“Che posto ha l’islam nei piani di Dio?”

Una domanda che spesso si fanno gli studiosi dell’islam è questa: “Che posto ha l’islam nei piani di Dio? E’ possibile che l’islam sia nato e si sia diffuso così rapidamente senza avere un suo ruolo storico nei piani di Dio?”. Naturalmente nessuno conosce o può conoscere il pensiero di Dio. Ma è possibile proporre e discutere varie ipotesi, per chiarificarci le idee e avere di fronte all’islam un atteggiamento che favorisca “il dialogo”, come il Papa e i vescovi continuamente raccomandano, e non “lo scontro di civiltà” (o la “III guerra mondiale” come alcuni pessimisti immaginano).

Nel 2007 in Libia, il vescovo di Tripoli mons. Giovanni Innocenzo Martinelli mi diceva: “Ritengo che l’islam abbia un significato nella storia e nei piani dì Dio. Non è nato per caso. Io penso che oggi l’islam ha il compito storico di richiamare in modo forte e anche scioccante, contraddittorio a noi cristiani occidentali, secolarizzati e laicizzati (viviamo come se Dio non esistesse), il senso della presenza di Dio in ogni momento della vita dell’uomo e della società, il dovere di essere sottomessi a Dio, il forte senso di appartenenza ad una comunità religiosa universale, il coraggio di essere testimoni di Dio. E poi la preghiera. Vado a visitare – mi diceva mons. Martinelli – molte famiglie musulmane amiche. Una volta non era prevista la mia visita ed era il tempo della preghiera: in una stanza c’erano sette uomini in ginocchio che pregavano rivolti alla Mecca. L’islam significa sottomissione a Dio. Noi in Occidente abbiamo perso questo riferimento a Dio e al soprannaturale. Non approviamo certamente uno stato teocratico e meno che mai il terrorismo o “la violenza per Dio”), ma nemmeno lo spirito prevalente nella società occidentale, che pensa di fare a meno di Dio per risolvere i problemi dell’uomo”.

Il Card. Carlo Maria Martini nel suo “L’lslam e noi” (1990) si poneva anche lui questa domanda: “Cosa pensare dell’islam in quanto cristiani? che cosa significa per un cristiano, dal punto di vista della storia della salvezza e dell’adempimento del disegno divino nel mondo? Perchè Dio ha permesso che l’islam, unica tra le grandi religione storiche, sorgesse sei secoli dopo l’evento cristiano, tanto che alcuni tra i primi testimoni lo ritennero un’eresia cristiana?… In un mondo occidentale che ha perso il senso dei valori assoluti e non riesce più in particolare ad agganciarli ad un Dio Signore di tutto, la testimonianza del primato di Dio su ogni cosa e della sua esigenza di giustizia, ci fa comprendere i valori storici che l’Islam ha portato con sé e che ancora può testimoniare nella nostra società”.

Nella intervista al padre Davide Carraro del Pime, giovane missionario che ha studiato l’arabo per due anni in Egitto ed è già stato in Algeria dove tornerà presto, mi dice: “Ho visto in Algeria che quando risuona la voce del muezzin, si fermano i pullman, i mezzi pubblici, per consentire a chi vuole di fare la sua preghiera in pubblico. In Egitto no, ma anche in Egitto il richiamo pubblico alla preghiera  è molto forte tre volte al giorno e molti si fermano a pregare. Il senso della presenza di Dio nella giornata lavorativa è forte e richiama anche noi cristiani, i copti egiziani e gli operatori occidentali nei pozzi di petrolio in Algeria

“Sono stato un anno in Algeria come cappellano nei pozzi petroliferi del deserto del Sahara, continua Davide, ad Hassi-Messaoud, una città in pieno deserto dove c’è una chiesa e i lavoratori cattolici del petrolio, italiani, francesi, spagnoli, filippini, ecc. In questa città ci sono una sessantina di Compagnie del petrolio e io andavo a visitarle tutte per invitarle a Messa. In questa città avevo la mia sede e poi a Natale e Pasqua venivo chiamato in altri centri petroliferi per la funzione religiosa e incontrare i petrolieri. Allora con i loro piccoli aerei andavo da una parte e dall’altra del deserto e celebravo la Messa nelle varie Compagnie

Hassi-Messaoud, con 50.000 abitanti, è solo una città petrolifera e ci sono gli uffici delle Compagnie petroliere, con circa 2.000 stranieri e gli altri algerini. E’ una vera città con tutto, ristoranti, prostituzione, discoteche, pensioni, hotel, negozi, ecc.

