La Chiesa stimata e apprezzata in Giappone

 

             

     La presenza della Chiesa nella società giapponese, pur essendo limitato il numero dei battezzati (400.000 su 126 milioni), è significativa. Le comunità cristiane testimoniano una vita diversa che è ammirata, anche se la conversione a Cristo non è facile. Padre Alberto Di Bello, missionario del Pime da 40 anni in Giappone e parroco nella città di Shizuoka non lontana da Tokyo, mi dice: “Nel dopoguerra c’è stato un vero boom di conversioni, poi sono diminuite. Ma oggi la Chiesa è molto più conosciuta di quanto si potrebbe pensare, data la nostra piccolezza numerica. I giornali parlano spesso del cristianesimo, citano le idee, i costumi cristiani e i vescovi quando fanno qualche intervento; le scuole cattoliche sono molto frequentate e stimate. Poi c’è il Papa e altri personaggi cristiani che fanno notizia. In Giappone attirano i matrimoni e i funerali che facciamo e vengono anche persone estranee che poi ne parlano ad altri, a volte chiedono qualche spiegazione e mi dicono: “Anch’io vorrei studiare il cristianesimo” e si incomincia un contatto.

     L’impegno fondamentale per i preti e i cattolici giapponesi è di testimoniare Cristo ai non cristiani.  “L’occasione migliore – dice padre Alberto – sono i funerali. Con 750 cristiani nelle mie due parrocchie, in tre anni ho fatto 22 funerali nella mia parrocchia e 12 nell’altra più piccola; sei-sette battesimi di bambini di cristiani e una quindicina di battesimi di adulti (nella parrocchia in cui ero prima avevamo 100 battesimi l’anno, tra i quali molti adulti). Ormai anche in Giappone sono più quelli che muoiono di quelli che nascono”.

     Cosa attira i giapponesi nelle nostre chiese? “Piacciono molto la musica, i canti, gradiscono anche il gregoriano. Quando vengono come turisti nei paesi cristiani, specie in Italia e dal Papa, rimangono ammirati, scossi, ne parlano, non pochi vogliono studiare il cristianesimo. I film biblici o cristiani che le televisioni ripetono spesso suscitano interesse. Anche le nostre piccole chiese, essendo aperte sulla pubblica via, a volte sono visitate dai non cristiani che vi sentono quasi una presenza divina, un’atmosfera di riflessione, di preghiera, di fraternità e di pace.

 

      Perché i funerali attirano i non cristiani? “I giapponesi hanno il culto degli antenati, ma i buddhisti per i funerali fanno poco (dicono preghiere che non si capiscono), pur essendo impegnati in funerali e anniversari dei  morti. I nostri funerali e matrimoni sono cerimonie solenni e partecipate, con fiori, riti, incenso, musiche, processioni, benedizioni e con l’omelia nella quale diciamo che il defunto vive una vita diversa dalla nostra, in seno a Dio che è Padre di tutti gli uomini. Noi tra l’altro abbiamo dei bellissimi canti fatti in Giappone, per i funerali e i matrimoni, sia le parole che la melodia. Sono canti che piacciono e commuovono i giapponesi per le belle parole che dicono. Prima si traducevano i canti italiani o francesi, poi hanno incominciato a farli in Giappone”.    

      Quali sono le difficoltà maggiori che un giapponese incontra per convertirsi? “In genere – risponde padre Alberto – la prima difficoltà viene dalla tomba di famiglia. Ogni famiglia ha la sua tomba dove sono poste le ceneri di tutti i propri defunti. In Giappone, la cremazione dei defunti è obbligatoria. La tomba di famiglia è sacra perché è legata al culto degli antenati e unisce la famiglia. Quindi è impegno di ogni membro della famiglia curare quella tomba, riunirsi sulla tomba negli anniversari per onorare i defunti, pagare l’affitto della tomba per mantenerla. La tomba è sulla terra come per noi, ma non conserva le casse da morto con dentro i resti dei defunti, ma i vasi con le ceneri di ogni defunto. Tutto questo lega ogni membro alla tomba, alla famiglia, al culto degli antenati. Cambiare religione è una difficoltà. Oppure, altra difficoltà è entrare e accettare le verità cristiane, per esempio, che Dio è persona, che Dio è morto in croce per noi, che ci ama. Se il catecumeno non capisce i misteri cristiani o il significato del sacrificio della Messa, viene qualche volta, non si trova bene e non viene più”.

 

      “Il mio compito principale, come parroco, è di prendere le persone una per una, perché difficile averle assieme; incontrare le singole persone, stabilire un rapporto cordiale e parlare, spiegare, rispondere con amore e pazienza. Si potrebbe dire che è la pesca all’amo e non con la rete. Bisogna sfruttare tutte le situazioni possibili per farsi conoscere e conoscere persone, gettando semi di bontà, di amore, di Vangelo. Per questo facciamo concerti, incontri, gruppi, pellegrinaggi, conferenze, feste dell’asilo, abbiamo il Sito internet della parrocchia che ci procura contatti”.

