Missionario-giornalista agli estremi confini della fede

In questi giorni è nelle librerie:  “Piero Gheddo, inviato speciale agli estremi confini della fede” (Prefazione di Andrea Tornielli, EMI, 2016 con inserto fotografico a colori, euro 14,00). È il libro  voluto dalla Direzione generale del Pime e ho obbedito con qualche resistenza, ma oggi mi accorgo che è un buon strumento di evangelizzazione. L’ho scritto con l’aiuto dell’amico giornalista di “Credere” e “Avvenire”, Gerolamo Fazzini.

Quando rileggo i miei 87 anni, non solo ringrazio il Signore Gesù di avermi chiamato a seguirlo fin dalla più giovane età, ma mi stupisco di quante innumerevoli grazie mi ha fatto, ad esempio di entrare nel Pime, quando tutto si opponeva a questo, come ho scritto nel primo Capitolo. Eppure il Pime era ed è proprio l’Istituto adatto per me e per valorizzare i doni che Dio mi ha dato. Ho 87 anni, ma il buon Dio mi mantiene lucidi la testa (la fede) e il cuore (il fuoco della passione per la missione alle genti) e mi dà anche tanta voglia di vivere. Posso ancora pregare, soffrire (la sofferenza, portata con Gesù, è la forma più alta della preghiera), scrivere e parlare.

Quand’ero giovane sacerdote (ordinato dal beato card. Schuster il 28 giugno 1953) dovevo partire per l’India, ma i superiori decisero diversamente. Così, la mia missione è stata e ancora è un giornalismo appassionato e militante. Migliaia gli articoli scritti per testate cattoliche e laiche; un centinaio i libri pubblicati (il primo è del 1956, quando nasceva l’EMI), moltissime conferenze e presenze a Radio Maria e in Radio e Televisioni. Ringrazio il Signore che dal 2001 il fondatore e direttore degli “Amici di Lazzaro” di Torino, Paolo Botti, mi fa gratis il mio sito internet (www.gheddopiero.it ),  dove si trovano gran parte dei miei scritti, l’elenco dei libri, i viaggi, le foto, le notizie sulla Causa di beatificazione dei miei genitori, i servi di Dio Rosetta e Giovanni Gheddo. Senza il materiale raccolto da questo sito, il racconto della mia vita sarebbe stato impossibile.

Nei miei viaggi di visita alle giovani Chiese missionarie sono stato in circa 80 Paesi extra-europei,  spesso testimone in prima linea delle più terribili e tragiche pagine del Novecento, di cui scrivo in questo libro: la Rivoluzione culturale in Cina, la guerra in Vietnam e i profughi di Vietnam e Cambogia, l’apartheid in Sudafrica, le dittature militari in Sudamerica, la guerra civile in Angola, Mozambico e Sri Lanka, il genocidio in Ruanda, la guerra tribale in Uganda, la distruzione della Somalia, la fine del Cile socialista di Allende, l’eterna dittatura della Cuba di Fidel Castro, ecc.

Ma la mia missione era ed è un’altra. Partivo per visitare i missionari e le giovani Chiese e spesso mi dicevo: «Piero, tu stai vivendo gli Atti degli Apostoli». Ho scoperto che il Vangelo produce sempre frutti buoni e lo Spirito Santo, là dove nasce la Chiesa, soffia dove e come Lui vuole. Ho riscoperto un mio “Servizio speciale” di “Mondo e Missione” del 1972 intitolato “Imparare dalle giovani Chiese”, a quel tempo molto contestato e discusso. Pareva impossibile e anche assurdo che noi, cattolici da duemila anni e ricchi di tesori di studi biblici e teologici e di migliaia di Santi e Padri della Chiesa, dovessimo imparare qualcosa da quei cari e poveri “cristianucci” appena nati alla fede. Oggi, Papa Francesco viene da una “Chiesa missionaria” in tutti i sensi, poiché gran parte dei popoli latino-americani hanno avuto la prima evangelizzazione dai missionari europei e nord-americani dopo il 1900 e specialmente dopo il 1946. Così noi comprendiamo molto meglio che dobbiamo imparare dalle giovani Chiese missionarie, dove lo Spirito ispira e realizza un cammino di riforma che ringiovanisce la Chiesa.

