L'insegnamento religioso nelle scuole in Russia

Nel luglio scorso, una notizia d’agenzia mi ha allargato il cuore (Zenith, 24 luglio 2009). Il 21 luglio 2009 il Presidente Medvedev ha annunciato il progetto di introdurre lezioni di Religione o di Etica secolare nelle scuole russe. Ha aggiunto che l’insegnamento verrà impartito agli studenti con meno di dieci anni di tutte le 12.000 scuole delle 18 regioni russe, che potranno scegliere se studiare la religione prevalente, quella ortodossa russa, oppure islam, buddismo o ebraismo, o un corso di Etica secolare. La proposta fa parte dello sforzo del Cremlino di insegnare ai giovani russi la morale dopo un periodo turbolento di incertezza, in seguito al collasso dell’ateismo ufficiale dell’Unione Sovietica.

Sua Beatitudine Kirill, Patriarca di Mosca e di tutte le Russia, ha lodato l’annuncio del Presidente russo Dimitri Medvedev di introdurre la materia di Religione nelle scuole. Anche da monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo della Madre di Dio a Mosca, in un’intervista concessa alla “Radio Vaticana” ha lodato il provvedimento. Nella Russia post-sovietica Chiesa e Stato sono ufficialmente separati sotto la Costituzione. Tre anni fa, alcune regioni hanno già preso l’iniziativa per conto proprio e hanno chiesto corsi di ortodossia russa.

Rispondendo alle preoccupazioni di quanti non sono religiosi e temono che questo sia un modo di imporre la religione della Chiesa ortodossa, Medvedev ha detto che “gli studenti e i loro genitori potranno scegliere liberamente”. Il presidente ha anche insistito sul fatto che la proposta è “solo” per quattro credo, escludendone altri, in particolare cattolicesimo e protestantesimo. Medvedev ha spiegato che il programma nazionale inizierà l’anno prossimo come progetto pilota in 18 regioni, coprendo circa il 20% delle scuole russe. Si calcola che circa l’80% dei russi appartenga alla Chiesa ortodossa russa. Secondo alcuni studi, il 15-20% è praticante.

Monsignor Pezzi ha commentato: “Se in alcune scuole la presenza di alunni cattolici fosse tale da giustificare la formazione di un gruppo, stiamo valutando di chiedere, eventualmente, questa possibilità”. Per il presule, questa iniziativa del Governo risponde all’emergenza educativa che vive il paese, perché l’opinione pubblica e i governanti si sono resi conto “della necessità di tornare ad educare i giovani e dar loro una proposta convincente per la vita”.

Interessante il fatto che dopo quasi un secolo di ateismo ufficiale in Russia, insegnato nelle scuole e imposto dal Partito comunista a tutto il popolo perseguitando le religioni, oggi le autorità ritornano alla religione, l’unica che può dare ai giovani “una proposta convincente per la vita”.

Piero Gheddo

Com’è difficile essere genitori oggi!

Una cara amica, riferendosi al Blog del 30 aprile “Cosa hanno in testa i giovani d’oggi?”, mi manda questo messaggio che riflette la sofferenza dei genitori di educare i giovani d’oggi.

Caro padre Piero, che argomento difficile lei ha trattato, sui giovani d’oggi! Sono mamma di due gemelli (maschio e femmina) di 12 anni ed ho paura di quello che mi riserverà il futuro. Da mamma, insieme al papà, cerco di insegnare ai miei figli i valori della vita. Cerco di trasmettergli le mie esperienze ma mi rendo conto che vengono recepite come cose che avvenivano secoli fa! Insomma, in fondo ho solo 43 anni!!!! Eppure quando racconto loro della mia vita alla loro età, mi guardano sbalorditi, non riescono a capire come potevo sopravvivere senza DS, PLAY STATION, CELLULARE e BICICLETTA ULTIMO MODELLO! Noi critichiamo i giovani d’oggi ma in fondo siamo stati proprio noi a trasformare la nostra società in una società consumistica, legata solamente all’esteriorità. Vestiti firmati, cellulari, motorini, videogiochi e chi ne ha più ne metta sono le sole cose che interessano ai giovani di oggi. In cosa abbiamo sbagliato? Da genitore riuscirò ad educarli a condurre una vita basata sui valori e non sulla ricchezza? Ci aiuti padre! Cristina.

