«Non capisco perché recitare il Rosario»

Un amico presente alla mia conferenza nella parrocchia di Renate (Mb) per il Centro culturale “Pèguy”, mi ha scritto questa lettera:
     “Caro padre, ieri sera lei ha detto che il beato Vismara diceva ogni giorno la preghiera del Rosario e mi è rimasta una domanda in canna. Per prima cosa: a me fa molta fatica recitare le preghiere ripetitive, non ne capisco il senso. Secondo, non credo molto nell’efficacia della preghiera visto che noi non sappiamo cosa chiedere e Dio, il quale ci ama e sa già meglio di noi qual è il nostro bene, comunque non si lascia certo influenzare dalle nostre richieste. Mi aiuta a chiarire la questione? Grazie ancora suo ….”.
 
      Ecco la mia risposta che penso possa servire anche ad altri: “Caro amico, rispondo brevemente alla sua lettera di cui la ringrazio.
      1)  Il Rosario, preghiera ripetitiva, è raccomandato dalla Madonna in molte sue apparizioni e dalla Chiesa, non ho ancora trovato un santo che non dicesse il Rosario e spesso due-tre Rosari al giorno, anche camminando o facendo un lavoro manuale che lascia libero il pensiero e il cuore. Perché? La preghiera non è ripetere una formula, è amare Dio, parlare con Dio, mettersi in comunicazione con Dio, con Gesù, con la Madonna. Se uno si mette col pensiero in contatto con Dio e poi dice il Rosario, proprio la sua ripetitività favorisce lo scambio amoroso, di affetti e pensieri, di richieste di perdono e ispirazioni dello Spirito.
        Ma poi, caro amico, quante volte il  bambino chiama la mamma di giorno e di notte, durante il giorno e sempre? Si stanca di ripetere sempre la stessa invocazione? E la mamma si stanca di sentire che il suo bambino ha bisogno di lei? No, anzi! L’amore, il bisogno di sentirsi amato e protetto  spinge il bambino a ripetere questa invocazione: Mamma!….. Con la Madonna dobbiamo comportarci come piccoli bambini che hanno sempre e ovunque bisogno della nostra Mamma del Cielo, che è anche la Mamma di Gesù.
      2)  Non è Dio che ha bisogno di noi e della nostra preghiera, siamo noi che abbiamo bisogno di Dio. La preghiera più bella è dire a Dio: sia fatta la tua volontà. E’ chiaro che Lui la fa lo stesso! Ma siamo noi che dobbiamo entrare in questa logica del “fare la volontà di Dio”  e non la nostra! Non è facile “fare la volontà di Dio” e proprio per questo è bene pregare tanto con questa intenzione, in modo che il Signore ci aiuti a scegliere sempre la via stretta che porta al Paradiso e noi possiamo seguire le ispirazioni dello Spirito e la volontà di Dio.
       3)   La preghiera frequente ed autentica (ripeto: amare e parlare e comunicare con Dio, non ripetere formule pensando ad altro), a poco a poco ci aiuta a vedere la nostra vita e il mondo che ci circonda non con i nostri occhi, i nostri limiti e le nostre passioni umane, ma con gli occhi e l’amore di Dio. Questo è il cammino della vita cristiana, che ci porta ad essere sempre più simili a Gesù, l’uomo-Dio che è modello a cui dobbiamo sempre ispirarci per la nostra vita.
      4)  Pregando tanto, ciascuno secondo le sue possibilità, ma col sacrificio di tempo che la nostra salute spirituale (come quella fisica) richiede, raggiungiamo un’altra meta a cui tutti aspiriamo: la serenità di vita, la gioia di vivere, la forza per sopportare le malattie, le avversità, le sofferenze e i fallimenti inevitabili per tutti. Quanto più noi siamo uniti a Dio, con la preghiera e facendo la sua volontà, tanto più ci sentiamo sereni, contenti, protetti, amati, illuminati, confortati, sicuri che Dio ci vuole bene ed è con noi.
          Il beato Clemente Vismara, di cui ho scritto la biografia che è un vero romanzo d’avventure autentiche (“Fatto per andare lontano – Clemente Vismara, missionario e beato (1897-1988)”, Emi 2013, pagg. 500), ha fatto 65 anni di missione fra i tribali delle foreste birmane, fra guerriglie, dittatura, briganti, popolazioni poverissime, soffrendo la fame e rischiando parecchie volte la vita. Eppure la gente lo chiamavano “il padre che sorride sempre”, perché era sempre sereno e gioioso, non si arrabbiava mai. I suoi confratelli dicevano: “E’ morto a 91 anni senza mai essere invecchiato”, non si era lasciato indurire dalle fatiche e dalle sofferenze. E non perché fosse diverso da noi (che spesso siamo tristi, abbattuti, scoraggiati, pessimisti), ma perché pregava molto e cercava di fare la volontà di Dio. Insomma, aveva una marcia in più e la Chiesa lo propone a tutti come modello di vita cristiana. 
                                                                       Piero Gheddo

