”Lei ha sbagliato numero, io molto di più"

Telefono fuori Milano alla famiglia di un confratello in vacanza dall’Africa, al numero dell’Annuario del Pime. Mi risponde una voce maschile, penso sia la sua e dico: “Caro padre Giovanni…”; l’altro ribatte: ”Qui non c’è nessun Giovanni, lei ha sbagliato numero” e chiude.

Dopo un po’ ritento, pensando di aver sbagliato la digitazione del numero. Sento ancora “Pronto?” dalla stessa voce e dico:

Mi scusi, sono ancora io che cerco un missionario….. e si vede che sbaglio ancora numero.

Ma lei chi è?

Sono un missionario anch’io e chiedo scusa.

Un missionario? Ma, caro padre, lei ha sbagliato numero, ma io ho sbagliato molto più di lei.

Ma non mi dica.

Eh, sì, ho sbagliato moglie.

In che senso?

Non era la donna adatta per me e adesso ci stiamo separando.

Avete avuto figli?

Fino adesso no, ma…

Ne segue una chiacchierata che l’amico interrompe dicendo che mi richiama lui. Infatti così avviene e siamo andati avanti una mezz’oretta. Il Signore mi ha aiutato a ricordargli i fondamenti di un matrimonio felice, quelli del Vangelo e della Tradizione cristiana, oltre alla preghiera per chiedere l’aiuto del Padre. Ne abbiamo discusso e l’amico mi ha poi ringraziato. A volte noi preti ci chiediamo come si può realizzare la “nuova evangelizzazione”. Nell’ottobre 2012 si celebrerà a Roma il Sinodo episcopale sulla “Nuova evangelizzazione”, cioè su come riportare al Vangelo e alla vita cristiana i popoli, come il nostro italiano, che in buona parte stanno perdendo la fede. E’ un problema che deve appassionare tutti, non solo vescovi e preti, perché la crisi morale e della famiglia si supera solo col ritorno a Cristo.

Se è vero che il Vangelo e la vita cristiana si trasmettono da persona a persona, come scrive San Paolo ai Corinzi (1 Cor, 15, 1-3): “Vi ho trasmesso l’insegnamento che anch’io ho ricevuto”, Paolo VI precisa: “Nessuna definizione parziale e frammentaria può dare ragione della realtà ricca, complessa e dinamica, dell’evangelizzazione” (Evangelii Nuntiandi, 17). Essa appare piuttosto “un processo complesso e dagli elementi vari” e comprende “la testimonianza di vita, la predicazione vivente, la liturgia della parola, la catechesi, l’uso dei mass-media, il contatto personale…” (nn. 41-48).

Ecco gli elementi che riguardano tutti: “la testimonianza di vita… il contatto personale”. Tutti i battezzati sono chiamati a questo. Viviamo in una società secolarizzata, nella quale è difficile parlare della fede, del Vangelo, della preghiera, della vita cristiana; in genere, anche nelle nostre famiglie e nelle comunità religiose, si parla di tutto, politica, economia, lavoro, salute, sport, che tempo fa, ecc. La fede e la preghiera non c’entrano quasi maia. Sono come “hobby” privati, personali, ciascuno se li gestisce per conto proprio. E’sbagliato, è un frutto amaro della cultura materialista in cui viviamo. Introdurre nel discorso questi temi è già un portare l’attenzione sui problemi che più contano nella vita di tutti..

Quanti contatti personali abbiamo nella giornata con persone in difficoltà, sofferenti, depresse, scoraggiate, che sono pessimiste e cercano il senso della vita. E’ molto facile e tranquillo cavarsela con qualche parola d’incoraggiamento. Il cristiano, che va contro-corrente, trova l’aggancio per orientare il discorso sulla fede e la vita cristiana, su Gesù e Maria… Non è facile, lo so. Ma se la nostra vita è’orientata a Dio e a Cristo, se la “preghiera continua” è sempre sulle nostra labbra e nel nostro cuore, se la grazia che chiediamo a Gesù è di imitarlo sempre più, ci viene spontaneo e quindi naturale orientare anche le nostre conversazioni al tema che più ci appassiona, ci conquista, ci emoziona. Ecco quel che la Chiesa chiede a tutti i battezzati, specialmente ai preti, alle suore, alle persone consacrate.

Piero Gheddo