Dove sono i musulmani moderati?

La notizia dei cristiani massacrati in Nigeria dal terrorismo islamico è ormai così frequente che non fa quasi più notizia. Dal Natale 2011 alla fine dell’aprile scorso i morti degli attacchi terroristici nel Nord della Nigeria sono stati circa 600, con picchi di vittime che altrove sarebbero considerati una tragedia nazionale, mentre là aumentano solo l’odio e la voglia di vendetta: il 25 dicembre 25 morti ad Abuja e Jos, il 6 gennaio 17 morti a Mubi, il 20 gennaio 185 morti a Kano, il 20 febbraio  30 morti a Maiduguri, il 6 marzo 45 morti ad Abuja, il 6 aprile 40 morti a Kaduna, ancora 40 morti a Kaduna il 10 aprile, il 29 aprile la follia integralista si è scatenata contro gli studenti, provocando una trentina di morti nel campus universitario, mentre un sacerdote cattolico stava celebrando la Messa. Ma questi sono solo i fatti più gravi, mentre lo stillicidio degli attentati e delle uccisioni mirate anche nei villaggi rurali è notizia quasi quotidiana.

Il terrorismo di radice islamica è contro gli occidentali, i cristiani. Ci sono altri motivi che spiegano questo fenomeno demoniaco nato con Khomeini in Iran nel 1979: economici, culturali, storici, etnici, politici, commerciali, ma la radice è ben espressa dal nome dall’ultima setta islamica responsabile principale del terrorismo nel Nord Nigeria: “Boko Aram”, che nella lingua dei musulmani locali, gli “haussa”, significa: “L’educazione occidentale è peccato”.

Nel mondo moderno, la rivolta dell’islam contro l’Occidente si è manifestata storicamente la prima volta con la fondazione dei “Fratelli musulmani”in Egitto nel 1928; è cresciuta e si è diffusa in tutto il mondo islamico con la fondazione di Israele, il chiodo, il punzone ebraico cristiano nel cuore dell’Islam; è scoppiata quando Khomeini nel 1979 ha cacciato a furor di popolo lo Shah di Persia, Muhammad Reza Pahlevi, che aveva tentato di portare il suo paese verso la modernizzazione, più o meno  secondo il modello occidentale, mandando le bambine a scuola, facendo leggi favorevoli alle donne nel matrimonio, istituendo all’Università di Teheran una Facoltà per il dialogo islamo-cristiano, ecc. Khomeini, assumendo il potere, fece tutto quello che lo Shah voleva abolire e dichiarò la guerra contro il modello culturale dell’Occidente; non potendo combattere i popoli cristiani con le armi, ha ripescato nella tradizione “sciita” il “martirio per l’islam” e il mito dei “martiri per l’islam”, le cui immagini si vedono sui pullman, sui taxi, nelle scuole, nelle madrasse e nei centri culturali di molti paesi islamici.

Negli ultimi 40 anni, la tendenza “salafita” (cioè di estremismo islamico) si è molto diffusa fra i popoli delCorano attraverso le moschee, le scuole statali e i mass media, che dipingono l’Occidente e i cristiani come i nemici dell’Islam. L’Occidente non si rende ancora conto di questo: ucciso un Bin Laden, ne sorgono mille altri, perchè il terreno di coltura, a partire dai bambini che frequentato le scuole, è seminato con i semi dell’opposizione radicale e dell’odio verso l’Occidente.

Gli ultimi Papi, i vescovi e noi cristiani continuiamo a incontrare fraternamente ed a tessere la tela del dialogo con i musulmani.  Negli ultimi anni ho visto che in diversi paese islamici (Libia, Senegal, Nord Camerun, Bangladesh, Indonesia) il dialogo, in condizioni di pace, produce buoni frutti. Ma la domanda che dobbiamo farci è questa: nei momenti di emergenza terroristica, dove sono i musulmani moderati? Non si può generalizzare attribuendo all’islam la responsabilità del terrorismo, ma perché le personalità dell’islam, le università, le moschee-guida di ogni paese non condannano in modo aperto e corale i troppi attentati terroristici fatti in nome dell’islam? Perchè, quando c’è qualche offesa all’islam (le vignette su Maometto ad esempio) o violenze contro i musulmani, nei paesi cristiani siamo tutti uniti a condannare i responsabili, mentre quando vengono massacrati centinaia di cristiani innocenti, come negli ultimi quattro mesi in Nigeria, non si sentono voci islamiche di condanna? Papa Benedetto, nel famoso discorso a Ratisbona nel settembre 2006, fra l’altro ha detto che l’islam deve confrontarsi col problema della “violenza per Dio” che non può esistere. Nel mondo islamico ci sono state proteste, ma si sono anche levate voci di attenzione e di dialogo su quel tema. A distanza di alcuni anni, di fronte ai 600 uccisi in quattro mesi nel Nord Nigeria, cosa dicono quelle personalità di buona volontà e di dialogo?

Piero Gheddo