Media cattolici in Amazzonia

Padre Enrico Uggé, sacerdote del Pime dal 1970 (veniva dal seminario diocesano di Lodi), è a Parintins dal marzo 1972 ed ha lavorato soprattutto fra gli indios Sateré-Mawé, studiandone la lingua e la cultura, evangelizzando e fondando la scuola tecnica San Pietro nel territorio riservato a questa tribù. E’ un convinto promotore dei mezzi moderni di comunicazione per diffondere il Vangelo e formare i cristiani. L’ho intervistato il 10 settembre 2012 a Milano. Ecco l’intervista:

– Quando nel 1990 mons. Risatti mi chiamò dai villaggi degli indios e mi ha affidato la Radio Alvorada, per me è stata una sfida che mi ha subito appassionato, per gli indios nelle foreste e lungo i fiumi la radio era quasi l’unico mezzo per tenersi in contatto col resto del mondo. Ho preso sul serio l’impegno e ringraziando Dio c’è stato un progresso rapido. Alla Radio con le onde medie abbiamo aggiunto le onde corte. Abbiamo un raggio d’ascolto di circa 400 chilometri e con le onde corte ci prendono anche i radio-amatori della Finlandia.

In Amazzonia c’è la rete cattolica “Radio Notizia dell’Amazzonia” che con 20 radio copre da Manaus a Macapà, a dà notizie amazzoniche, che in quell’immensa regione sono importanti; siamo anche uniti con la Onda, la rete delle 800 radio cattoliche brasiliane, e possiamo riprendere programmi e notiziari che vengono dal R.C.R. (Centro Rete Cattolica delle Radio). In Brasile la Chiesa cerca di potenziare i suoi strumenti di comunicazione e noi a Parintins siamo ben sistemati e ci teniamo alla qualificazione dei nostri giornalisti. A Belem un altro missionario del Pime padre Claudio Pighin ha una importante e stimata scuola di comunicazioni.

– La vostra è una radio generalista? E quante ore trasmette al giorno?

– La nostra va dalle 5 del mattino alle 10 di sera, il nostro logo è “Informare – Formare – Divertire”. Io sono direttore della programmazione, il mio compito è di seguire e orientare i programmi, dando molta importanza alle notizie ben fatte, controllate, interessanti. L’Amazzonia è ancora una regione isolata, la gente vuol sentire anzitutto le novità. Poi viene la formazione perché siamo una radio cattolica, ma non tutta rosari e preghiere. Ogni domenica c’è la Messa trasmessa, poi ci sono le preghiere, le catechesi, le conferenze religiose. Alle sei del mattino di domenica ho una breve registrazione che spiega il Vangelo della giornata, molto sentita specie dai catechisti che debbono andare nei villaggi senza prete a radunare la gente, pregare e spiegare il Vangelo. Non è tanto una spiegazione dottrinale, ma un discorso per animare i villaggi e i catechisti alla Parola di Dio, alla bellezza della fede. La nostra radio è una delle più importanti fra quelle cattoliche in Brasile perché è fatta da professionisti e ben orientata nella fedeltà alla Chiesa e nella lettura cristiana degli avvenimenti.

– Come mai dalla radio sei passato al giornale?

– Nel maggio 1994 ho incominciato il settimanale Novo Horizonte per avere gente che studia, scrive, prepara per iscritto i nostri programmi e fa il giornale che in genere ha 12 pagine settimanali. Nei primi tempi della Prelazia con mons. Cerqua c’era un giornale, ma poi si era fermato. Oggi ci sono scuole ovunque, i brasiliani leggono più che in passato e si sentiva il bisogno di uno strumento che conserva le notizie e i testi importanti ed è letto. Radio e giornale sono nella stessa sede e si aiutano a vicenda.

Poi è nata la televisione cattolica a Parintins. Siamo collegati con le due televisioni cattoliche brasiliane, Cançào Nova (dei carismatici) e Rede Vida (della CNBB, la Conferenza episcopale brasiliana) e anche con Nossa Senhora De Nazaré, la televisione di Belem che ci ha aperto degli spazi per fare dei programmi nostri. Siamo diventati quasi una succursale della Tv di Belem che ci dà più spazi per diventare la Tv di Parintins che ormai ha 120mila abitanti, e questo è importante perché la regina delle comunicazioni è la televisione. E’ una Tv molto ascoltata specie dalle 11 all’una fa molto caldo e in Amazzonia la gente se ne sta tranquilla a casa e vede la Tv.