Questo dimostro con tantissimi esempi, che ho visto e studiato in India, Corea del Sud, Borneo, Bangladesh, Myanmar (Birmania), Thailandia, Guinea Bisssau, Congo Kinshasa, Mozambico e altri paesi d’Asia, Africa. America Latina e Oceania. Dedico anche parecchie pagine alla “Teologia della Liberazione”, che negli anni Settanta e Ottanta ho combattuto perché spesso adottava l’ispirazione e l’azione marxista-rivoluzionaria per trasformare il mondo secondo giustizia. Ma racconto nel libro, sempre con esempi molto concreti, come questa Teologia, con l’azione dello Spirito, ha anche prodotto e produce buoni frutti.

Noi vediamo la storia dei popoli e la nostra storia personale con i nostri occhi umani, che ci portano al pessimismo. Dobbiamo vederla con gli occhi di Dio, cioè con la fede, che è fiducia nella Divina Provvidenza. Nei Paesi non cristiani, i credenti i Cristo sono spesso i perseguitati, gli incompresi, i disprezzati dal mondo. Ma Gesù ha detto: «Voi siete il sale della terra e la luce del mondo». Infatti le giovani Chiese cooperano alla salvezza della nostra Italia e alla riforma della Chiesa che lo Spirito Santo sta facendo con Papa Francesco.

Più passano gli anni e più divento ottimista per il futuro. Sono crollate o stanno crollando le ideologie atee (soprattutto nazismo, comunismo e maoismo) e visitando i Paesi non cristiani ho visto e racconto questa realtà. Vedo gli sterminati popoli che devono ancora ricevere l’annunzio della Buona Novella, ma vedo anche con chiarezza che Gesù Cristo col suo Vangelo è  sempre più l’unica via di salvezza per tutti. Non nego affatto gli enormi problemi che ci turbano, ma noi non comprendiamo nulla della storia umana, vediamo tanti fatti, siamo sempre informati su tutto, ma non sappiamo giudicarli con il metro dell’eternità, cioè con il metro di Dio.

L’ho spiegato nel Capitolo del libro sulla rinascita della Chiesa in Cina, dopo Mao che pensava di averla distrutta. Non è stato così! La fede autentica ci dice che la storia dell’umanità, come la nostra piccola storia personale e quella millenaria della Chiesa, sono nelle mani di Dio. La mia esperienza di missionario-giornalista racconta questo. Ecco perché sono ottimista: perché mi fido di Dio, ho fiducia nella Provvidenza e vedo che la realtà dei fatti conferma quanto credo per fede.

Senza bambini l’Italia non ha futuro

Il 22 settembre prossimo in Italia si celebra il “Fertility Day” (Il Giorno della Fertilità), lanciato dal Ministero della Salute per sensibilizzare donne e uomini che dopo i 35 anni c’è un drastico calo delle capacità riproduttive. Le coppie rischiano di perdere la possibilità di avere un figlio, pur desiderandolo. Ottima l’iniziativa del ministro Beatrice Lorenzin, che ha suscitato interesse e dibattiti. E’ venuto alla ribalta il tema che sembrava un tabù: in Italia nascono sempre meno bambini. Al recente Meeting di Rimini, il demografo Gian Carlo Blangiardo, dell’Università Milano-Bicocca, ha presentato questi dati dell’Istat: nel primo trimestre del 2016, rispetto al primo trimestre del 2015 (il quinto anno consecutivo di diminuzione delle nascite), i nati sono ancora diminuiti del 3%  e i morti sono anch’essi diminuiti dell’11%. Questa “la strana demografia italiana”, siamo sempre più un paese di vecchi e di pensionati. Nel 2008 i nati per donna in Italia erano in media 1,47; nel 2015 1,35. Ogni anno noi italiani diminuiamo di circa 100-120.000 unità. Per fortuna abbiamo circa 5 milioni di stranieri legali che ancora hanno molti bambini.