10 pensieri su “«Non capisco perché recitare il Rosario»

  1. Appagarsi della recita del Rosario è … una conquista! Personalmente dedico le decine alle intenzioni, più a me prossime, ma soprattutto a quelle che non conosco ma che Dio ben sa! La preghiera ci unisce, travalica il tempo e lo spazio, colma la distanza con l’Infinito, ci abbraccia tutti. La preghiera è quanto di più vicino a Dio ci sia: il Rosario ne è un’espressione ma non è la sola. Ognuno è in cerca del proprio canale di comunicazione ma soprattutto occorre, come ben ci ha insegnato il Cardinale Martini, mettersi in ascolto, dal cuore sgorgherà “il silenzio, l’adorazione, l’offerta”. Buona luminosa Vita.

  2. “Amare e parlare e comunicare con Dio, non ripetere formule pensando ad altro ! ” E’ questo il mio problema quando prego- Restare agganciato a Dio , alla intenzione iniziale che è proprio cercare di stare con Dio, Gesù , la Madonna , ma poi senza rendermene conto mi capita di scoprirmi a a recitare le formule ma di pensare ad altro . Ricomincio con più impegno e attenzione e sempre mi sorprendo a recitare formule, col pensiero che và altrove !! Eppure ce la metto tutta …non capisco.

  3. da quando ho scoperto la recita del S.Rosario non come lagna ripetitiva,ma come contemplare tutto il suo Assoluto significato e Donarlo secondo le INTENZIONI SANTE DI MARIA,questo Lei lo chiede in tutte le Sue manifestazioni,Offrire a Lei alle Sue Sante Intenzioni,il mio recitare,meditare e completare non sempre ma spesso tutte e quattro i Misteri amando sempre più profondamente questa preghiera del Santo Rosario.

  4. Caro don Piero,
    nel 2005, quando il beato, prossimo santo, Giovanni Paolo II è tornato al Padre, volevo fare qualcosa per ricordarlo. Molti partivano per Roma, ma io ho sempre provato una certa ripulsa per i luoghi di grande affollamento, e poi non mi soddisfaceva l’idea di fare qualcosa solo momentaneo, volevo fare qualcosa che introducesse un cambiamento nella mia vita, magari piccolo, ma permanente.
    Ebbi l’ispirazione di cominciare a recitare il rosario tutti i giorni (lui amava moltissimo questa preghiera), e ho la presunzione di credere che questa ispirazione mi sia venuta dallo Spirito Santo.
    In questi anni, ringraziando tanto il Signore e la Madonna, sono sempre rimasto fedele a questo proposito, e devo dire che, pur in mezzo a tante difficoltà e sofferenze, ho contemplato molte meraviglie che Dio ha operato nella mia vita. Per me, sono frutti anche del rosario.
    Il rosario quotidiano non è un dono che noi facciamo a Dio, o alla Madonna, è un dono che Dio e Maria fanno a noi, e che loro sono ansiosi di farci, se solo lo chiediamo con fede..
    A chi lo trova noioso io suggerisco di provare a ragionare di meno ed abbandonarsi di più, sapendo che il valore della preghiera non sta nelle soddisfazioni spirituali che la preghiera dà, ma nei cambiamenti che la preghiera introduce nella nostra vita.
    Pace e Bene,
    Mario Molinari

  5. Rispondo a Ignazio Palazzolo
    Caro Ignazio,
    il tuo problema di tenere l’attenzione fissa in Dio, in Gesù, In Maria, è il problema di tutti noi che preghiamo. Ho sperimentato che anche la preghiera, come tutti gli esercizi umani, richiede tempo e buona volontà per diventare accorata attenzione al soprannaturale. E poi non importa se involontariamente ci distraiamo. Il Padre sa come siamo fatti! L’importante è che la nostra intenzione di pregare, cioè di comunicare con Dio, sia autentica. Grazie della lettera, tuo padre Piero