La nostra importanza è a livello regionale. Il telegiornale lo facciamo noi. La Tv richiede più del giornale e della radio, bisogna avere gente preparata a parlare alla Tv e non è facile. Ci seguono molto perchè ci sono notizie locali. Alla fine abbiamo tre minuti per il commento di una notizia che ha colpito. Io sono convinto dell’importanza di una Tv come la nostra (come della radio del resto). In chiesa vengono il 20% e tutti gli altri? Gran parte vede la televisione cattolica e questa è vera evangelizzazione. Fino ad oggi siamo l’unico telegiornale locale di Parintins.

– Voi coinvolgete anche chi vi segue alla radio, televisione e giornale?

– Noi lavoriamo con passione, non solo io, ma redattori e collaboratori, cerchiamo di trasmettere la fede e la visione di fede della vita. Abbiamo iniziative per coinvolgere la gente, ad esempio abbiamo fatto il Natale dei bambini, organizziamo dei tornei di calcio e calcetto anche per tirar fuori dalla strada molti ragazzi. Radio Tv e giornale sono della Fondazione “Evangelii Nuntiandi”, giuridicamente staccata dalla diocesi, se si chiudesse va tutto alla diocesi. Ma ci sono anche dei programmi religiosi durante la settimana, per la famiglia, gli sposi, i fidanzati, gli ammalati, preparati da collaboratori anche religiosi fuori della redazione. Ogni giorno abbiamo mezz’ora dedicata ai bambini. Pensa alle migliaia di bambini che sono nei villaggi, lungo i fiumi, isolati, che non vedono mai niente per loro. E’ un programma vivace che insegna qualcosa ai bambini. C’è una maestra che per parla, racconta una favola, oppure parla di Gesù e della Mamma del Cielo oppure spiega le belle maniere, poi i bambini scrivono, vengono a trovarci, mandano i loro compitini. Noi valorizziamo i momenti importanti della comunità, accompagniamo la vita della gente e questo è il segreto per farci sentire.

– Fate anche pubblicità a pagamento?

– Facciamo parlare un po’ tutti. Per sostenerci, affittiamo qualche mezz’ora a qualche ente o gruppo che hanno interesse a far sentire la loro voce, ad esempio il Comune, gli enti statali che lavorano a Parintins e informano di quel che fanno. C’è un regolamento per chi parla, non offendere o accusare nessuno, dire la verità ecc. Diciamo al sindaco: guarda che se dici che hai asfaltato la strada e poi non è vero, noi lo diciamo agli ascoltatori. Non affittiamo a partiti politici, ma enti pubblici e anche privati, poi diamo tempi gratuiti alle scuole, ospedali, associazioni di volontariato, campagne per la vaccinazione. I politici possono parlare un certo tempo, però registrano prima in modo da controllare quel che dicono e farlo finire nel tempo stabilito. Per legge dobbiamo tenere per un mese grandi nastri di registrazione di tutto quel che trasmettiamo, poi si possono riusare. Questo perchè qualcuno potrebbe lamentarsi di una trasmissione e bisogna risentirla. Anche la parte tecnica di radio e televisione è difficile. Noi siamo proprio isolati, la città più vicina è Manaus a 500 chilometri sul fiume.

– Tu sei direttore e animatore?

– Direttore è una donna, una bella figura, Raimunda Ribeiro, 45 anni di vita nella radio e non si è sposata per dedicarsi totalmente alla radio. Quando è nata la Radio Alvorada, il vescovo mons. Arcangelo Cerqua l’aveva mandata a Rio de Janeiro a fare studi, si è appassionata al suo lavoro, è ben orientata nella fede. Io faccio la parte del prete, animatore e orientatore dei programmi, lei affronta e risolve tutti i problemi, giuridici, di rapporti con le autorità e con il pubblico. Per le leggi che ci sono la dott.sa Ribeiro è l’ideale. Bisogna sempre essere in regola perché siamo controllatissimi, per esempio per i diritti d’autore delle canzoni che trasmettiamo e alla fine del mese paghiamo i diritti. Poi anche il lavoro amministrativo. Questa signora è provvidenziale ma ha un lavoro difficile. Adesso è affiancato da due collaboratrici che da dieci anni lavorano alla radio e alla televisione.

– Quelli che lavorano nella vostra azienda sono tutti cattolici?

– In genere sì, ma abbiamo avuto anche un battista e alcuni altri che non credevano. L’ultimo sabato del mese i dipendenti fanno con me un piccolo ritiro spirituale dalle 8 alle 11, si prega, di legge la Parola di Dio e si riflette su un tema; poi ci sono le riunioni dei programmatori, poi c’è lo spazio per il vescovo che tutte le settimane dà il suo messaggio pastorale alla Radio e alla Tv, inoltre lo intervistiamo quando ha qualcosa da dire alla gente. Poi ci sono programmi allegri, musica e canti, sport e divertimento.

