Quando gli ospedali erano "la casa di Dio"

 

 

      Il titolo può sembrare strano. Ma non è così. Ho appena letto un libro che racconta, in modo documentato, come nella storia dell’umanità gli ospedali sono nati dalla Chiesa cattolica e dai cristiani, animati dalla parola di Gesù (“Curate infirmos”, Luca 9, 2) e dal comandamento evangelico di amare il prossimo come noi stessi. Un volume interessante che si legge come un romanzo ed è autentica storia, da non dimenticare dato che c’è ancora chi non vuol riconoscere le radici cristiane dell’Europa (e le università non sono nate anch’esse dalla Chiesa?): Francesco Agnoli, “Case di Dio, ospedali degli uomini – Perché, come e dove sono nati gli ospedali – Con prefazione di Giancarlo Cesana”, Fede e Cultura, Verona 2011, pagg. 121.

     Nel mondo greco-romano non esistevano gli ospedali, anche se la medicina è nata in Grecia (Ippocrate, Esculapio, Galeno). Quindi in qualche modo si curavano gli ammalati. Platone però riteneva che “sono degni di cura solo i cittadini liberi e soprattutto quelli che possono guarire sicuramente”. Sono stati i cristiani ad iniziare la cura sistematica dei malati, di tutti gli ammalati, e dopo la conversione di Costantino sorgono gli ospedali sotto l’egida di monaci, suore e ordini religiosi. Ne vennero fondati a  migliaia grazie a lasciti di devoti.

     Agnoli ricorda che il primo ospedale di cui si ha notizia sicura venne fondato dalla patrizia Fabiola a Roma nel 390 dopo Cristo. Fabiola si convertì a Cristo e dedicò il resto della sua vita alle opere di carità. Ecco cosa scrive K. Haeger, storico della medicina: “Fabiola riuniva tutti gli ammalati raccolti per le strade, occupandosi personalmente degli infelici e delle vittime della fame e delle malattie”. I numerosi ospedali nati nel Medioevo, in genere presso monasteri, venivano chiamati “Domus Dei”, “Casa di Dio”, “Hotel-Dieu” in Francia, come ancor oggi sono indicati gli ospedali maggiori. La fioritura degli ospedali e della cura dei malati nasceva dalla fede, dall’identificazione del povero e del malato con Cristo sofferente. In una storia della Medicina medievale si legge che mentre le autorità civili non s’interessavano della cura sistematica degli ammalati, “questi centri medici monastici non furono soltanto ricoveri ospedalieri, ma centri di insegnamento dove accorrevano giovani desiderosi di apprendere le nozioni mediche dei manoscritti greci e latini, gelosamente conservati in quelle abbazie e dove accorrevano tutti per farsi curare”. I monaci insegnavano la medicina e distinguevano tra “Medicina soprannaturale”, cioè la cura delle malattie dell’anima, e la “Medicina naturale” con la cura dei malati, lo studio e l’insegnamento della scienza medica.

 

     Anche nei tempi moderni gli ospedali sono nati dalla Chiesa. L’Italia si mostrò all’avanguardia, com’era sempre stato il paese di Cassiodoro, dei benedettini, della “scuola medica” di Salerno, dell’Ospedale del Santo Spirito, delle prime università e poi della chirurgia nel XIII secolo. Bologna, Padova, Roma furono per secoli, nel campo della medicina, punti di riferimento per l’Europa intera. Del resto, Agnoli riferisce che lo stesso Martin Lutero, per nulla tenero verso l’Italia “papista”, nel suo viaggio a Roma afferma nei suoi “Discorsi conviviali”: “(Gli ospedali in Italia) sono costruiti con edifici regali, ottimi cibi e bevande e sono alla portata di tutti… Accorrono qui delle spose onestissime, tutte velate, servono i poveri e poi tornano a casa. L’ho visto a Firenze con quanta cura sono tenuti gli ospedali. Così anche le case dei fanciulli esposti, dove i fanciulli sono alloggiati, nutriti ed istruiti in modo eccellente”.

     Interessante il capitolo intitolato “Le cause teologiche della nascita degli ospedali”, perché dimostra come mai gli ospedali sono nati dalla Chiesa e dai cristiani e cita tre passaggi:

     – solo nel cristianesimo Dio si è fatto uomo in Cristo, che ha rivelato la bontà e la misericordia di Dio e ci ha dato il comandamento dell’amore verso tutti gli uomini;

     – nella sua vita terrena, Gesù è stato guaritore di corpi e di anime e lui stesso sofferente, come dicevano i teologi medievali: “Christus medicus et infirmus”;

     – infine, in età medievale, la Passione di Cristo, profondamente meditata, rende ancor più chiaro il dovere dei cristiani verso coloro che portano qualsiasi tipo di croce. Di qui la definizione presente negli statuti degli ordini ospedalieri: “Domini nostri pauperes”, i nostri padroni sono i poveri.          

     L’ultimo capitolo del volume di Francesco Agnoli è intitolato “Fuori dell’Europa cristianizzata” e ricorda che in America Latina, in Asia e in Africa i primi ospedali  sono stati fondati dalle missioni cattoliche e protestanti e ancor oggi la sanità delle Chiese cristiane occupa un ruolo importante in non pochi paesi, dove i cristiani sono infima minoranza, l’India ad esempio e il Bangladesh, per non parlare dell’Africa nera.

                                                                                              Piero Gheddo