Le sante mamme dei missionari

 

 

    Tutti gli anni, nella “Settimana dei defunti” a novembre, nelle comunità del Pime si una Messa comunitaria per i nostri missionari, i genitori e i parenti, gli amici e i benefattori defunti. Quest’anno a Milano ho tenuto l’omelia sui genitori che hanno dato il loro figlio a Dio e al Pime, ricordando l’importanza della famiglia, come terreno in cui nascono le vocazioni consacrate e le preghiere dei genitori per i loro figli sacerdoti. In uno dei miei viaggi di visita alle missioni, ho incontrato un missionario che mi raccontava un po’ della sua vita passata e confessava di essere andato fuori strada, fino a non capire quasi più il senso della sua vocazione e avere avuto la tentazione di uscire dal sacerdozio e cambiare strada. Poi, mi diceva, ho capito di sbagliare e oggi sono tornato ad essere entusiasta della mia vocazione.

         Cosa ti ha fatto cambiare strada? 

         Sono sicuro che sono state le preghiere di mia mamma, che è morta non molti anni fa e prima di morire mi ha detto più volte: “Guarda, figlio mio, che ho sempre pregato per te e per la tua fedeltà alla vocazione sacerdotale e anche dal Paradiso continuerò a pregare per questo. Ecco, concludeva, questa frase mi è rimasta per anni nel cuore e a poco a poco sono tornato, con l’aiuto di Dio, ad essere quel che debbo essere”.

 

      E’ bello ricordare gli esempi di genitori che hanno avuto importanza  fondamentale nella vocazione sacerdotale dei loro figli. Non basta pregare per le vocazioni sacerdotali, religiose e missionarie, bisogna che i genitori e le famiglie creino l’ambiente favorevole allo sbocciare e maturare di queste chiamate di Dio.

 

     Il servo di Dio mons. Angelo Ramazzotti (1800-1861) fondatore del Pime nel 1850, poi vescovo di Pavia e patriarca di Venezia, aveva due genitori, mamma Giulia e papà Giuseppe che erano cristiani autentici, sposati in età non più giovanile con soli due figli. Andavano a Messa tutti i giorni e alla sera il papà guidava la recita del S. Rosario in famiglia. Mamma Giulia dimostra l’autenticità della sua vita cristiana quando rimane vedova nel 1819. Il primo figlio Filippo si sposa ed esce di casa facendosi la sua famiglia. Il secondo, Angelo, vive con la mamma, studia, si laurea brillantemente in legge e inizia a lavorare presso un ufficio legale di Milano. Aveva davanti una brillante carriera di avvocato e vive con la mamma a Saronno. Ma nel 1824 Angelo le rivela che vuol farsi prete e dedicarsi all’educazione dei giovani: diventa missionario degli “Oblati diocesani di Rho” e nel 1837 fonda nella casa natale di Saronno, dove  nel 1850 nasce anche il Pime, il primo oratorio per i ragazzi, molto prima di quello fondato da don Giovanni Bosco a Torino. La reazione di mamma Giulia è positiva. Anzi, accoglie con gioia la notizia, ma sente il dovere di mettere in guardia il figlio, che ormai aveva 25 anni, da possibili illusioni: “Ricordati che diventare sacerdote vuol dire iniziare una vita di sacrificio e di dedizione a servizio della gente: solo così il prete è credibile”. Angelo la assicura che ha pregato e meditato bene quella scelta e sarà di parola. La mamma va con lui fin che vive, diventando la sua più preziosa collaboratrice.

 

      Mons. Gaetano Pollio (1911-1991), arcivescovo di Kaifeng in Cina, imprigionato in regime duro, battuto e processato nella Cina di Mao Tze Tung, poi espulso e tornato in Italia nel 1951, fu vescovo di Otranto e arcivescovo di Salerno. Pollio ricordava anche in tarda età, e c’è nella sua biografia scritta da padre Amelio Crotti, che la sua famiglia a Meta di Sorrento (Napoli) era molto religiosa e la sua vocazione è nata sulle ginocchia della mamma Giuseppina. Gaetano era l’ultimo di sette figli. Alla sera la famiglia diceva assieme le preghiere della buona notte, poi il papà leggeva ai figli e alla moglie un buon libro o le corrispondenze dei missionari riportate dagli “Annali della Propagazione della Fede”. La vocazione del futuro arcivescovo di Cina nasce quand’era ancora bambino, dalla lettura di riviste missionarie fatta in casa da papà Giuseppe. Quando va in Cina, i genitori gli si inginocchiano davanti e chiedono la sua benedizione.

 

     Ho scritto la biografia di padre Leopoldo Pastori di Lodi (1939-1996), missionario in Guinea-Bissau e morto in concetto di santità. Leopoldo, quinto di cinque figli, ricordava sempre la mamma, rimasta vedova ancor giovane, che aveva mantenuto i figli col suo lavoro di lavandaia. Leopoldo era il prediletto che si fa prete e poi missionario. La mamma lo incoraggia in questa via e quando parte per la Guinea nel 1974 gli dice: “Va e non tornare più”. Mamma Francesca (“Cecchina”) era una grande donna di fede e di intensa vita cristiana, ha educato i figli alla preghiera e alla vita ecclesiale. Sarà per Leopoldo un punto di riferimento affettivo e spirituale. E’ morta il 2 novembre 1986, aveva 83 anni.

     Scusatemi se parlo dei miei genitori servi di Dio: mamma Rosetta è morta che io avevo cinque anni e papà Giovanni è stato mandato in guerra in Russia quando ne avevo dodici e non è più tornato. Sono diventato sacerdote nel 1953 e ho celebrato la prima S. Messa a Tronzano (Vercelli). Nell’omelia il mio vecchio parroco mi ha dato un notizia che ancora non conoscevo: “Oggi il Signore ha esaudito la preghiera che tuo papà e tua mamma hanno fatto quando si sono sposati nel 1928. Chiedevano di avere molti figli e che almeno uno dei loro figli o figlie diventasse prete o suora”. Ho saputo allora che mamma e papà avevano pregato per la mia vocazione sacerdotale, mi sono commosso e mi sono messo a piangere: la felicità che provavo nel diventare prete l’avevano chiesta i miei genitori, che mi avevano offerto a Dio prima ancora che fossi concepito!

     Nella Messa di suffragio abbiamo pregato affinchè il Signore conceda tanti genitori  secondo il suo cuore, che preghino affinchè Dio scelga uno dei loro figli o figlie. Ecco, care sorelle e cari fratelli, la nostra Messa di oggi: preghiamo per tutti i genitori e i parenti defunti dei missionari e anche perché il Signore dia anche oggi alla società e alla Chiesa coniugi e famiglie autenticamente cristiane, dalle quali possano nascere numerose vocazioni sacerdotali e missionarie.

 

                                                                             Piero Gheddo