I cattolici venivano a Messa e dicevano che nel loro paese in Europa a Messa ci andavano pochissimo. Qui, nell’atmosfera che si respira in un paese islamico, sembrava loro naturale andare a chiedere l’aiuto di Dio. Non solo, mi dicevano, ma vedendo la fede dei musulmani siamo provocati e interrogati a ripensare alla nostra fede cristiana”.

Dico a Davide che nel 2007 ero a Tripoli e in una festa degli italiani nei locali dell’ambasciata d’Italia ho incontrato un ingegnere di Torino con la sua signora, in Libia da anni per lavoro, che mi confidavano: ”In Italia a Messa non ci andiamo quasi mai, ma in questa non facile società islamica ci andiamo sempre, abbiamo ritrovato il senso di appartenere ad una comunità di fede che ti sostiene e la gioia degli antichi canti natalizi e devozioni che avvicinano a Dio. Abbiamo tre figli in Italia, due già sposati, e tornando diremo anche a loro questa nostra esperienza”.

Non tiro nessuna conclusione, penso che questo tema, qui appena accennato, dovrebbe essere provocatorio per tutti noi battezzati e credenti in Cristo: quanto e come Dio è presente nella nostra vita quotidiana?

Piero Gheddo

9 pensieri su ““Che posto ha l’islam nei piani di Dio?”

  1. ti riporto una esperienza datami da un amico che molti anni fa andò a lavorare in Arabia Saudita come ingegnere. Non era un cristiano praticante, era il classico “cattolico” italiano, ma indossava una catenina con un crocefisso : era il regalo di comunione dei parenti quando era bambino e lo considerava, piu che altro, un ricordo di famiglia cui era molto legato.

    Quando è arrivato in aeroporto la polizia religiosa glielo ha sequenstrato, dopo averli minuziosamente perquisiti e controllati. Per evitare che gli venisse sequestrato definitivamente ha dovuto accettare che gli venisse sigillato in una scatolina chiusa che sarebbe rimasta in deposito all’aeroporto fino alla sua dipartita, dopo vari mesi. Pagando una specie di “affaitto”, lo ha potuto così riavere alla sua uscita dal paese.

    Questa esperienza lo ha colpito grandemente: non era mai stato legato al crocefisso in quanto tale, ma da quel momento ha capito l’importanza di quel simbolo che fino allora era solo un “ricordo di famiglia”. Per tutta la sua permanenza in Arabia Saudita, non gli è mancanto quell’oggetto in quanto “ricordo di famiglia”, ma bensi in quanto “crocefisso”, perchè è in quanto “crocefisso” che gli era stato tolto. Quando l’ha ripreso dopo vari mesi, l’ha baciato, e non perchè era un ricordo di famiglia, ma perchè era il crocefisso. Da allora quel crocefisso ha assunto un significato ben diverso.

  2. Caro amico,
    grazie della sua testimonianza e dell’esempio che ha portato, che conferma quanto abbiamo raccontato padre Davide e anche il sottoscitto. Anche questo fatto dimostra che appunto, in un modo o nell’altro, la presenza islamica richiama il valore del’identità e della coscienza della nostra sede in noi cristiani. Grazie, suo padre Gheddo

  3. Buongiorno Padre Gheddo.
    Mi faccio spesso questa domanda: Se tutto ciò che ci allontana dalla nostra fede o combatte la nostra fede è opera del demonio, quindi ha in lui la sua genesi, non dovremmo considerare anche tutte le religioni antitetiche alla nostra, opera sua? Come invenzioni per allontanarci dalla nostra? Poi con il dovuto rispetto verso i fedeli di quelle religioni abbiamo il dovere di annunciare la nostra come la sola vera? La ringrazio dello spazio.
    Con sincero affetto. Gianbattista.

