«Una vita non degna di essere vissuta»?

Un amico mi ha chiesto di esprimere il mio parere sul caso di Eluana Englaro. Confesso di non aver seguito questo caso in modo continuo, per la visita ai missionari in Bangladesh (8-28 gennaio). Ma come cristiano non posso fare a meno di essere per una scelta in favore della vita, perchè credo fermamente che Dio crea ogni uomo con un soffio vitale (anima) che lo rende “simile a Dio” e lo differenzia dall’animale. Questo è il motivo di fondo per cui siamo contro la pena di morte anche del criminale più incallito e colpevole di abominevoli delitti. La vita umana è sacra e non capisco come dei medici, il cui compito è salvare la vita, possano compiere azioni che portano sicuramente alla morte una giovane donna, viva anche se forse non cosciente. Ma è viva e nessuno può negarlo. Perchè ucciderla, quando non ha bisogno di cure particolari e accanite, ma solo di essere nutrita e di poter avere acqua?

Ma c’è un altro motivo importante che mi convince di questa scelta per la vita. Con la sentenza della Cassazione che permette di togliere a Eluana l’acqua e il cibo di cui ha bisogno per sopravvivere, si introduce nell’ordinamento giuridico italiano il primo caso di una sentenza di morte decretata dai giudici. In altre parole, una decisione gravissima che dovrebbe essere affidata al potere legislativo e al popolo, finisce per essere presa dal potere giudiziario, che ha il compito di far osservare le leggi, non di approvarle. Oggi tutti si appellano alla Costituzione italiana. Un politico “cattolico” ha dichiarato ad un giornale: “Non ho certezze, la mia unica certezza è la Costituzione”. Strano. E’ il quinto comandamento di “non uccidere”, non è un certezza?

Per concludere, da questa triste vicenda mi pare si possa trarre una facile previsione: quando si giudica che “la sua vita  (di Eluana) non è degna di essere vissuta”, come ha scritto su “Repubblica” un famoso “opinion maker” (colui che fa opinione pubblica), il nostro paese si sta avviando a tempi sempre più disumani e barbari. Il distinguere “fra vita degna” e “vita non degna di essere vissuta”, mi richiama alla mente Pol Pot, il sanguinario dittatore dei Khmer Rossi in Cambogia, che nel 1978 in una conferenza stampa a Colombo in Sri Lanka, ad un giornalista che gli chiedeva: “Il suo paese aveva sette milioni di abitanti tre anni fa. Un milione sono scappati e adesso voi dichiarate che ha solo quattro milioni. Gli altri due dove sono finiti?”, rispondeva seccamente: “Non erano utili alla causa del socialismo”. In Italia siamo ben lontani da questo, ma partendo da principi errati, non si sa mai dove si va a finire.

Piero Gheddo