Senza bambini, l’Italia non ha futuro. E’ vero, il governo italiano non ha mai fatto politiche familiari per sostenere le giovani coppie ad avere dei figli (le ha fatte il governo Berlusconi col ministro della salute Giovanardi). C’è un grosso problema economico. Eppure, anche in questa situazione ho conosciuto famiglie cristiane con più di 4 figli e genitori non anziani e non ricchi.

Anna e Nicola Celora (questa la situazione del 2012) abitano a Meda (Milano), insegnanti in scuole medie superiori, si sono sposati nel 1993 e hanno avuto nove figli: Gabriella (nata nel 1994), Veronica (1996), Marco (1999,in Cielo), Carolina (2000), Tecla (2002), Stefano (2003), Matilde (2006), Davide (2007) e Benedetto (2011, anche lui in Cielo). La signora Anna racconta: “Siamo persone comuni, ma educati alla vita cristiana dai nostri genitori e vissuta in parrocchia e in Comunione e Liberazione. Ai tempi dell’Università è nato il nostro amore e dopo due anni di insegnamento precario ci siamo sposati senza fare troppi calcoli, con il poco che avevamo (il viaggio di nozze fatto con l’auto dei genitori). A nove mesi dal matrimonio è nata la prima figlia, poi tutti gli altri. Prediamo i figli che Dio ci manda, pregando e fidando nella Provvidenza, che non ci è mai mancata. Abbiamo cambiato casa due volte, scegliendo appartamenti per una famiglia in continua espansione, anche questo con l’aiuto misterioso ma reale della Provvidenza. Cerchiamo di offrire ai figli la possibilità di fare esperienza della vita cristiana: preghiera, condivisione dei bisogni, vita di comunione con gli amici, poca televisione e tanti libri. Grazie a Dio i nostri figli crescono senza pretese, grati di quello che offriamo loro, che non si riduce solo ai beni materiali. Per i più piccoli si impegnano anche i più grandicelli, si aiutano a vicenda in grande allegria: l’atmosfera della nostra famiglia è di gioia e di ottimismo nella vita. Con due soli stipendi, facciamo una vita spartana, il necessario non manca ma non c’è molto di superfluo, anche i bambini capiscono questo e vengono educati al risparmio, al sacrificio; dormono in letti a castello, i più piccoli crescendo riprendono i vestitini dei più grandi, ecc. Per i primi figli è dura, poi molti aiutano.

I coniugi Susanna e Michele Rizza della parrocchia di Niguarda (Milano), impiegati al catasto di Milano (situazione del 2010), hanno avuto sette figli e 21 nipoti, ma altri sono ancora in arrivo. La signora mi dice: “Quando ho avuto i figli uno dopo l’altro, le amiche mi dicevano: “Poverina!”, nessuna diceva: “Che bello!”. Adesso tutte dicono: “Siete stati fortunati! I molti figli vi hanno mantenuti giovani”. Certo abbiamo fatto una vita austera, ma i figli si educano molto meglio se sono tanti e si abituano a fare a meno di tante cose”.

E’ vero che bisogna insistere affinché lo Stato assista le famiglie numerose (esiste un’Associazione delle famiglie numerose con 4 o più figli!), ma i coniugi cristiani che si fidano della Provvidenza, pregano assieme e prendono i figli che Dio manda. Vivono meglio di altre famiglie e danno una forte testimonianza di vita cristiana. Il 9 maggio 2014, a Buccinasco (Mi) è nata Carolina Maria, l’ottava figlia di Davide Bertani e Marta Ciacci, nati nel 1977 e nel 1978, laureati nel 2001 e sposati nel 2002, che hanno fin dall’inizio deciso di prendere tutti i figli che Dio manda. Eccoli: Benedetta (2003), Giuditta (2004), Maria Chiara (2006), Maddalena (2007), Miriam (2010), Cecilia (2011), Riccardo (2012) e Carolina di quasi due mesi. Anche solo vedere la foto di questi genitori con le 7 bambine e un maschietto allarga il cuore e commuove.

