Sui profilattici il Papa ha ragione

Ancora sul tema del preservativo come mezzo per combattere l’Aids (vedi Blog del 18 aprile e del 25 marzo). In una recente intervista pubblicata da “il Sussidiario”, il dott. Edward Green, Direttore dell’AIDS Prevention Research Project della Harvard School of Public Health and Center for Population and Development Studies, ha sostenuto che in merito ai profilattici “il Papa ha ragione”.  “Sono un liberal sui temi sociali, per me è difficile ammetterlo, ma il Papa ha davvero ragione”, ha dichiarato il dott. Green. “Le prove che abbiamo dimostrano che, in Africa, i preservativi non funzionano come intervento per ridurre il tasso di infezione da HIV. […] Quello che si riscontra in realtà è una relazione tra un più largo uso di preservativi e un maggiore tasso di infezione”.

Il dott Green ha poi spiegato: “Non conosciamo tutte le cause di questo fenomeno, ma parte di esso è dovuto al fatto che chi usa i preservativi è convinto che siano più efficaci di quanto realmente sono, finendo così per assumere maggiori rischi sessuali… Un altro fatto ampiamente trascurato – ha aggiunto – è che i preservativi sono usati in caso di sesso occasionale o a pagamento, ma non sono usati tra persone sposate o con il partner abituale. Perciò, una conseguenza dell’incremento nell’uso dei preservativi può essere un aumento del sesso occasionale”.

Come i lettori ricordano, in occasione del primo viaggio di Benedetto XVI in Africa (Camerun e Angola, 17-23 marzo 2009), stampa e televisioni internazionali avevano montato una campagna di condanna del Papa, il quale aveva affermato che il preservativo non serve per la prevenzione dall’Aids e anzi può anche favorire la diffusione della malattia. Addirittura alcuni governi (Francia, Belgio, Germania) in vario modo avevano ufficialmente disapprovato le parole del Papa! Come già ho ricordato (Blog del 25 marzo e del 18 aprile), non pochi studiosi e soprattutto medici e missionari sul campo hanno dichiarato che quanto ha detto il Papa corrisponde alla realtà dei fatti osservata quotidianamente per anni. E due governi africani (dell’Uganda e del Senegal) da anni si sono impegnati, assieme ai musulmani e alle Chiese cristiane, in campagne per l’astinenza sessuale in età minorile e fuori del matrimonio e per la fedeltà coniugale, unici rimedi sicuri di prevenzione dell’Aids) in campo sessuale (oltre naturalmente all’igiene, ecc.). Con ottimi risultati: la diffusione del terribile male è diminuita in Uganda e in Senegal, mentre in altri paesi come il Sud Africa, che hanno fatto tambureggianti campagne per il preventivo, l’infezione continua ad aumentare. Ma quando questo lo dicono i governi africani e i medici sul campo (e addirittura alcuni governi africani), si fa finta di niente, se lo dice il Papa, subito scoppia la canea di accuse, menzogne, condanne!

Una buona notizia per finire. L’8 maggio scorso, il Parlamento europeo ha bocciato con 253 voti contrari, 199 favorevoli e 61 astenuti un emendamento presentato a nome del gruppo liberaldemocratico da Marco Cappato (i soliti radicali italiani!) e da Sophie in’t Veld e che intendeva “condannare fermamente” le affermazioni sull’uso del preservativo nella lotta all’Aids fatte da Benedetto XVI durante il suo recente viaggio in Africa. L’emendamento riguardava il rapporto annuale sui diritti dell’uomo nel mondo.

Piero Gheddo

Contro l’Aids in Africa serve educazione

A proposito delle polemiche contro Papa Benedetto in Africa, sull’uso del “preservativo” per combattere l’Aids (vedi Blog del 25 marzo scorso, con il caso dell’Uganda), segnalo una dichiarazione alla Radio Vaticana del Cardinale senegalese Théodore-Adrien Sarr, Arcivescovo di Dakar, il quale ha ricordato che dal 1995 in Senegal, su richiesta dell’allora Presidente Abdou Diouf, le comunità religiose cristiana e musulmana si sono impegnate nella lotta contro l’Aids: “Abbiamo detto che avremmo predicato, esortato in favore dell’astinenza e della fedeltà e l’abbiamo fatto, sia noi cristiani che i musulmani. E se oggi il tasso di contagio dell’Aids rimane basso in Senegal, penso che sia grazie alle comunità religiose che hanno insistito sulla morale e sui comportamenti morali”.

Anche se il cardinale ha riconosciuto che in alcuni paesi del continente africano potrebbero esserci delle difficoltà “perché ci sono usanze diverse”, però sostiene che “in ogni caso è necessario sapere che l’Africa è variegata e che ci sono delle società africane che conoscono e osservano molto bene il concetto dell’astinenza e della fedeltà” e che “è necessario aiutarle a continuare a coltivarlo”.

Quanto al Senegal, ha confessato di temere che “se si iniziasse a distribuire dosi massicce di profilattici ai nostri giovani, questo non li aiuterebbe e sarebbe più difficile controllarsi e rimanere fedeli fino al matrimonio, Penso che aiutare la gente attraverso l’educazione ad imparare lo sforzo di controllarsi, rimanga un contributo valido per la prevenzione dell’Aids”, ha commentato. Secondo il Cardinale Sarr è “un peccato che, invece di riflettere su come il Papa è stato accolto e su tutto quello che ha vissuto con le popolazioni del Camerun e dell’Angola, alcuni media abbiano messo l’accento quasi esclusivamente sulla questione del profilattico e dell’aborto. In questo viaggio ci sono state cose belle che è necessario trasmettere e invece alcuni non hanno trovato niente di meglio da fare che alimentare polemiche”, che peraltro “sono state gonfiate rispetto al resto del contenuto” della visita papale.

