La "Festa delle Famiglie a Milano"

Dal 30 maggio al 3 giugno a Milano il VII° Incontro Mondiale delle Famiglie sul tema: “La Famiglia: il lavoro e la festa”, con incontri di preghiera, culturali, di testimonianze, manifestazioni popolari come quella allo Stadio San Siro, Congresso teologico-pastorale, Concerto alla Scala, ecc.

Papa Benedetto verrà a Milano il pomeriggio del 1° giugno e alle 10 del 3 giugno celebrerà la S. Messa conclusiva nel Parco Nord di Bresso,  dove si sta allestendo un palco capace di ospitare fino a mille persone e davanti alla struttura, uno spazio attrezzato per oltre un milione di fedeli.

A Milano e in diocesi, come in Lombardia, c’è un fervore di preghiere e di opere per la buona riuscita di un avvenimento che la Chiesa celebra ogni tre anni in diverse città del mondo (il precedente Incontro a Città del Messico nel 2009). Tutti i credenti sono impegnati a pregare ed a dare il loro contributo alla buona riuscita di una manifestazione di popolo a favore della Famiglia, come l’indimenticabile “Family Day” a Roma del 12 maggio 2007. Con queste due importantissime differenze: quello era di carattere esclusivamente nazionale e aveva principalmente un significato politico (chiedere al governo provvedimenti a favore delle famiglie), questo è un Incontro tra cristiani di tutto il mondo per riaffermare il valore sociale e religioso della Famiglia e chiedere a Dio la grazia che i credenti in Cristo si ispirino sempre più al modello di Famiglia proposto dal Vangelo e dalla Sacra Famiglia di Nazareth.

Fondamentale, in quest’ottica, sarà il Congresso teologico-pastorale, cui sono iscritte circa 5mila persone da tutto il mondo. Il Congresso –spiegano gli organizzatori – rappresenta il momento di sintesi più alto e qualificato della riflessione ecclesiale sulla famiglia. Un grande cantiere di elaborazione del pensiero e valorizzazione delle esperienze che a Milano, in modo più accentuato che nelle edizioni precedenti, cercherà di intercettare anche la sensibilità “laica”, perché “la famiglia è patrimonio di umanità” e perché il Congresso affrontare temi che interpellano non esclusivamente i credenti: il lavoro e la festa, i due ambiti in cui la famiglia si apre alla società e la società s’innesta nella vita delle famiglie.

Sono ben 31 gli eventi in programma, 27 i Paesi rappresentati, oltre 100 i relatori scelti fra gli esponenti più significativi del panorama culturale, politico, associativo internazionale. Tra costoro 4 cardinali, 7 vescovi, 24 professori universitari, tra cui sociologi, psicologi, demografi, economisti, teologi, giuristi, agronomi. Tre giorni di studio e confronto che  Milano vivrà insieme alle altre sette città scelte come sedi decentrate.

Uno degli aspetti più significativi del cammino di preparazione all’evento è rappresentato dalle famiglie che si sono offerte di ospitare nel loro appartamento una famiglia di pellegrini, specialmente quelle che vengono dai continenti extra-europei. “Sono 33mila i posti letto che sono stati messi a disposizione da 10.958 famiglie per il periodo dell’evento”, ha spiegato monsignor Erminio De Scalzi presidente della Fondazione Milano Famiglie 2012 alla conferenza stampa del 30 aprile, precisando che “l’offerta è stata addirittura superiore alla domanda. Il cuore dei milanesi è stato riscaldato, hanno risposto con generosità”. E questo vale anche per l’offerta di volontariato: più di 5mila persone sono state reclutate, tra giovani e adulti. Per far vivere questa esperienza a un ampio numero di persone è stato creato il “Fondo accoglienza famiglie dal mondo” che ha raccolto già oltre 40 mila euro. D’altra parte l’evento è di quelli memorabili vista la presenza di Benedetto XVI: un Papa a Milano si è visto solo tre volte: nel 1418, 1983 e 1984. Non solo: per la prima volta una città italiana (che non sia Roma) ospita un evento ecclesiale a dimensione mondiale.

