"In Cina e Corea ho visto Cristo vivo"

Un amico di Brescia che non conoscevo mi scrive questa lettera da Barcellona, che è il miglior augurio, per tutti noi e per la Chiesa, di una nuova nascita in Cristo nel 2015. Piero Gheddo.

Carissimo padre Piero Gheddo, è con gioia che Le scrivo questa lettera! Innanzi tutto mi presento. Mi chiamo Giovanni Maria (figlio di una famiglia con otto figli, quattro maschi e quattro femmine), ho 24 anni e ho appena terminato gli studi economici presso l’università Bocconi. Lavoro come ricercatore presso la IESE Business School di Barcellona focalizzandomi sull’Africa. Un lavoro appassionante tra la Spagna, il Kenya e la Nigeria, per cercare di comprendere in profondità le potenzialità di quello che fino a qualche anno fa veniva chiamato “the hopeless continent” (“il continente senza speranza”) e ora invece si dice che è “the new growth engine of the world” (il nuovo motore di crescita per l’umanità”).

Era il 2011 e mi trovavo tra i mille colori e le mille luci di Sinchon nel cuore di Seoul in Corea del Sud. Affascinato da quello che vedevo attorno a me, ma ancor più dall’incredibile storia di padre Augusto Gianola, l’eremita del Pime nell’Amazzonia brasiliana, che Lei stava raccontando su Radio Maria. E fu proprio attraverso le sue catechesi, scaricate dal sito di Radio Maria, che venni a conoscenza della trasmissione mensile “La missione continua”, sulla missione alle genti, nella quale lei racconta la vita e lo spirito dei missionari. Da allora non l’ho più abbandonata. Le storie dalla Birmania di Felice Tantardini, il santo col martello, e del grande Clemente Vismara, le avventure di Angelo Campagnoli tra la Birmania e la Thailandia, quelle di Aristide Pirovano e Marcello Candia in Amazzonia, del vescovo  mons. Cesare Bonivento in Papua Nuova Guinea, di padre Maurizio Bezzi fra i ragazzi di strada a Yaoundè in Camerun e via dicendo.

Racconti che mi hanno accompagnato per le strade del mondo. Dopo cinque indimenticabili mesi in scambio universitario presso la Yonsei University di Seoul mi sono recato in Cina per un anno di studio presso la Fudan University di Shanghai. E ancora le Sue catechesi mi hanno accompagnato tra le foreste del Kenya dove mi trovavo per alcuni mesi di lavoro come ricercatore presso la Strathmore Business School di Nairobi.

Grazie padre Piero! Come Lei ha sperimentato, anche io sono rimasto senza parole di fronte alla vitalità, alla gioia, all’entusiasmo di queste giovani Chiese. Sono rimasto affascinato di fronte a quella fede semplice e giovane, che va all’essenziale del messaggio cristiano, cioè a Gesù Cristo, unico Salvatore dell’uomo.

Sono rimasto stupito di fronte al ruolo dei laici. Padri e madri di famiglia, giovani studenti universitari come me che trasmettono la loro fede in ogni ambiente con naturalezza e con il sorriso sulle labbra. In queste giovani Chiese sono proprio i laici il motore delle parrocchie, sono i laici che organizzano al meglio la Messa domenicale, che promuovono le visite ai poveri, i ritiri spirituali, le iniziative culturali e anche la stessa attività economica. La parrocchia è una vera famiglia dove i laici si prendono cura dell’intera comunità cristiana. Il sacerdote è il padre e direttore di tutto, l’animatore dei laici che operano per annunziare Cristo ai non cristiani, con sorprendenti risultati.

Posso dire che furono proprio la Chiesa cinese e quella coreana a convertirmi. Fu proprio nell’Estremo Oriente che vidi forse per la prima volta quel Gesù vivo, quel Gesù che fece dire a san Paolo “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”, “per me vivere è Cristo”. Quanti giovani convertiti ho potuto conoscere, quanti neo-battezzati. Mai potrò dimenticare quella luce che fuoriusciva dai loro occhi, una luce che illuminava chiunque passasse per la loro strada. Valentine, giovane ragazza cinese che ora lavora nel marketing per una importante società multinazionale, subito dopo aver ricevuto il battesimo nella cattedrale di sant’Ignazio a Shanghai, mi confidò: “Giovanni. questo è il giorno più bello della mia vita. Da quando ho scoperto Gesù, vivo con lui nel mio cuore e la mia vita ha acquistato un senso”. Ecco l’Evangelii gaudium, ecco quella “gioia del Vangelo che riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù”. Quanto hanno da insegnarci queste Chiese! Grazie, quindi, per quello che sta facendo attraverso le catechesi su Radio Maria e tutti i libri e gli articoli che pubblica. La ricordo sempre nella preghiera. Un caro saluto,

Giovanni Maria Mazzacani