A questo proposito, il Cardinale ha dichiarato che “diventa sempre più necessario che l’Occidente e gli occidentali smettano di pensare che solo quello che loro concepiscono come modo di vedere e di fare, sia valido”. E ha aggiunto: “Ciò che rimarrà nella mia mente del viaggio papale è che, se il Papa ha sollevato questi due problemi dell’aborto e dei profilattici, forse è stato per ricordare sia a noi africani e in special modo a noi Vescovi d’Africa che pensare con la nostra testa e per noi stessi è meglio…. In ogni caso, io mi sono impegnato a lavorare perché noi possiamo esprimerci e dimostrare che abbiamo modi di vedere e di agire che sono validi, anche se sono diversi da quelli che alcuni propongono”.

Piero Gheddo

Contro l’Aids vince l’educazione non il preservativo

Il Papa ha detto in Angola che il preservativo non risolve il problema della diffusione dell’Aids e gran parte della stampa mondiale, quella italiana compresa, si è scatenata nell’affermare “The Pope is wrong”, il Papa si sbaglia! Eppure l’esperienza di medici che in Africa operano contro l’Aids conferma quanto Benedetto XVI ha detto. Dato che anche non pochi credenti sono rimasti vittime di questa campagna anti papalina (ormai abitudinaria in numerosi mass media), ecco l’intervista ad un medico missionario comboniano che vive e lavora in Uganda.

Piero Gheddo

Nell’Africa sotto il deserto del Sahara (“Africa nera”) risiede il 10 per cento della popolazione mondiale. E il 66 per cento degli infetti dall’Hiv (Aids) di tutto il mondo. Cifre impressionanti. Tuttavia, negli ultimi anni, in alcuni paesi dell’area è stato notato un calo deciso della frequenza delle infezioni negli adulti. Il modello abc, basato su una campagna che promuove l’astinenza sessuale, in particolare per i più giovani, la fedeltà nella coppia, e solo come ultima risorsa l’uso dei preservativi, si è dimostrato vincente. Come spiegano i medici Filippo Ciantia e Pier Alberto Bertazzi in un articolo apparso sul quotidiano online www.ilsussidiario.net, in Uganda la frequenza di infezioni Hiv nella popolazione è scesa dal 15 per cento nel 1991 al 5 per cento nel 2001. Il metodo è stato studiato con interesse negli ultimi anni e discusso su riviste internazionali come “The Lancet”, “Science”, “British Medical Journal”. Il comboniano fratel Daniele Giovanni Giusti è medico con un’esperienza trentennale in Uganda. Ha lavorato per vent’anni in vari ospedali del paese. Negli ultimi dieci anni è stato incaricato del coordinamento dei servizi sanitari della Chiesa cattolica ugandese. Un testimone oculare di quanto sta accadendo in quel paese africano.

Dunque il preservativo è l’unica valida strategia nella lotta contro l’Aids in Africa?

Il preservativo ha funzionato in epidemie focalizzate e tra gruppi particolari:  prostitute, omosessuali e drogati. Non così in altri casi. Dire che il preservativo è la strategia vincente in epidemie mature, cioè diffuse tra la popolazione generale, è fuorviante. Si deve tener conto dell’esperienza particolare fatta in Uganda, citata da tutti come una delle vittorie nella lotta contro l’Aids. La forte campagna di coscientizzazione si è focalizzata sul modello abc. Si è chiesta l’astinenza a chi non è maturo per esprimere la sua sessualità (adolescenti e giovani), si è sostenuta la fedeltà nel rapporto con il partner contro la promiscuità per chi è sessualmente attivo, e – per chi non segue le prime due – l’uso del preservativo come ripiego. Il Governo ugandese ha sostenuto questa campagna nonostante le molte pressioni contrarie. Ciò ha permesso di vincere questa sfida. Chi sostiene che i risultati sono stati ottenuti con l’uso dei preservativi dice il falso. L’esperienza sul campo dice il contrario. Il fattore principale di questo successo è il frutto dell’educazione e del cambiamento di comportamento.

Quale è stata la risposta della popolazione?

Abbiamo visto un innalzamento dell’età del debutto sessuale nella popolazione giovane, e una diminuzione del numero di partner tra i sessualmente attivi. Questo ha causato l’abbassamento della prevalenza, cioè il virus si trasmette di meno tra la popolazione. Il preservativo è stato sì usato, ma con una copertura irrisoria, e quindi non ha influenzato significativamente i risultati ottenuti.

In sostanza l’educazione è la vera risposta all’epidemia?

L’educazione trasmette un concetto di persona umana che aiuta il cambiamento. Ci si basa sulla fiducia e sulla ragionevolezza della persona. Si spiega che cosa comporta il rischio, cosa lo riduce e cosa lo elimina. L’astinenza annulla il rischio per quanto riguarda i casi di trasmissione per via sessuale. Questa è la strategia più sicura. Se il messaggio dato ai giovani è consistente, questi cambiano il loro comportamento sessuale. La fedeltà nel rapporto sessuale riduce il rischio. Se ambedue i partner sono fedeli, il rischio è notevolmente ridotto. L’uso del preservativo riduce il rischio, ma non lo elimina.

Cosa dicono le grandi agenzie internazionali coinvolte nella lotta contro l’Aids?

Nel passato, le agenzie internazionali avevano sposato la linea dell’uso del preservativo. Oggi, anche se in sordina, si sta cambiando strategia. L’esperienza sul campo ha dimostrato che nei paesi dove si è puntato tutto sul preservativo, non si sono ottenuti – tra la popolazione – risultati soddisfacenti come quelli ugandesi. Propagandare oggi l’uso del preservativo non tiene conto della mentalità degli africani e di come essi recepiscono i messaggi.