Fondamentali, in questi casi, sono la comunicazione e la logistica. Nel settore comunicazione, il Pime è rappresentato dal dott. Gerolamo Fazzini, direttore editoriale di “Mondo e Missione”. Ecco alcune notizie sulla logistica: “Dal Papa si potrà venire in treno e in tram. Venire con i mezzi pubblici sarà più facile, più veloce e più pratico”, ha assicurato don Bruno Marinoni, responsabile dell’area organizzativa. “Grazie agli accordi con Regione Lombardia, Comune di Milano, Trenord e Atm, sotto il coordinamento del Prefetto – ha annunciato don Bruno Marinoni – abbiamo sviluppato un piano che consente di privilegiare il mezzo pubblico”. Tra le novità: l’apertura della Metrò 5, dalla fermata Zara fino al capolinea Bignami, a ridosso dell’area del Parco Nord, e il potenziamento delle linee M1 e M3. In particolare, le linee M1 e M3 resteranno aperte tutta la notte tra sabato 2 e domenica 3 giugno e dalle 4 di domenica mattina implementeranno il servizio. Sarà aumentata anche la frequenza delle corse delle linee tramviarie. I treni sulle dieci linee suburbane e le tre linee regionali direttamente interessate (per Asso, per Bergamo via Carnate, per Lecco via Besana) viaggeranno con orario potenziato, sabato 2 giugno e domenica 3 giugno. Sarà fortemente scoraggiato l’utilizzo dell’auto privata. Anche perchè nell’area ad alcuni chilometri dall’aeroporto sarà introdotta una zona a traffico limitato. Unica deroga sarà fatta ai pullman dei pellegrini autorizzati. Nella zona dell’aeroporto potranno parcheggiare tuttavia solo 520 autobus privati dei 4.200 previsti, scelti tra quelli che vengono da più lontano.

“In questo modo stimiamo che circa tre pellegrini su quattro raggiungeranno l’area di Bresso con un mezzo pubblico o collettivo”, ha sottolineato don Marinoni. Per le persone con disabilità è stato riservato un ingresso e un itinerario attrezzato. L’impegno come si vede è notevole e coinvolge tutti gli interessati, e in modo diretto anche i comuni del Parco Nord. Dai sindaci una frecciatina al governo. È il sindaco di Bresso, Zinni a sollevare la questione: “Abbiamo scritto una lettera al governo chiedendo di poter derogare ai vincoli che le leggi ci impongono, per poter accogliere degnamente il Santo Padre che è anche un capo di uno stato estero”.

Un esempio di partecipazione della gente comune. La signora Elena Terragni, segretaria di redazione della stampa Pime a Milano, ospiterà una famiglia palestinese.  Elena racconta: “Veramente l’idea prima, è venuta  da Francesca, che frequenta la prima elementare in una scuola paritaria. Un pomeriggio, di ritorno da scuola sento che parlotta in giardino col fratellino – Lorenzo quasi 5 anni – e poi raggianti arrivano in casa mentre sto preparando la cena: “Mamma, la maestra oggi, a scuola ci ha detto che il Cardinale chiede di ospitare una famiglia per quando arriva il Papa a Milano. Noi il posto l’abbiamo, tanto  io e Lorenzo dormiamo con te nel lettone e ti aiutiamo a preparare da mangiare …anche papà sarà contento.

“Devo dire che sono ragazzini meravigliosi e da quando il loro papà Pietro se ne è andato in Cielo dopo una lunga malattia  sono molto maturati e spesso mi fanno ragionamenti che mi lasciano sorpresa. Sicuramente mio marito Pietro avrebbe  condiviso con me questa scelta appoggiandola. Accetto la proposta e dopo qualche giorno, contatto il parroco per dare la nostra disponibilità esprimendo che avremmo accettato volentieri una famiglia cristiana israeliana o palestinese. Perchè? Io conosco bene queste realtà , li ho visitati tante volte come volontaria e guida e anche  dopo il matrimonio con Pietro e i bambini abbiamo trascorso tutte le estati presso una congregazione di suore, là ho tante conoscenze e ai bambini piace molto andare in Terra Santa.  Penso sia importante per i bambini venire in contatto con realtà e culture diverse, anche se oggi non è necessario uscire dall’Italia, perché il mondo intero è in casa nostra. Ma questa esperienza, il vivere a contatto con un’altra famiglia per più giorni, condividere insieme momenti della giornata sicuramente potrà essere un’importante tappa nel loro processo formativo. Non le dico la festa quando il parroco ci disse che sarebbe stata nostra ospite una famiglia palestinese: mamma, papà e 2 ragazzi. Anche perché abbiamo in programma di ritornarci la prossima estate e così avremo modo di rivederci”.

