Due gemelline salvate dagli “spiriti”

Il missionario del Pime padre Ermanno Battisti sta raccogliendo i fatti più significativi dei suoi 40 anni di missione in Guinea Bissau (1969-2009), in un popolo che in maggioranza pratica la religione “animista” (credono negli spiriti buoni o cattivi). Il primo annunzio di Cristo in questo popolo ha effetti positivi in tanti campi. Ecco un caso preciso, capitato a padre Ermanno:

Un pomeriggio mi stavo preparando per andare a una riunione, quando arrivano nel “Centro Artistico” (che Battisti stesso aveva fondato a Bissau, per insegnare agli africani la pittura, la scultura, la lavorazione del legno, ecc.) due donne sconosciute con due piccoli involti sulle braccia. Mi salutano e senza altri preamboli mi dicono: “Abbiamo sentito dire che tu ti prendi cura dei gemelli. Allora te ne abbiamo portati due, prima che muoiano. Vedi tu, se puoi fare qualcosa”. Poi allargano un po’ i panni dei due involti e appaiono due scheletrini da fare pietà. Erano due bambine, nate un mese prima. La mamma era molto malata e non aveva latte. Essendo gemelle, e quindi provenienti dal mondo degli spiriti, come molti credono, nessun’altra donna le aveva volute allattare e non aveva denaro per comprare, nei negozi, il latte per neonati. Così le avevano nutrite con acqua zuccherata e basta, fino a quel giorno, ma ormai erano tutti convinti che fossero alla fine.

Siccome il giorno prima avevo ricevuto da amici italiani qualche soldino, pensai di comprare il latte appropriato e poi, con l’aiuto di qualche brava suora, avremmo tentato di salvarle. Così dico alle donne che potevano lasciare lì le bambine e che ci avrei pensato io. Ai giovani del Centro artistico presenti ho detto che ce le saremmo tenute noi, come sorelline di ciascuno di noi e l’idea piacque. Ma dentro di me pregavo il Signore di aiutarci perché la cosa era tutt’altro che semplice.

Ecco come la Provvidenza mi è venuta in aiuto! Non passano nemmeno cinque minuti e viene a trovarmi una giovane italiana che lavorava come medico nella nostra missione di Catiò, nel Sud della Guinea Bissau. Le mostro le bambine e lei mi dice: “Queste me le porto via io”. E le porta con sé nell’ospedale di Catiò, salvandole. La più piccola, purtroppo, una dozzina di anni dopo, un attacco di malaria se l’è portata via. L’altra, invece, adesso è una donna robusta e piena di vita che mai più si riconosce in uno di quei due scheletrini di un tempo. Grazie a quella dottoressa venuta, per caso, in quel giorno, a quell’ora, a trovarmi. Ma sarà stato proprio “per caso”?

Ermanno Battisti

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