      “Il missionario straniero è importante anche per questo motivo. Il Giappone è un’isola e ha sempre avuto la tendenza a chiudersi. La presenza di missionari stranieri apre molti orizzonti. Il missionario è apprezzato anche per questo. Con i miei parrocchiani ho fatto diversi pellegrinaggi a Roma e a Lourdes, ai quali sono venuti anche amici non cristiani”. Chiedo a padre Alberto se in Giappone c’è piena libertà religiosa. “Assolutamente sì, risponde. La Chiesa non è discriminata, anzi diciamo che è ben vista per i contributi di umanizzazione che porta al popolo giapponese. Ma si può anche dire che il Giappone e la Chiesa giapponese insegnano qualcosa a noi cristiani occidentali”.  

                                                                               Piero Gheddo

3 pensieri su “La Chiesa stimata e apprezzata in Giappone

  1. Molto bella questa serie di articoli sul mondo giapponese. Sembra che tutti si stia aspettando l’improvvisa esplosione cristiana del Giappone (come la Corea del Sud).

    Non sono riuscito a capire come mai il culto degli antenati sia una difficoltà. Il cattolicesimo non mi pare ponga limiti eccetto che evocare (spiritismo) o adorare gli antenati come dei.
    Molte persone visitano spessissimo i loro cari al cimitero e stabiliscono con essi conversazioni, richieste di intercessione ecc.

    Forse la mia fede è infantile ma quando ho provato a chiedermi: “se Dio non fosse il dio cristiano, come potrebbe essere e manifestarsi?” ho sempre trovato qualche grave contraddizione nelle possibili risposte alternative. Diventava senza obiettivi l’esistenza, inspiegabile il male, debole ogni scelta morale. Per cui ingenuamente mi chiedo: i Giapponesi sentono che le loro divinità operano a loro favore? ricevono dagli dei una prospettiva futura? per far onore a chi i Giapponesi conducono una vita così austera?
    Ciao.

  2. Caro Melacarne, grazie della lettera e dell’apprezzamento per le interviste sul Giappone. Naturalmente, il Giappone, come tutti i paesi e le culture, è un mondo molto diverso dal nostro e complesso. Queste brevi paginette danno un’idea delle diversità tra mentalit e vita sociale del Giappone e la nostra, ma non pretendono di esaurire il tema!
    Rispondo per punti:
    1) Non è il culto degli antenati in sè che fa difficoltà a convertirsi a Cristo (l’altarino familiare ce l’hanno ahche i cattolici in casa), ma la tomba di famiglia perchè tiene unita la famiglia che ha la stessa credenza negli spiriti degli antenati, sempre presenti, in senso positivo o negativo. Cioè la superstizione che anche lei evoca. Il cristiano si distacca dalla famiglia, entra in un’altra comunità di fede, quindi anche nei confronti degli antenati, pur venerandoli e pregando per loro o pregandoli per ottenere grazie, si distacca da tutto il resto della famiglia e dalle celebrazioni o riti o divinazioni che fanno.
    2) L’alternativa dl Dio cristiano non esiste, nel senso che diceva Paolo VI in un famoso discorso del Natale 1969. Diceva (ma cito a memoria): “Senza Cristo non esiste vero umanesimo, non può esistere”. Perchè aggiungeva il Papa: senza Cristo anche i valori più nobili diventano facilmente disvalori. L’esempio più evidente è quello della pace, che tutti vogliono. Ma quale pace? Quella di Cristo che Giovanni XXIII ha sintetizzato nella Pacem in Terris in quattro valori: verità, amore, libertà e giustizia. E’ chiaro che, ad esempio, il “Movimento per la Pace” degli anni cinquanta, laniato dal PCI, non avev

  3. Caro Melacarne, mi scuso ma a volte mi scatta, non so come e non so cosa… e la risposta rimane sospesa.
    Dicevo che quel Movimento per la Pace, senza Cristo, voleva tutto il contrario: non l’amore ma l’odio, non la libertà ma la schiavitù, non la verità ma la menzogna, non la giustizia ma l’ingiustizia! E questo senza alcun giudizio negativo sulle molte, bravissime persone e brava gente, che manifestavano.
    3) I giapponesi sentono che le loro divinità operano a loro favore? Come già ho scritto i giapponesi sono religiosi, ma non conoscono Dio che si è rivelato in Gesù Cristo. Credono nel creatore dell’universo e quindi anche dell’uomo, ma non conoscendolo non sanno nemmeno immaginarselo. Lo vedono nella natura, nel bello, nell’armonia delle cose esistenti. Chiedono grazie, ma non ottengono risposte.
    Rimando all’esempio che ho raccontato del padre Luigi Soletta, parroco di Kamakura, dal quale vanno coppie che hanno compiuto un aborto a chiedere se è vero che il Dio dei cristiani perdona. Perchè loro prima vanno nel tempio della dea Kuan-yin, la “dea della misericordia”, ma non sanno se perdona davvero, quindi immaginano lo spirito del loro bambino, al quale hanno impedito di nascere, che è ancora in giro alla ricerca della pace che non trova. Quando Soletta spiega loro che il cristianesimo è la rivelazione di Dio che perdona e dà loro una benedizione, se ne vanno conenti, pacificati. Grazie suo padre Piero

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