manda in omaggio a tutti coloro che ne fanno richiesta. Padre Piero Gheddo

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