Cara Cristina, essere genitori è una vocazione (chiamata di Dio) e una missione (scopo della vita), come quella dei missionari. Questi vanno in situazioni difficili e rischiano la vita per annunziare Cristo e fondare la Chiesa; i genitori sono chiamati a dare nuovi membri alla società e alla Chiesa, la loro missione è di educare i loro figli alla fede e ad “una vita basata sui valori e non sulla ricchezza”, come dice lei. Per educare, diceva San Giovanni Bosco, bisogna amare, cioè “dare la vita” per coloro che si amano, come diceva Gesù.

La vostra non è una missione facile, specialmente in un tempo come il nostro, ma l’importante è che siate dedicati alla vostra missione in modo totale e assieme, accettando rinunzie e sacrifici che questa missione richiede e chiedendo l’aiuto di Dio, senza voler ad ogni costo vedere risultati immediati nel vostro sacrificio. Questo, sono sicuro, voi già lo fate. Quindi, abbiate fiducia nello Spirito Santo e anche nei vostri figli. Se voi date loro dei buoni esempi, state tranquilli che i risultati verranno e magari non li vedrete, ma di questi non siete responsabili voi genitori. Dio vi giudicherà su come avete vissuto e adempiuto la vostra vocazione e missione, il resto lasciamolo nelle sue mani. Insomma, cari genitori, non abbiate “paura”! Quando voi cercate di vivere, assieme, un’autentica vita cristiana e adempiere, accettandone i sacrifici, la vostra vocazione e missione di genitori, non dovete più avere paura. Dio è molto, ma molto più grande e onnipotente e sapiente di quel che possiamo pensare noi. Siamo tutti nelle sue mani, voi e i vostri figli. Auguri! Ricordiamoci a vicenda nelle preghiere.

Suo padre  Piero Gheddo

Che cosa hanno in testa i nostri giovani?

Sabato scorso, 25 aprile, nel telegiornale delle ore 20 su Rai Uno hanno trasmesso otto o nove brevi interviste a giovani italiani, dai 18 ai 25 anni. La domanda era questa: “Perché oggi in Italia si fa festa? Come si chiama questa festa?”. Nessuno ha risposto in modo preciso ed esauriente. Alcuni dicevano: “E’ la festa della liberazione”, ma alla domanda “Liberazione da che cosa?” nessuno sapeva andare oltre. Rispondevano: “Non so…” o qualcosa di equivalente come “Boh…”. Uno finalmente ha detto: “E’ caduto il regime fascista” ma non sapeva precisare come o perchè. Un altro: “Oggi non si va a scuola, a me basta questo”. L’intervistatrice insisteva e chiedeva: “In che anno è avvenuta questa liberazione?”. Anche qui vuoto assoluto. Due ragazze hanno risposto: “Nel 1944” una, ma l’altra subito dopo: “No, nel 1946”! Nessuna delle due e nemmeno nessun altro ha centrato, sia pure per caso, l’anno giusto 1945!

Spettacolo desolante e deprimente. Cosa hanno in testa e nel cuore i giovani italiani del nostro tempo? Come si può sperare di costruire un futuro democratico e pieno di ideali e di impegno civile per la nostra Italia, se i giovani sono in questo abisso di ignoranza, in questo sottozero culturale e patriottico? Noi anziani sopra i settant’anni giustamente ci appassioniamo, con il Presidente Napolitano e il Premier Berlusconi, di pacificare gli italiani della nostra età, ancora divisi (65 anni dopo!) da due diverse letture di quel tragico periodo della nostra storia, da cui è nata l’Italia attuale e la sua Costituzione. E poi scopriamo che molti giovani italiani non sanno nulla, non gli interessa sapere nulla, hanno ben altro in testa: divertimento, successo, salute, bellezza, carriera, soldi, apparenza, fama, vita facile con poco sforzo, ecc. Questi, in genere, appaiono gli ideali di vita di non pochi italiani e italiane delle generazioni più giovani. E non è tutta colpa loro!

E’ un segno macroscopico di quanto è disastroso il fallimento della società che abbiamo costruito noi adulti e noi anziani, con lo sfascio dei matrimoni (in continuo aumento i divorzi e le separazioni), delle famiglie e della scuola, il prevalere dei diritti sui doveri (l’aborto è un diritto della donna: e il diritto del bambino che viene ucciso?). La televisione ormai, in assenza d’altro, è il principale soggetto educativo delle nuove generazioni e fra i primi responsabili, credo, della decadenza morale e intellettuale di cui siamo spettatori impotenti. Come fa infatti ad educare se insegue solo o quasi un sempre maggior guadagno economico? La soluzione. Per noi credenti non c’è dubbio: ritornare a Cristo e al suo Vangelo. Ma questo non si può dire perchè la fede è un fatto privato, personale, giornali e televisione non ne parlano mai, in scuole e università è argomento tabù.

Piero Gheddo