  4. Caro Gian,
    rispondo alle sue domande:
    1) Se tutto ciò che ci allontana dalla nostra fede o la combatte è opera dl demonio… non dovremmo considerare tutte le religioni antitetiche alla nostra opera sua? Le rispondo con due altri interrogativi:
    – Come si fa a dire che una religione come l’islam (perchè di questo si tratta) ha convertito miliardi di uomini dal politeismo al monoteismo e alla Legge dell’Antico Testamento compresi i Dieci Comandamenti, passo fondamentale per incontrare Cristo, è opera del demonio?
    – E ancora: le pare possibile che il Concilio Vaticano II e i Papi recenti, ispirati dallo Spirito Santo, parlino con rispetto e chiedano ai fedeli il “dialogo” con un’opera del demonio?

    2) Con il dovuto rispetto verso i fedeli di quelle religioni abbiamo il dovere di annunciare la nostra come la sola vera? Gesù ha detto questo (Io sono la via, la verità e la vita), ha rispettato tutti e comandato ai suoi Apostoli di fare andare in tutto il mondo ad annunziare la Buona Notizia…
    Però quando annunziamo Cristo – e questo è l’insegnamento che si dà ai missionari – non dobbiamo pensare che Cristo l’abbiamo noi, lo possediamo noi, cioè metterci in posizione di superiorità rispetto agli altri, perchè anche noi siamo ancora lontani da Cristo e dobbiamo ogni giorno rafforzare la nostra fede, chiedere il dono della fede e soprattutto avvicinarci gradualmente, nella nostravita personale, agli esempi di Cristo. L’atteggiamento di umiltà è fondamentale nell’annunziare la fede in Cristo. Grazie della sua lettera, suo padre Piero Gheddo

  5. Caro padre Gheddo le pongo una domanda che non è retorica:visto che il dialogo è la misura di tutto ha senso essere imprigionati e morire martiri per la propria fede:tanto ci si salva comunque?Gianni con rispettoso ossequio

  6. Caro Gian, scusami, ma la domanda ha poco senso. Si dialoga con chi accetta il dialogo come mezzo per intenderci, conoscerci, aiutarci, fraternizzare; se uno mi chiede di rinunzare alla mia fede, altrimenti mi uccide, certo prima cerco di ragionarlo, ma se la sua volontà non cambia mi lascio uccidere, dò la mia piccola vita per testimoiarela mia fede in Cristo. Va bene così? Grazie, tuo padre Piero

  7. [18] Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

  8. Grazie carissimo Padre Gheddo per questa sua apertura e per questo clima di serenità che si sente tra le righe di questo articolo. Quando trovo cristiani che si trincerano nel loro “fondamentalismo” non riesco a capire come vivono la mitezza e l’umiltà, la misericordia di Gesù. E poi Lui ci ha chiamati amici, questa amicizia – che è anche conoscenza di credo e culture diverse dalla nostra – è il sale e il lievito evangelico. Mentre leggevo il suo articolo e le risposte che ha dato pensavo a Charles de Foucauld, testimone silenzioso in ambiente mussulmano, amico e solidale con loro fino alla morte…
    Grazie
    don Mauro

  9. Caro Padre Gheddo,possiamo stare a parlare all’infinito,Satana è furbo e padre della menzogna,l’islam rifiuta che Cristo sia il figlio di Dio ma uno dei tanti profeti con poteri speciali su permissione di Dio e questo concetto basta e avanza….il Cristo stesso ha detto a Pietro :”La gente chi dice che io sia”e il discepolo ha risposto:”Sei il Cristo,il figlio del Dio vivente,in virtù di questa risposta Cristo ha benedetto Pietro e lo ha reso la pietra miliare per la sua chiesa aggiungendo o con me o contro di me,tutto il resto sono sciocchiezze

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