Piero Gheddo

«Ho risposto di Sì al Signore»

Al traguardo degli ottant’anni, mi volto indietro e mi rivedo ragazzino a Tronzano (Vercelli), piccolo paese fra le risaie che a me, oltre alla mia famiglia, ha dato molto: una bella parrocchia, degli ottimi preti, l’oratorio e tutto l’ambiente che c’era a quei tempi, che riscaldava e sosteneva la fede di noi giovani. Quando il Signore mi chiamò gli dissi di sì. Non so quando avvenne ma i miei parenti mi dicevano che fin da giovanissimo, a chi mi chiedeva cosa avrei fatto da grande, rispondevo deciso: “Il prete!”. Infatti non ricordo di aver avuto altri progetti, altre aspirazione che quella di fare il prete.

E oggi, compiendo gli 80 anni (sono nato il 10 marzo 1929), non cesso ancora di ringraziare Dio per questa vocazione, un dono anche di Rosetta e Giovanni, i miei genitori che sposandosi avevano chiesto a Dio la grazia di avere molti figli e che almeno uno di loro si facesse prete. E poi di avermi chiamato, a 16 anni, ad essere missionario nel Pime, un istituto missionario che amo come la mia seconda famiglia. Aver detto di sì al Signore mi ha dato una vita serena, piena di entusiasmo e di gioia. Grazie a Dio, sono un uomo felice e realizzato, pur fra molte sofferenze e difficoltà. La gioia non viene da condizioni esterne favorevoli (salute, successo, ricchezza, gloria, carriera), ma da una condizione di spirito interna che si fonda su due motivi: primo, di sentirmi sempre amato, protetto, perdonato, consolato, illuminato, riscaldato da Dio.

Il secondo motivo di questa gioia, è che, visitando in 56 anni di sacerdozio tutti i continenti e un’infinità di popoli, di paesi e di situazioni, mi sono reso conto della verità di quanto diceva la grande Madre Teresa: “I popoli hanno fame di pane e di giustizia, ma soprattutto hanno fame e sete di Gesù Cristo”. E aggiungeva: “La più grande disgrazia dell’India è di non conoscere Gesù Cristo”. Giornali e televisioni non lo dicono, ma questa è la verità: il più grande dono che possiamo fare ai popoli è l’annunzio della salvezza in Cristo e di testimoniarlo nella nostra vita. Ecco perchè sono pieno di gioia: mi sento utile agli uomini perchè ho scelto di dedicare tutta la mia vita ad annunziare e testimoniare Gesù Cristo, di cui tutti gli uomini hanno bisogno, nonostante che sia ben cosciente della mia piccolezza e debolezza, delle mie infedeltà e peccati.

Quando ero giovane chiedevo a Dio di darmi l’entusiasmo per la vocazione sacerdotale e missionaria, e il dono della commozione fino alle lacrime quando parlavo o scrivevo del sacerdozio, della missione, della vocazione alla vita consacrata. Adesso sono ormai nella terza (o quarta?) età e chiedo a Dio di non lasciar diminuire in me la passione per il Regno di Dio che mi ha concesso di avere fino ad oggi. E ricordo quanto scriveva don Primo Mazzolari, l’indimenticabile “tromba d’argento dello Spirito Santo nella Valle padana”, come diceva Giovanni XXIII: “Se io non porto Cristo agli uomini sono un prete fallito. Posso fare molte cose buone nella vita, ma l’unica veramente indispensabile nella mia missione di prete è questa, comunicare il Salvatore agli uomini, che hanno fame e sete di Lui”.

Ringrazio quanti in questi giorni mi augurano Buon Compleanno e chiedo a loro il dono di una preghiera perchè anch’io possa realizzare, nel mio sacerdozio e nella mia missione, queste parole di Don Primo.

Piero Gheddo