Com’è possibile? Ho parlato con la signora Elisabetta, mamma di Marta. Dice: “Non hanno avuto veri aiuti economici da nessuno, eccetto dai genitori che hanno dato loro una mano per l’acquisto della casa. E poi hanno imparato a usare bene i soldi ed educato i figli ad una vita senza il superfluo verso cui il mondo e il consumismo sfrenato di oggi spingono. Una vita che però è piena di gioia, di affetti e di amore vicendevole. Pregando, si sono fidati di Dio, si sono sacrificati loro e hanno abituato i bambini, fin da piccoli, alle rinunzie e ad una vita di famiglia cristiana che sa andare contro corrente rispetto alle mode mondane. Da anni fanno parte del movimento di Comunione e Liberazione all’interno del quale hanno costruito una rete di amicizie che è un vero sostegno quotidiano”.

La signora Marta mi dice: “Ci siamo sposati a 24 anni, esattamente un anno dopo la laurea. Io ho insegnato sei anni poi ho smesso quando ho avuto la quarta bambina. Mio marito è giornalista e viviamo del suo stipendio. Quattro anni fa eravamo già in sette in un appartamento di 100 metri quadri quando sono rimasta incinta di Cecilia. Stringendo la cinghia e con un altro mutuo (ne abbiamo ancora per vent’anni), siamo riusciti a cambiare casa. Ora abbiamo 4 camere da letto, una cucina bella grande dove possiamo mangiare tutti insieme e una sala accogliente. Per il parto di Carolina ho avuto tante difficoltà e temevo di perderla. Abbiamo fatto una novena a Rosetta e Giovanni Gheddo e Carolina è nata bene, con un mese di anticipo, ma sta crescendo bene. Le nostre figlie sono più autonome di altre della stessa età, hanno imparato presto a cavarsela da sole. I capricci li fanno anche loro (quando piangono tutte insieme vorrei scappare) a volte, bisticciano e se le suonano di santa ragione. Hanno imparato a fare a meno del superfluo, ad aiutare gli altri e poi in casa ci danno una mano con le piccole cose: rifanno il letto, preparano la tavola, buttano l’immondizia e aiutano le più piccoline a lavarsi e prepararsi. Le più grandi a volte vogliono qualcosa di particolare e, se possibile cerchiamo di accontentarle. Le cose nuove si comprano soprattutto con i saldi. Non ci riteniamo affatto diversi dagli altri. Qui attorno ci sono altre famiglie che hanno tanti bambini. Una ne ha dieci (e uno in affido) più grandicelli dei nostri e anche i loro sono molto più vivaci e maturi dei coetanei”. Il parroco di Buccinasco, don Maurizio Braga, mi dice: “Buccinasco è una città giovane. Hanno incominciato le famiglie di CL a fare tanti figli, adesso anche altre, a poco a poco, imitano il loro esempio”.

Il marito e papà Davide mi dice: “I vicini di casa ci aiutano in tanti modi, per  portare le bambine alla scuola statale, vengono volentieri da noi qualche ora per darci una mano. Le mie figlie danno spazio alla loro creatività, creano piccoli oggetti (orecchini, collanine, braccialetti). Benedetta è un pesciolino e a settembre inizierà a fare nuoto a livello agonistico. Giuditta è vicecampionessa regionale di ginnastica artistica e Maddalena lo è a livello provinciale. Stanno trasformando anche casa nostra nella loro palestra… Miriam e Cecilia al momento si accontentano di giocare con libretti, bambole e passeggini, ma già promettono bene anche loro. L’entusiasmo delle sorelle le sta già travolgendo. In questa famiglia praticamente tutta al femminile vogliamo che Riccardo abbia il suo spazio. Il papà lo farebbe giocare sempre a calcio….Siamo una famiglia normalissima. Forse di diverso abbiamo una grande fede e un profondo amore l’uno per l’altro. E soprattutto sappiamo molto bene che noi siamo strumento della volontà di Dio. Il modo migliore per educare i figli è farne più di uno o due, almeno tre o quattro. Nella nostra famiglia, lo dicono tutti, c’è la gioia che è educativa del carattere. Abbiamo sempre pregato assieme. Se non si cerca la comunione con Dio, non è possibile affrontare la vita e rimanere sereni e pieni di speranza, nelle grandi difficoltà e sofferenze d’oggi”.

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