    Rispondoa Mario Molinari
    Caro Mario,
    grazie della lettera e dell’esperienza personale, che vale più di tanti discorsi e ragionamenti. Bisogna dare a Dio il suo tempo, cioè rinunziare ad un po’ del nostro tempo per dirgli che lo ringraziamo e gli vogliamo bene. A me è capitato questo. Nel 1997 moriva all’ospedale Valduce di Como il nostro superiore generale mons. Aristide Pirovano. Io stavo partendo pefr l’Africa, Guinea Bissau, Senegal e Mali. Una settimana prima che morisse sono andatoa gtrovarlo, era pomeriggio e mi dide: “Diciamo asieme il Rosario?”. Io ho detto sì, anche se lp’ho già detto e lui riprende: “Quanti Rosari dici al giorno?”. Uno solo, rispondo. “No, devi dirne tre. Tu sei giornalista, salti da un paese all’altro, da in continente all’altro. Sei troppo distratto. Tre Rosari ti tegìngono a posto. Anch’io, come vescovo di Maapà in Amazzonia e poi superiore generale del Pime, ho sperimenato che se l’attenzione profonda della mia giornaa è fissa sulla Madonna, per dirle i tre Rosari nei momenti liberi, spiritualmente vado meglio”.
    Lì per lì non ci ho fatto caso, ma quando nel 2000 è iniziato l’Anno Santo e Giovanni Paolo II parlando ai preti ha detto: “In quest Anno dovete prendere col Signore e la Madonna un impegno che duri tutta la vita, che rimanga un segno per la vostra consacrazione a Dio”, mi è tornato in mente mons. Pirovano e ho iniziato a poco a poco ad abituarmi ai tre Rosari. All’inizio fai fatica, poi ho caputo che il Rosario diventa una “preghiera continua”, cioè mantiene l’attenzione profonda del tuo cuore in Maria, in Dio. Poi fai tutto quel che devi fare, ti impegni al massimo nel tuo dovere, ma sai, senti, capisci che al di là di tutto, nella cella segreta del cuore c’è la Madonna in attesa che prega per te. Nonostante i nostri limiti, sbagli, a volte peccati, distrazioni, bisogna essere trasparenti e dare tutto a Dio, poi lo Spirito di aiuta ad imboccare la “via stretta” che porta alla vita col Signore, quindi gioia, felicità, ottimismo, speranza, giovinezza dello Spirito. Il Rosario non è una meta, ma un mezzo per avere la fede che conta nella vita e quindici trasforma, ci converte a Cristo. Grazie ancora, tuo padre Piero.

  6. Cara Donatella,
    grazie della lettera, che conferma quanto ho scritto. Ho partecipato per sei anni al Consiglio pastorale diocesano (1986-1992, se ben ricordo) dove mi aveva messo il card. C. M. Martini e ogni mese lo incontravo per un’intera giornata alla Villa Sacro Cuore, Triuggio, anche a pranzo e a cena, del quale non condividevo diverse idee e iniziative, ma un sant’uomo (vedi il mio Blog del 1° settembre 2013). Martini parlava spesso delle “preghiera continua” e citava spesso il Rosario, lamentando anche che la devozione alla Madonna, in quegli anni post-sessantottini, fosse contestata e ritenuta devozionalismo! Grazie ancora della lettera e condivisione. Tuo padre Piero.

  7. Caro don Piero,
    grazie per la tua risposta, e per l’esperienza di vita che hai raccontato!
    Trovo molto edificante che monsignor Pirovano, da vescovo e da superiore generale del PIME, incarichi che sicuramente non gli lasciavano molto tempo libero, riuscisse a recitare tre rosari al giorno (e di sicuro la sua preghiera non si fermava a quello).
    Oggi c’è tanto bisogno di pastori e di cristiani che non abbiano paura di consumare il proprio tempo e le proprie ginocchia nella preghiera.
    Un esempio luminoso che mi viene subito in mente, perché l’ho conosciuto personalmente, è quello di padre Andrea Gasparino.
    Il suo successore, padre Pino Isoardi, racconta che padre Andrea, con tutte le cose che aveva da fare, per tutta la vita (eccetto gli ultimi anni in cui la salute non glielo ha più permesso) ha continuato a dedicare due-tre ore al giorno all’adorazione eucaristica, e due ore ogni notte all’adorazione notturna.
    Non so dove trovasse il tempo di dormire… ma di sicuro ha inciso profondamente nella vita di molte persone che lo hanno conosciuto (tra cui il sottoscritto).
    Il rosario poi, è una preghiera molto amata da tantissimi santi di tutti i tempi. Giusto per citarne un paio dei giorni nostri, posso ricordare Giovanni Paolo II e madre Teresa di Calcutta.
    Purtroppo, oggi ci sono pastori e cristiani che sembrano dare decisamente più importanza al “fare” che all’ “essere”, mentre è proprio l’ “essere” profondamente radicati in Cristo che permette ai Santi di “fare” cose “impossibili” (il motto di padre Andrea era “l’amore e la preghiera ottengono l’impossibile”, il libro che descrive la storia della sua comunità si intitola “L’impossibile è possibile”).
    Penso che dobbiamo pregare, innanzi tutto, per chiedere il dono della costanza nella preghiera… ottenuto quello, avremo anche la grazia per fare tutto il resto.
    Un caro saluto,
    Mario Molinari