– Economicamente come ve la cavate?

– Siamo nelle mani della Provvidenza, Riusciamo a non chiudere in passivo, ma non so come facciamo. Una volta era tutto più facile oggi diventa sempre più difficile per la burocrazia e anche per gli aiuti che riceviamo dall’Italia. Il 25% delle spese sono sostenute da aiuti italiani, il resto lo produce la radio stessa. Le offerte diminuiscono perchè se tu chiedi per i lebbrosi, gli orfani o le adozioni arrivano, ma quando parli di radio e di giornale, in Italia si raccoglie poco o niente . Eppure la radio ha un’importanza estrema per l’evangelizzazione e la formazione cristiana di tutti. Come Chiesa non arriviamo più a tutti, mentre la radio non solo arriva a tutti, ma arriva quando sono seduti e possono riflettere.

Anche per la formazione dei bambini, la radio è importante. Abbiamo fatto per due anni, ma poi costa troppo, il Natale dei bambini, i nostri Re Magi hanno 

distribuito 15.000 regalini ai bambini poveri. Un mese prima di Natale ho mandato 800 studenti e studentesse della scuola superiore a visitare le famiglie della periferia più povera di Parintins, ai bambini dai 10 anni in giù hanno dato un cartoncino di invito timbrato e firmato per ricevere il loro regalo a Natale. Abbiamo scoperto che ci sono bambini poveri che non hanno mai ricevuto un regalo!

– Come è avvenuta questa festa dei bambini e chi erano i Re Magi?

– Anche in Brasile sta andando di moda il Babbo Natale che non si sa chi sia e chi rappresenti. Noi abbiamo parlato dei Re Magi che hanno portato i loro doni a Gesù e adesso per Natale li daranno ai bambini più poveri. Alla Polizia della città ho proposto ai poliziotti che vanno in giro a cavallo di dare una giornata prima di Natale ai bambini, vestiti da Re Magi. Tre hanno accettato direi con entusiasmo. La sera prima abbiamo fatto un grande spettacolo di canti, musiche, danze, scenette di teatro e sono venuti in tanti. Il pomeriggio del giorno dopo che era una domenica, abbiamo radunato circa 15.000 bambini poveri e poverissimi con le loro mamme nel grande stadio di Parintins. Ho parlato dei Re Magi che portano i doni a Gesù Bambino e poi ho detto che stavano arrivando ed ecco che arrivano i tre poliziotti a cavallo che sembravano proprio tre Re Magi e dietro di loro la loro scorta di guardie e i furgoni e camioncini imprestati per portare i sacchi dei regalini, mentre la banda musicale della polizia suonava una marcetta. Non ti dico la felicità, gli applausi, le grida, i salti di gioia di quei bambini e ragazzini!

– Che regali avete distribuito?

– Regali poveri ottenuti in parte dai negozi e magazzini di Manaus e in parte comperati con gli aiuti che mi giungono da benefattori di parrocchie in Italia, dove ho un fratello sacerdote, don Abele, parroco nella diocesi di Lodi. Per la distribuzione dei regali sono ancora venuti gli 800 giovani e ragazze che avevano fatto l’indagine nelle periferie, i bambini con le mamme divisi in settori di mille l’uno e per bambini che non potevano venire si presentava la mamma o un’altra familiare che col cartoncino dell’invito ritirava il regalino. Ogni bambino ha ricevuto da un Re Mago o da uno studente delle superiori il suo sacchetto colorato con dentro una bambola, un pupazzo, giochini e altre cose gradite ai bambini. Tutti contentissimi e la gente ci chiedeva: “Come fate a distribuire 15.000 regalini?”.

– Come avete fatto ad avere 15.000 bambini?

– Con la potenza di radio, settimanale e televisione. Sono mezzi che arrivano a tutti e dovevamo spiegare bene cosa è il Natale, i Re Magi, il dono che portano ai bambini e poi convocarli… C’è voluto un po’ di tempo. Questo Natale per i bambini l’abbiamo fatto due anni non di seguito e grazie a Dio ha avuto grande successo. Adesso facciamo una pausa anche perché costa troppo per le nostre misere finanze. Noi Chiesa dobbiamo ancora capire il valore di questi moderni mezzi di comunicazione che influiscono anche sulla cultura popolare.

Piero Gheddo