Papa Francesco realizza la Teologia della Liberazione

Nel mezzo secolo dopo il  Concilio Vaticano II, la “Teologia della Liberazione” è stata una delle novità più discusse e contestate nelle Chiese latino-americane e anche in Europa, suscitando appassionate adesioni e radicali condanne. Eppure, in fondo, mirava a nient’altro che quanto Papa Francesco ha sintetizzato in una delle sue espressioni icastiche: “Voglio una Chiesa povera per  i poveri”, che, giorno dopo giorno, cerca di far vedere con i suoi gesti e i suoi discorsi e omelie, senza preoccuparsi di teorizzare e spiegare tutto. Come mai allora la Teologia della Liberazione suscitava, e suscita ancor oggi, tanti contrasti, tanti allontanamenti dalla Chiesa e tante chiusure? Una delle ultime è il decreto della Santa Sede che nel giugno 2012 ha proibito alla Pontificia Università cattolica di Lima di fregiarsi dei titoli di pontificia e cattolica. L’ateneo ha “sistematicamente disubbidito alle indicazioni della S. Sede… ed era diventato un lupo travestito da pecora nella Chiesa locale, come centro di diffusione delle peggiori dottrine rivoluzionarie”.

La TL ha avuto due precedenti: la nascita del Celam (Consiglio episcopale latino-americano) a Rio de Janeiro nel 1955, la “Gaudium et Spes”  del Vaticano II e la seconda Assemblea del Celam a Medellìn in Colombia nel 1968. Ma è nata con questo nome col volume del teologo peruviano don Gustavo Gutierrez “Teologìa de la Liberaciòn” pubblicato nel 1971, che denunziava il sottosviluppo dei popoli latino-americani, causato soprattutto dalla dipendenza e  dallo sfruttamento delle loro ricchezze da parte dei paesi ricchi; e dava una nuova visione della teologia, il cui oggetto non era più la dottrina, ma la riflessione critica della situazione di miseria in cui vivevano gran parte dei popoli latino-americane. E orientava la Chiesa verso una “pastorale di liberazione”, superando una prassi intimistica della formazione cristiana e aprendola alla coscientizzazione dei fedeli e all’azione per trasformare la società nel senso di una maggior giustizia sociale.

Non è facile sintetizzare in poche righe una multiforme corrente di pensiero che ha avuto negli anni settanta e ottanta una vasta penetrazione nelle Chiese e nei popoli latino-americani, suscitando dibattiti e divisioni. Le due Istruzioni della Congregazione per la Fede: “Sulla Teologia della liberazione” (1984) e “Libertà cristiana e Liberazione” (1986) e le due Assemblee del Celam, Puebla (Messico 1979) e Santo Domingo (1992) hanno calmato le acque e portato ad un nuovo cammino, di cui il provvidenziale Papa Francesco è l’espressione attuale che rende tutti concordi ed entusiasti (speriamo che duri) della svolta che sta provocando nella Chiesa.

Per capire il valore attuale di Papa Francesco, dopo il Papa condottiero che ha proclamato il Vangelo a tutti i popoli e il Papa professore che ha espresso in modo chiaro, preciso, comprensibile a tutti i contenuti dell’unica ricchezza che abbiamo: Gesù Cristo, bisogna spiegare i due aspetti contrastanti della Teologia della Liberazione, uno negativo e uno positivo e si sentiva l’urgenza di una sintesi benefica per la Chiesa universale:

1) L’aspetto negativo è contenuto nel titolo del primo documento segnalato: “Gravi deviazioni ideologiche che tradiscono la causa dei poveri”. La TL aveva adottato l’analisi marxista della realtà sociale e l’Istruzione del card. Ratzinger spiega che, per quante acrobazie facciano alcuni patetici filosofi e teologi, il nocciolo del pensiero marxista è irriducibilmente ateo e perciò si oppone radicalmente al messaggio di Gesù Cristo.Troppo lungo spiegare perchè, ma è stato dimostrato da non pochi credenti e comunità cristiane che, adottando la TL, hanno abbandonato Cristo e la sua Chiesa. Come lo dimostrano anche i popoli “liberati” da regimi prodotti da quella ideologia, che hanno tutti fallito e i popoli, appena possono, se ne liberano.