  8. Chiedo scusa se intervengo dal basso della mia minuscola esperienza di peccatore, capriccioso, incostante, intemperante.
    Anche io trovo difficoltà ricorrenti nei confronti del S. Rosario. Eppure lo capisco (almeno così penso) e lo apprezzo.
    Il Rosario è un aiuto all’atteggiamento di orazione, al fatto di mettersi alla presenza di Dio. Noi siamo sempre alla presenza di Dio, ma il nostro cuore ha bisogno di essere portato alla presenza di Dio dalla nostra volontà. Con il Rosario si meditano, si ruminano giorno per giorno i misteri della salvezza visti attraverso la sguardo di Maria e con l’aiuto di Maria, con la sua vicinanza. Sui misteri di Gesù, Maria ha sempre un punto di vista… privilegiato di cui è utile avvalersi.
    È vero che tante distrazioni possono insinuarsi e tendere ad inaridire la preghiera. Almeno così può sembrare. Ma anche la nostra difficoltà può essere qualcosa da offrire, oltre che qualcosa su cui misurare la propria fedeltà. Come Padre Piero dice molto meglio di come posso fare io, il nocciolo della preghiera, sta negli affetti, nel vivere alla presenza di Dio, alla sua luce.
    Probabilmente, la cosa giusta da fare, nei confronti delle distrazioni involontarie, è prenderle più… “easy”. Il Signore ci conosce meglio di noi stessi, quindi conosce anche la nostra debolezza. Tempo fa, il mio direttore spirituale mi suggeriva di non farmi prendere dal nervosismo e dagli scrupoli, ma – semplicemente, con umiltà – di mettere tutto nelle mani di Dio, chiedergli perdono e aiuto. Il Signore ci ama più di chiunque altro. Basta guardare al Crocifisso e al Santissimo Sacramento per avere una pur minima idea della misura del suo amore per noi. Con questo conforto nel cuore, si può anche prendere con maggiore serenità… e un pizzico di umorismo la pochezza delle nostre forze. Il mio direttore spirituale mi diceva anche: “Se mentre preghi una mosca ti si posa sul naso e ti distrae… pazienza: sventoli una mano, la cacci via e riprendi il tuo dialogo con il Signore”.

    Il S. Rosario è fatto perché possa accompagnarci in ogni momento della giornata e praticamente in ogni occupazione, anche negli spostamenti. Se ci si pensa un attimo, tutto ciò è davvero strepitoso: non ha bisogno di nulla, tranne un minimo di memoria, per ricordare i misteri, e di 10 dita per contare le “Ave Maria”. Fine. È molto… portabile! Comincio ad intuire che il Rosario sia uno strumento molto utile anche nella vecchiaia, quando magari non si hanno più la vista e le forze.

    Ogni tanto anche a me è venuto da pensare che fosse inutile dire il Rosario in una maniera che mi sembrava arida, faticosa, controproducente. Ma il mio direttore spirituale mi diceva: “Bene, fai come vuoi. Ma [senza il Rosario] i pensieri dove vanno?”. E aveva proprio ragione. Senza una guida, un’àncora, i pensieri vanno a briglia sciolta in direzioni cattive: pensieri amari, cattivi… il rivolgersi a se stessi anziché a Dio…
    L’essere umano non è mai un contenitore vuoto e neutro. I pensieri e le azioni vanno sempre in una direzione. Se si è privi di orazione, di una costanza nel porsi alla presenza di Dio, nel vivere alla sua presenza, matura molto rapidamente (almeno questa è la mia constatazione) quella che io chiamo “contro-orazione”, che è molto facile, non pone alcuna difficoltà… ma puzza molto di zolfo, demolisce, amareggia, incattivisce… e i frutti, prima o poi, vengono fuori.
    Allo stesso modo, con un atteggiamento di orazione alimentato anche (non solo) dal S. Rosario, i frutti, prima o poi, vengono fuori.

    Un abbraccio.

    Alex

  9. Io, ho rosario. E per questo, ho tutto. Non potevo chiedere nulla di più: l’amore per il rosario. La gioia di amare questa preghiera più di qualsiasi cosa al mondo….

  10. Chi ama e recita il rosario: va dritto in paradiso!!!!!!!!!!!!!!!!! ❤️

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