 

2) L’aspetto positivo è che l’opzione preferenziale per i poveri da parte della Chiesa, come la libertà e la liberazione dei popoli sono e debbono sempre più diventare prassi cristiana, che fa parte integrante della vita secondo il Vangelo; la seconda Istruzione del card. Ratzinger esorta i credenti a impegnarsi per i poveri, i sofferenti, gli ultimi, gli oppressi, proprio a partire dalla fede in Cristo e secondo l’esempio che ne ha dato Gesù. Il compito della Chiesa nel mondo contemporaneo, in questa Istruzione, è ampiamente positivo e coraggioso, lontano da ogni anatema. Indica un cammino che Papa Francesco sta indicando gradualmente col suo esempio. Per concludere, la Teologia della Liberazione, con tutti i suoi gravi errori e danni provocati, in un quadro storico del cammino ecclesiale finisce per essere fortemente positiva. Oggi ci resta solo di seguire, pregare e obbedire alle indicazioni che lo Spirito Santo dà alla Chiesa attraverso l’opera e la parola di Papa Francesco. Con lui il continente latino-americano, “speranza della Chiesa” (così Pio XII nel 1955), viene alla ribalta per insegnare qualcosa a noi, cristiani da duemila anni, ma in forte crisi di fede e di vita cristiana.

Piero Gheddo

3 pensieri su “Papa Francesco realizza la Teologia della Liberazione

  1. Speriamo bene…
    Purché resti ben saldo il principio che “Dio non fa preferenza di persone” (Atti 10,34) ossia che Gesù è venuto sia per i “poveri” ricchi Matteo e Zaccheo, sia per il povero fariseo Nicodemo (o Paolo), sia per la povera prostituta Maria di Magdala, sia per i poveri lebbrosi, sia per il povero centurione, sia per il povero pescatore testadura Simone, sia per il povero razionalista Tommaso, sia il povero traditore Giuda, . . . per tutti insomma. C’è qualcuno che non è povero? Ho l’impressione che nella Chiesa l’equivoco sia tutt’altro che risolto, sia da una parte (gli “intimisti”) sia dall’altra (i “rivoluzionari”).

  2. Caro Paolo, certo hai ragione. La parola “povero” può essere intesa in molti e diversi modi e anche la direzione indicata da Papa Francesco “Una Chiesa povera per i poveri” può avre diverse applicazioni. Ma rappresenta comunque la direzione che Papa Francesco vuol dare alla Chiesa. Siamo all’inizio del suo pontificato e finora il Papa argentino non ha parlato di riforme della Chiess (delle struttura ecclesiastica). Ha agito, ha parlato in senso molto generale e sono convinto che per qualche mese andrà avanti così: parla con i fatti, con l’esempio e la parola, non con i decreti o le leggi. Vuol far capire che la Chiesa deve essere più vicina a tutti quelli che soffrono, per la povertà materiale e per altre povertà dalle quali il mondo moderno, in genere, rifugge: isolamento, anzianità, incomprensioni, marginalizzazioni, ingiustizie, malattie, ecc. In altre parole, il credente in Cristo non può chiudersi in se stesso, concepire il suo dovere solo limitato ase stesso e alla sua famiglia: deve aprirsi a tutti, uscire da se stesso per vedere le miserie degli altri, aiutare come e dove può; e questo vale anche per le strutture della Chiesa. Noi siamo ricchi perchè abbiamo la fede,che deve diventare amore e imitazione di Cristo. Allora potremo anche seguire Papa Francesco negli altri passi che lo Spirito potrà ispirargli. Grazie e cordiali saluti a tutti i lettori di questo Blog. Non sempre possorispoindere per mancanza di tempo, ma prego per tutti voi che mi leggete. Vostro padre Piero Gheddo

  3. Penso che sbaglia, caro signore, al dire che la PUCP sia stata punita perche si diffondono le peggiori dottrine rivoluzionarie. I problemi che ha la PUCP gli abbiamo molti cattolici, per la condotta del cardinale Juan Luis Cipriani.

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